Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Gli spagnoli dicono che nell’attentato di domenica in Libano, quello che ha ucciso sei soldati spagnoli e ferito altre tre persone, sono stati adoperati cinquanta chili di esplosivo. I corpi di quei poveretti sono stati proiettati a molte decine di metri di distanza.
• S’è capito qualcosa di come è andata?
Stava passando questo piccolo convoglio formato da due blindati e addetto al trasporto di armi. Secondo una versione, c’è stato uno scoppio, i soldati hanno bloccato le autoblindo e sono scesi a guardare. A quel punto sarebbe arrivato un kamikaze a bordo di un’automobile e si sarebbe fatto saltare per aria. Oppure: le esplosioni sono state due perché il kamikaze s’è fatto saltare per aria e questo ha provocato un altro scoppio a bordo di una delle due autoblindo che conteneva esplosivo. Questa è la versione della televisione libanese. L’attentato è avvenuto nella vallata fra Khiam e Marjayoun, a pochi chilometri dal confine con Israele. Il contigente italiano è a un passo da lì.
• Potrebbe capitare anche a noi?
Potrebbe capitare, sì. Tenga conto di quest noi abbiamo il contingente più numeroso – 2450 uomini – e il comando della missione, affidato al nostro generale Carlo Graziano. Ricordi bene: siamo lì – noi, gli spagnoli e tutti gli altri – non come Italia, ma come Onu, cioè siamo caschi blu.
• Ma che ci stiamo a fare?
Nel Libano meridionale ci sono gli hezbollah, milizie musulmane sciite, nate per combattere e distruggere Israele. Costoro l’estate scorsa bombardavano le città israeliane con razzi che gli arrivano dall’Iran. A un certo punto gli hezbollah, insieme con Hamas, rapirono tre soldati israeliani. Per reazione Israele invase il Libano meridionale, dandogli la caccia. Un mese di guerra, con scarsi risultati. Alla fine si arrivò a una tregua e una risoluzione dell’Onu stabilì che i caschi blu si sarebbero messi in mezzo, tra israeliani e hezbollah, per evitare altri scontri. Con compiti soprattutto di polizia: cioè i nostri soldati non possono attaccare e hanno compiti puramente difensivi e di interdizione. una missione voluta dal centro-sinistra e che ha avuto, in Italia, delle ricadute antipatiche. Il governo ne esalta l’importanza qualche volta a discapito del lavoro che i soldati italiani stanno facendo in Afghanistan, un paese dove sono stati mandati dal centro-destra. La sinistra radicale ne chiede di continuo il ritiro col sottinteso che la missione in Libano è una buona cosa e quella in Afghanistan no.
• Fino ad ora non c’erano mai stati incidenti?
No, e quello di domenica scorsa è molto preoccupante: in Libano il kamikaze che si fa saltare in aria non s’era ancora mai visto. La sua apparizione significa che anche qui sono arrivati gli uomini di al Qaeda, cioè di Bin Laden. Come mai? Anche questa è una storia complicata e riguarda la Siria, che ha sempre tentato di influenzare pesantemente la politica libanese. Un paio d’anni fa venne ammazzato a Beirut, in un attentato, l’ex primo ministro libanese Hariri, che conduceva una politica di forte indipendenza dalla Siria. Il processo per quell’attentato, davanti a un tribunale internazionale insediato adesso in Libano, si trasformerà molto probabilmente in un atto d’accusa contro i siriani. I siriani si dànno da fare, perciò, per crere difficoltà. L’arrivo dei kamikaze qaedisti sarebbe il risultato di un accordo tra la Siria e i capi delle formazioni terroriste. Del resto, era stato preannunciato parecchie volte negli ultimi mesi.
• Ma non ci converrebbe venir via da un posto tanto pericoloso?
E come si fa? Facciamo parte di un consesso internazionale che si chiama Onu. Ci è stato affidato un compito di grande responsabilità in una zona incandescente. Abbiamo investito, su questo, anche parecchio denaro, perché la spedizione in Libano è la più costosa tra le nostre missioni all’estero. Oltre tutto è uno dei rari casi in cui governo e opposizione sono d’accordo. Infine, è impensabile rinunciare alla responsabilità di stabilizzare un’area come quella. Pensi: l’attentato di domenica, che non è ancora stato rivendicato, è stato però sconfessato dagli hezbollah. Una decina di giorni fa, nel momento culminante della guerra civile a Gaza, sono stati tirati tre razzi contro Israele dal Libano meridionale, cioè dalla zona da cui l’anno scorso sparavano gli hezbollah. Anche stavolta gli hezbollah hanno detto subit non c’entriamo niente. E la comunità internazionale crede che effettivamente non siano stati loro. Per questa semplice ragione: è troppo presto, dal punto di vista degli hezbollah, per ricominciare la guerra contro Israele. Dunque, c’è qualcuno che vuol far precipitare la situazione e portare a un compimento tragico le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Chiunque sia questo qualcuno, non possiamo fargli il piacere di andarcene. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 25/6/2007]
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