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 2007  settembre 19 Mercoledì calendario

MANIAGO Claudio

MANIAGO Claudio Firenze 8 febbraio 1959. Vescovo. Accusato di orge sado-maso e di minacce ai testimoni • « Il più giovane vescovo italiano [...] ausiliario della diocesi di Firenze, entra nell’inchiesta sullo scandalo degli abusi sessuali nella parrocchia fiorentina della Regina della Pace [...] era uno dei giovanissimi fedeli prediletti dal parroco, don Lelio Cantini, che la Chiesa stessa ha, seppur tardivamente, riconosciuto ”responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze”. Claudio Maniago era l’eletto, colui del quale la perpetua Rosanna Saveri aveva previsto un futuro da vescovo. Diversi testimoni lo chiamano in causa. [...] Alcune vittime di don Lelio lo accusano di averle minacciate perché tacessero e rinunciassero a denunciare le violenze del parroco, che ha abusato anche di bambine di 11-12 anni. Altri avanzano sospetti sulla sua gestione di alcuni beni ecclesiastici. E c’è una persona che afferma di aver partecipato con lui a un incontro sado-maso. Il testimone si chiama Paolo Chiassoni, è un commerciante gay [...] e si è rivolto [...] a ”Repubblica” dopo aver visto una foto di Maniago giovane. Poi ha voluto deporre in procura [...] in un periodo di crisi, aveva messo un annuncio su una rivista sado-maso. Lo contattò un uomo che gli disse di essere un prete e di chiamarsi don Andrea. Lo condusse nella canonica di una chiesa sulla costa toscana. Ebbero un rapporto sessuale. L’indomani al tavolo della colazione c’erano altri sacerdoti e alcuni ragazzi di vita. Per la sera lo avvertirono che sarebbe arrivato un ospite di riguardo e che non avrebbe dovuto far domande. Fu un’esperienza drammatica. ”Da allora vivo col desiderio profondo di non essere mai stato lì”, dice ancora oggi Paolo Chiassoni. Gli offrirono dei soldi e li accreditarono sul suo conto. ”Sono certo che l’ospite di riguardo fosse Claudio Maniago”, ha ripetuto [...] il testimone [...]» (Maria Cristina Carratu, ”la Repubblica” 19/9/2007).