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 2007  settembre 19 Mercoledì calendario

MIGLINO

MIGLINO Enrico Torino 10 marzo 1961. Scrittore • «Giacomo Leopardi. Sandro Penna. Giuseppe Ungaretti. Pier Paolo Pasolini. E poi Enrico Miglino. Miglino? Sì, proprio lui [...] scrittore molto underground e molto polimate, forse sconosciuto ai più. E come capita talvolta, assai raramente, tipo a chi vince il superenalotto o chi fora una gomma a Roswall mentre atterrano gli alieni, s’è ritrovato nella cinquina che rappresenta la meglio poesia italiana in America. I versi dei suoi colleghi si trovano nelle antologie studiate a scuola, anche nell’era di youtube. Lui, invece, la sua Tempi fermati che ha varcato l’Atlantico non l’aveva neanche buttata giù su carta. Esisteva solo sul web, su e-book. Il miracolo poetico è avvenuto a Washington. Lì la società che gestisce la metropolitana, luogo dove notoriamente si legge parecchio per ingannare i tempi del viaggio, ha deciso di rendere omaggio alla lirica europea tappezzando carrozze e stazioni di poesie. Testi integrali nella lingua originale, e traduzione, parecchio buona, in inglese. Ogni Paese dei 27 Stati Uniti d’Europa è rappresentato da cinque poesie di cinque poeti, tanto per fare un esempio, si va da Baudelaire a Brecht, all’ungherese Petöfi. Versi che contano, che pesano nella nostra cultura. Le scelte sono state operate dalla commissione culturale con sondaggi, votazioni, consultazioni per esportare il ”meglio della poesia europea”. Una cosa seria, insomma, la European Poetry in Motion. E proprio per questo la sorpresa del nostro connazionale, uno dei pochi viventi del parnaso in metrò, è somma. Ma dato che del poeta il fin è la meraviglia, Miglino è molto divertito, oltre che onorato. Perché l’hanno eletta? ”Guardi non me lo chieda, non saprei cosa risponderle - dice -. Pasolini è il mio autore preferito, l’ho letto per anni, fin nelle sue pieghe più profonde. Trovarmi accanto a lui, declamato da attori, letto da migliaia di persone ogni giorno, è un’emozione pazzesca. O devo invece dire che in questo modo mi è crollato un mito? Scelga lei”. E se qualche maligno, sapendo come vanno i concorsi letterari, fa spallucce e sorrisi di sufficienza, pensando a chissà quali santi protettori nell’olimpo poetico, si sbaglia. Enrico Miglino non conosce critici, né recensori, né mogul dell’intelletto. Né tantomeno i selezionatori dell’Unione europea. Lui è uno che ha sempre lavorato duro nei circuiti alternativi. Per scelta e per vocazione. Anche la convocazione nel dream team della poesia italiana gli era completamente sconosciuta. ”Ho scoperto che una mia poesia era diventata un tazebao sui mezzi pubblici americani per caso. Stavo facendo una ricerca su internet per mia figlia, e google mi ha portato nel sito che spiegava l’iniziativa. Ho fatto qualche telefonata in giro. E ho capito che non ero su Scherzi a parte”. Enrico Miglino scrive da oltre vent’anni. Saggi, racconti, versi. Ha cominciato a occuparsi di informatica negli anni 70, quando era ancora difficile capire che cosa fosse un computer. E con quel sapere binario ha lavorato a lungo nel campo. Competente come un ingegnere, libero come un poeta. Ha girato mezzo mondo per installare reti di telecomunicazioni. Alle Maldive, in Egitto, nella Croazia appena uscita dalla Jugoslavia dissolta. Chi ha voglia di farsi una navigata in Internet troverà decine di sue pubblicazioni. Dal manuale tecnico Telefonia wireless a quello scientifico Con occhi da crostaceo a racconti come Il dono del mare alla fantascienza Passato imperfetto. il cuore pulsante di blog, collabora con Kult Virtual Press, forse la prima casa editrice elettronica. Nella Torino del Festival Cinema Giovani, non poteva non innamorarsi del cinema. E ha girato documentari aziendali e film a soggetto. L’ultimo è L’ultima volta che lo vidi, che si può comprare in dvd allegato al suo manuale Girare un corto in digitale, ovvero teoria e prassi insieme. E poi inchieste giornalistiche vere, importanti, serie, dal disastro ecologico in Liguria quando naufragò la Haven al disastro finanziario della Parmalat quando naufragarono milioni di risparmi. Insomma è uno che scrive perché sente l’urgenza di farlo, non perché pensa a un editore, al denaro, al successo. Molti suoi libri costano ”gratis” su internet. ”La scrittura per me è vita, nasce dalla fatica, dal dolore, da cose che hai visto e vuoi davvero comunicare agli altri”. Anche la poesia è così, è quella cosa che stilla dalla vita d’ogni giorno. ”Non aspetto la musa che bussa alla porta della mia stanza mentre cerco l’ispirazione. Le mie poesie sgorgono da un istante, da un’emozione. Le appunto su scontrini della spesa, su pacchetti di sigarette, sul margine di un giornale. Ho pubblicato una raccolta che si intitolava 160 parole. Era il massimo di spazio consentito una volta negli sms. Io ero in viaggio per l’Italia e li mandavo a un mio amico che fa l’editore. Alle ore più impensate della giornata. Dovunque fossi. Tolto il timore, ciò che siamo è poesia. Tutto è poesia. Un bacio d’amore e una panchina. I cambiamenti, le difficoltà, un volto per strada. Una nuvola che si scioglie. L’imperevedibilità dell’esistere. insomma il tempo che fugge e che vogliamo imbrigliare con le parole. Forse è poco. Ma è l’unica arma che in fondo ci resta. E poi, con quelle parole, ogni tanto accadono miracoli. Anche finire in una metropolitana di Washington, insieme a Leopardi e Pasolini”» (Bruno Ventavoli, ”La Stampa” 19/9/2007).