Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  agosto 13 Sabato calendario

SVIZZERA, BEL SUOL D’EVASIONE. A LUGANO TORNANO GLI ITALIANI

Nel palazzotto rosa di Chiasso che ospita gli uffici della Bps Suisse, l’impiegata gentilissima ti dice che «di cassette di sicurezza sono rimaste solo quelle grandi, dove oltre ai contanti si possono depositare comodamente gioielli e altri averi». Venti metri più avanti nel grosso cubo bianco e grigio sede del Credit Suisse due ascensori con la cupola ti portano agli sportelli. Qui il ragazzo alla cassa ci spiega un pò imbarazzato, dopo un consulto con la collega anziana, che di «cassette c’è ne sono ma prima bisogna aprire un conto corrente, tassativo». Se dalla città «portone» dell’evasione italian style si punta verso Lugano, la capitale finanziaria preferita da una borghesia lombarda dalle frequenti gite in Svizzera, e si fa tappa intermedia nelle banche sulla strada, la musica è più o meno la stessa. Alla Ubs di Mendrisio di fronte alla Migros di via Lavizzari, intercettiamo due signori di Bizzarrone (Como), padre e figlio, professione artigiani, che sì, ammettono, «abbiamo portato un po’ di contante in cassetta di sicurezza». Fortunatamente «siamo riusciti a prenderla perché in altre banche appena dentro il confine erano esaurite». In piazzetta Zorzi a Bissone, prima della rotonda per Campione d’Italia e il ponte di Melide, c’è una piccola filiale della Raiffeisen bank. Anche qui: «Volete una cassetta? Un attimo, ultimamente è ripreso l’esodo degli italiani, tutti ne vogliono una...» Qualche telefonata nei paesini dopo la dogana che da Luino porta a Locarno, conferma la fame improvvisa di cassette di sicurezza.

A conti fatti è un rimpatrio vecchia maniera, in euro contante. Ma se negli anni Settanta della crisi petrolifera gli spalloni e le signore della Varese e Como bene che sotto la pelliccia trasportavano soldi e gioielli, rischiavano le manette alla frontiera, oggi Shengen ha eliminato i controlli e tutto passa sotto il naso dei doganieri. I finanzieri a Ponte Chiasso ti dicono che movimenti strani loro non ne vedono. «I verbali sono i soliti, la media della gente che si ferma per controlli pure, insomma non notiamo impennate o traffici particolari». Eppure dall’Associazione bancaria ticinese un dirigente sotto anonimato racconta che nell’ultimo mese c’è stato un aumento delle richieste di cassette di sicurezza del 20 per cento. Curioso, no? Alcune banche stanno richiamando di gran fretta i vecchi dirigenti italiani dalla pensione: i clienti del Belpaese sono affezionati, così si organizza un ufficietto da consulente al primo piano, come ai vecchi tempi…

In realtà l’afflusso è cominciato alcuni mesi fa. «Svanito l’effetto scudo fiscale gli italiani sono tornati al vizietto del nero in Svizzera», ragiona un banchiere ticinese. «Nelle ultime settimane si è solo intensificata la richiesta di cassette per il timore che il governo italiano metta la patrimoniale e tassi le rendite finanziarie e che in Svizzera si faccia lo stesso sui depositi dall’estero per frenare il caro franco». Oggi infatti nessuno depositerebbe un solo euro con il tasso di cambio praticamente 1 a 1. Così si mette il contante in cascina in attesa di tempi migliori. «E dove meglio di una cassetta in Svizzera?» Già.

Un paio di settimane fa la Guardia di Finanza di Como, dove casualmente gira la maggior parte delle nuove banconote da 500 euro, ha dato un numero choc. Nella sola provincia lariana ci sarebbe un giro di nero da 2,5 milioni al giorno. Una cifra enorme che in gran parte, spiegano gli investigatori, prende la strada di Lugano e Chiasso, il cuore di tenebra dell’evasione padana. Non basta. Secondo alcune stime c’erano la bellezza di 300 miliardi italiani depositati in Svizzera prima dell’ultimo scudo fiscale. Calcolando che il rientro effettivo di fondi dal Ticino non ha superato i 20 miliardi, si capisce bene che i «risparmi» di una vita, alla faccia del ministro Tremonti, sono rimasti quasi tutti al fresco dei caveu. E anche chi li ha smossi per scudarli è probabile che li abbia già riportati indietro.

«Stiamo parlando di una massa enorme di denaro nei giorni caldi della crisi del debito italiano», spiegano dal sindacato dei frontalieri. Paradossale. Peraltro negli stessi giorni in cui la Germania ha chiuso con Berna un accordo fiscale per tassare i guadagni dei tedeschi con conti in Svizzera. La confederazione pagherà 2 miliardi forfettari e in cambio mantiene il segreto bancario. Per capirsi, se lo stesso accordo fosse firmato con Roma la Confederazione, secondo alcuni banchieri interpellati, dovrebbe pagare almeno 4 miliardi!

Forse per questo in piazza Riforma a Lugano, dove affacciano gli uffici di Ubs, Banca dello Stato (l’istituto cantonale ticinese) e Credit Suisse, un banchiere si frega le mani al fresco del suo ufficio all’ultimo piano. «Questa nuova processione è manna per i nostri istituti che escono da un forte ridimensionamento occupazionale e di portafogli», spiega. Nel 2007 le banche ticinesi impiegavano 7.713 addetti, nel 2008 sono scese a 7.619, nel 2009 a 7.316 e nel 2010 probabilmente a 7.100. Inoltre con il franco forte «stanno diminuendo le operazioni e quindi le commissioni di gestione, specie sui grandi patrimoni alla finestra» in attesa di capire che piega prenderà il rimbalzo della crisiglobale. È la stessa Swissbanking a ricordare nel suo ultimo report che «la gestione dei patrimoni è il cuore delle attività bancaria in Svizzera», il moltiplicatore del loro fatturato, per un valore di 15,5 miliardi di franchi, praticamente un quarto di tutto il gettito della Confederazione. Dunque il ritorno degli italiani (se mai se ne sono andati) è un buon viatico per la piazza ticinese.

Per strada, nel frattempo, c’è un gran trambusto di turisti con le borse dello shopping che sbucano dai negozi alla moda di via Nassa. Nonostante i prezzi siano esplosi e un cono gelato (una palla) in piazza da Vanini ormai lo porti via a 3 franchi/3 euro. È un’estate di trepidazione per la Svizzera. In attesa che l’italian job rimetta come sempre ogni cosa al suo posto…