Varie, 19 settembre 2007
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Habana Bryan
• Benoni (Sudafrica) 12 giugno 1983. Giocatore di rugby • «Quando prende la palla, accorcia il campo: la meta per Bryan è un orizzonte più vicino, e un po’ in discesa. [...] sguscia e corre, corre e sguscia. E il guaio, per chi lo deve fermare, è che non rallenta mai. Il suo è uno slalom speciale fra pilastri mobili da 100 e passa chili, sempre al massimo della velocità. I rugbisti ”umani” rallentano, si fanno abbrancare, o sacrificano caviglie e muscoli, se non vogliono prenderla più larga. Lui, no, corre sempre e ancora su traiettorie vicine all’ideale linea retta, trovando varchi invisibili ad altri. Bryan confessa: ”La velocità è la mia droga”. E sulle sue accelerazioni mostruose vola anche il suo Sudafrica. [...] ogni volta che Bryan prende palla, il pubblico s’infiamma nell’attesa della magia. [...] Vederlo caricare la molla, abbassando il baricentro, e partire, vale il biglietto. Quanto impiegherà il football americano ad accorgersi di lui? L’entusiasmo che lo accompagna ricorda la febbre per Lomu ai mondiali sudafricani del 1995. Bryan, taglia molto più ”normale” (1,79 per 90 chili), aveva 12 anni. ”Mio padre mi portò a vedere 3 partite, finalissima compresa - ricorda lui - è stato fantastico, quel giorno, vedere il trionfo degli Springboks e la comunione di tutto un popolo. Ho cominciato a giocare, il rugby mi ha conquistato per i suoi valori collettivi: il sogno era di vestire la maglia degli Springboks”. Per gente come lui, anche i sogni diventano veloci. Il senso del gruppo, anche adesso che è una stella, non lo abbandona. ”A rugby si gioca in 15, io sono solo uno dei giocatori. La soddisfazione è concretizzare il lavoro dei compagni”. Non stupisce che sia un fautore del rugby modello di integrazione razziale. [...]» (Andrea Passerini, ”la Repubblica” 19/9/2007).