Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 13 Sabato calendario

CARDINALE: «NIVEN MI DISSE: “SEI LA PIU’ BELLA INVENZIONE D’ITALIA DOPO GLI SPAGHETTI”»


Il direttore Olivier Père sciorina i suoi titoli più importanti e Claudia Cardinale - approdata al festival per il Pardo alla carriera - esclama lei stessa «Mamma mia!», perché l’elenco è davvero imponente. Si parte con Gattopardo e8 1/2 che nel 1963 a Cannes - il primo vincitore della Palma d’oro, il secondo fuori concorso - stabilirono la sua fama di diva internazionale. «Li ho girati quasi contemporaneamente. Ed è stato complicato perché Visconti e Fellini non si potevano vedere e avevano esigenze diverse: uno mi voleva bruna, l’altro bionda, capelli lunghi e capelli corti. E poi, due caratteri opposti: Luchino provava ogni gesto, ogni intonazione nel più religioso silenzio, come a teatro; Federico lavorava nella confusione, improvvisava, era magico, trasformava la banalità in qualcosa di misterioso. Erano due maestri, a entrambi devo moltissimo».

Parla spesso di sé come di un maschiaccio.

«E’ vero. Da ragazzina, per dimostrare che ero la più forte, facevo a botte con i maschi e prendevo i treni in corsa. Ero una pazza scatenata, e un po’ lo sono rimasta. Per esempio C’era una volta il West per me è stato divertentissimo, proprio perché ho potuto mettermi alla prova, unica donna in un cast tutto maschile. Una volta John Wayne mi ha detto: "Sei un uomo!". D’altra parte non puoi fare questo mestiere se non sei forte, soprattutto dentro».

Con che regista vorrebbe lavorare?

«Ho finito da poco Father di Squitieri con Franco Nero, ma il vero problema oggi è che mancano le coproduzioni e così solo di rado i film italiani escono in Francia e viceversa. Un tempo era diverso, c’era un sistema divistico condiviso: ho girato con Delon, con Belmondo; con la Bardot abbiamo fatto Le pistolere , lanciato come lo slogan "B.B. contro C.C." perché tutti pensavano che ci saremmo ammazzate…» Da tunisina e da donna impegnata sul fronte dei diritti femminili, come vede la recente rivolta?

«La Tunisia è una piccola Sicilia, ma ha accolto ogni tipo di esuli, inclusi i nobili russi. Un paese ospitale, rispettoso delle differenze religiose. Certo la rivolta è stata causata da problemi economici, dalla disoccupazione. Quanto ai boatpeople, a Lampedusa sono allo stremo. Speriamo si trovino altre soluzioni».

Il suo primo set Usa è stato La pantera rosa di Blake Edwards.

«Lì ho conosciuto David Niven, che mi ha definito "insieme agli spaghetti, la migliore invenzione italiana”».

Con quali altri divi ha intrecciato rapporti di simpatia?

«Con Mastroianni ho lavorato tanto… un latin lover. Burt Lancaster è stato un caro amico, Delon lo è tuttora, Jason Robards era un tipo straordinario. Doveva essere lui il protagonista di Fitzcarraldo - un set che è stata la più bella avventura della mia vita - ma non ha retto al luogo, al caldo terribile. Dopo pochi giorni si è arrampicato su un albero, gridando che voleva una "New York steak". C’è voluto lo psicoanalista per farlo scendere. Così se è andato via un matto e ne è arrivato un altro, Kinski».

Ci può dire qualcosa del film che girerà accanto a Jean Rochefort per la regia di Trueba?

«Assolutamente no. Che faccio, ne parlo prima?»