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 2007  giugno 26 Martedì calendario

STEFANO SEMERARO



LONDRA


Dopo la pioggia di Donington cercava un po’ di sole, Valentino Rossi, ma il cielo sopra Wimbledon ieri era occupato dagli stessi nuvoloni grigi, dalla stessa acquerugiola intermittente, triste come una storia d’amore che finisce. Non è un gran periodo per Vale. Si trova in troppi posti sbagliati: fuori dal podio, a 26 punti da Stoner nella classifica del mondiale, lontano da una moto e da gomme vincenti, al centro del gossip per la sua molto presunta e mai confermata love story con Elisabetta Canalis. Ieri era nel box di Roger Federer, fra uno scroscio e l’altro è riuscito a godersi il primo turno vittorioso del Migliore contro Gabashvili. Ma il suo primo Wimbledon il dottore malato di malinconia l’ha gustato dentro il più brutto Centre Court della storia: senza tetto, senza atmosfera, spazzato da una brezzolina gelata. E appena finito il match Vale è scappato, una stretta di mano con Federer e via, dribblando persino le telecamere della BBC. Voglia di parlare, anche solo di tennis, zero.
Il vero appassionato in famiglia, va detto, è Rossi senior. «Ho incrociato Valentino e gli ho ricordato delle mie partite con Graziano», dice Sergio Palmieri, direttore degli Internazionali, ex tennista e manager di John McEnroe, «Lui mi ha risposto che il suo problema, dopo averlo visto giocare sull’erba, adesso è convincere Roger a fare un salto a Tavullia per presentarlo a papà che è un suo grande fan».
A visitare il Tempio però Valentino ci teneva. Due settimane fa aveva telefonato a Federer per avvertirlo che il primo lunedì del torneo, dopo Donington e prima di partire per Assen, sarebbe stato felice di vederlo inaugurare i Championships. «Ci siamo conosciuti all’Estoril per il Laureus Award due anni fa, poi siamo rimasti in contatto», ha spiegato Federer, che da Buffon a Figo, da Valentino a Tiger Woods, suo ospite in tribuna nel settembre scorso durante la finale degli Us Open, coltiva con molta passione e molti sms i rapporti con i suoi «pari» sportivi. «Ammiro Valentino. Mi ha anche invitato alla sua prossima gara e ad andare in moto con lui, ma io ho troppa paura. In cosa siamo diversi? Be’, lui è dottore, io no».
Non è la sola differenza. Se nell’approccio alla gara, nel controllare ogni nuance della preparazione con attenzione e pignoleria i due sono fratelli, nella gestione della vita sentimentale hanno abitudini diverse.
Federer ha due anni e mezzo meno di Valentino, ma sembra suo zio. Ama i blazer e i pantaloni vintage come quelli con cui si è presentato ieri in campo, si è costruito attorno una vita tranquilla, non si presenterebbe mai con una bambola gonfiabile nella custodia delle racchette. Dal 2000 convive more uxorio con Mirka, la sua fidanzata manager, che non ha certo un fisico da modella ma sa organizzargli alla perfezione la vita. Viaggi, allenamenti, interviste. Roger e Valentino hanno una cosa in comune: detestano gli imprevisti e le improvvisate.
Valentino però è più inquieto. Un flirt con Martina Stella, poi il legame con una ragazza meno glamour come Arianna. Ma resta palesemente più sensibile al fascino femminile. un uomo della notte, domiciliato a Ibiza per divertirsi e residente a Londra per evitare un continuo paparazzamento. A proteggere Federer dal trauma-Nadal c’è il muro soffice di Mirka, Valentino forse inizia a sentire più forte il ticchettare dell’orologio. I trent’anni non sono lontani, Stoner & Co incalzano, anzi superano. Quando le vittorie sportive si fanno più difficili, la tentazione di compensare con altri trionfi può essere forte. Il cuore si sposta, si delocalizza, non è più tutto in campo, nello stadio, sulla pista. Con qualche rischio di cedimento. Non grave, ma progressivo, difficile da rallentare, più complesso domare di un treno di pneumatici sbagliato. Qualcuno chiama sindrome-Vieri questo scivolare dai tabellini alle veline, dagli spigoli della gara a curve più morbide, virus endemico fra i fuoriclasse alle soglie della maturità.
Anche se probabilmente è solo un caso che a legare Vale e Bobo ci sia l’ombra di Elisabetta la bella, morosa storica del primo, per ora solo ombra presunta sulla vita e le ultime, opache performance sportive del secondo. Anche se probabilmente la diagnosi da fare è più complessa e ha qualcosa, anzi molto a che fare con quella cosa che capita ai fuoriclasse quando escono dalla lunghissima adolescenza degli sportivi e si chiama scoprirsi finalmente, dolorosamente, inevitabilmente umani.

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