Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
I benzinai sciopereranno per tre giorni...
• Non ne avevano indetti quindici?
Un pacchetto di quindici, che avranno il tempo di giocarsi in seguito, man mano che andrà avanti la trattativa col governo. Questi primi tre giorni sono stati fissati per il 10, 11 e 12 ottobre, cioè un mercoledì, un giovedì e un venerdì. Notiamo che mancano tre settimane, dunque c’è tutto il tempo per trovare un accordo. Inoltre l’organizzazione della Confesercenti, cioè la Faib, non ha aderito. Rispetto alla proclamazione dei quindici giorni fatta la settimana scorsa, e che aveva spaventato un po’ tutti, mi pare che il clima sia meno teso. Anche se le altre due organizzazioni – la Fegica della Cisl e la Figisc della Confcommercio – continuano a sparare contro il governo. Oggi le tre associazioni saranno ricevute in Senato dal presidente della Commissione Industria, Scarabosio.
• Qual è il problema?
È sempre la questione delle liberalizzazioni, cioè il disegno di legge Bersani, già svuotato nelle settimane precedenti, come abbiano avuto modo di dire in un’altra conversazione, e sotto attacco adesso anche di questa categoria. In Senato sono stati presentati degli emendamenti che – secondo il giudizio delle associazioni – rendono completamente liberi gli orari d’esercizio e dànno troppa forza alle compagnie nelle trattative con i gestori. Le associazioni accusano il governo di fare il gioco della grande distribuzione e dei petrolieri. Il governo ha risposto per bocca del consigliere di Bersani, Umberto Carpi. «Come sarebbe?» ha detto costui «non s’è mai vista una categoria incrociare le braccia contro il Parlamento». Frase un pochino azzardata, a dire il ver il governo tratta continuamente con i sindacati su materie ritenute di grande interesse sociale, e il Parlamento, relativamente agli accordi sottoscritti, o non viene neanche chiamato in causa o viene messo di fronte all’alternativa secca del prendere o lasciare. Quindi, per quanto riguarda la forma, i benzinai hanno assolutamente ragione.
• E quanto alla sostanza?
Il suddetto Carpi è anche l’uomo che, più tardi, ha svelenito il clima promettendo che gli emendamenti incriminati sarebbero stati ritirati. Perciò verrebbe da dire che i benzinai avevano ragione. Però sono anni che si mette sotto accusa il nostro sistema distributivo, si dice che è troppo polverizzato e che un’organizzazione diversa potrebbe produrre subito risparmi sul prezzo di 7-8 centesimi. Abbiamo già in altra occasione accennato ai criteri che presiedono alla nostra rete e a quelli che, per esempio, informano la rete francese. Non ho la sensazione che le cose cambierebbero granché col passaggio di questa legge. Già le norme del decreto varato l’anno scorso e che dovrebbero essere già operanti sono state affossate dalle Regioni, che le hanno rese inapplicabili. I benzinai poi difendono anche il loro interesse particolare. Alla fine, non so dargli tort c’è qualcuno in Italia che si occupa dell’interesse generale?
• Ma con l’aumento del prezzo del petrolio, i benzinai non guadagnano di più?
No, i benzinai prendono sempre 4 centesimi e mezzo al litro, qualunque sia il prezzo alla pompa.
• Perché mi pare d’aver sentito che il petrolio è aumentato, no?
Sì, il prezzo del petrolio ha fatto tre record in due giorni. Lunedì a New York ha toccato gli 81,18 dollari al barile. Ieri mattina in Asia s’è spinto fino a 81,24. E ieri sera di nuovo a New York lo scambiavano a 81,35. I giornali hanno già fatto titoli che rivedremo anche stamattina, e cioè: “Il petrolio verso gli 85 dollari” o forse verso i 90 o i 100. Goldman Sachs prevede un prezzo a 95 dollari alla fine dell’anno prossimo, ma Unicredit dice invece che il prezzo medio l’anno prossimo sarà di 75. Ho letto dichiarazioni di economisti meravigliati: «Come!, il petrolio aumenta proprio adesso che l’Opec ha deciso di portare la produzione a 500 mila barili al giorno». Oppure: «Ma è assurdo, con l’economia che sta rallentando anche per colpa dei mutui si produce di meno, quindi c’è meno domanda, quindi il prezzo deve scendere». In realtà, il greggio scarseggia e, anche se il resto del mondo è in crisi, Cina e India continuano a comprare come pazzi. I mercati poi s’aspettano una ripresa dal taglio al tasso di sconto americano che viene deciso mentre io e lei parliamo. Badi poi che questi 82 dollari non sono neanche il prezzo massimo che il mondo ha pagato per il barile: i 38 dollari del 1980 corrispondono a 96-101 dollari attuali. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 18/9/2007]
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