Paola De Carolis, Corriere della Sera 19/9/2007, 19 settembre 2007
LONDRA
La ragione del fenomeno non è chiara. C’è chi per scherzo dice che la colpa sia dell’acqua: che contenga qualcosa che possa influenzare la gravidanza? Fatto sta che per due istituti scozzesi l’anno scolastico appena iniziato presenta difficoltà inusuali: diciannove gemelli iscritti in un istituto, diciotto nell’altro, 37 bimbi in totale in due scuole elementari che distano solo una manciata di chilometri l’una dall’altra. Un grattacapo, non c’è che dire, per gli insegnanti, che oltre a dover imparare i nomi dei piccoli allievi dovranno escogitare un modo per riconoscere bambini se non identici, almeno molto, molto simili.
Nella regione del Larnarkshire del Nord dicono che non era mai capitato. Probabilmente non sono molte nel mondo le scuole che hanno dovuto affrontare un’analoga situazione di emergenza. Eppure con il primo giorno di scuola erano tutti lì, la divisa nuova fiammante addosso e il sorriso sulle labbra, prova inconfutabile dell’aumento nazionale delle nascite gemellari. «Mi era capitato di avere a che fare con due, tre coppie di gemelli al massimo, in altre scuole, ma nove mai. Wow!», racconta la maestra Anne Ellen della St. Timothy di Coatbridge, una scuola cattolica, proprio come la St. Aloysius, che con la St. Timothy detiene il record scozzese in fatto di gemelli.
Non che gli insegnanti dei due istituti si siano fatti intimorire dall’arduo compito che hanno davanti. I gemelli, passati i primissimi giorni, si possono distinguere abbastanza facilmente. Basta aguzzare l’ingegno e imparare a conoscerli. «Una volta che capisci che tipo di personalità hanno, hai meno problemi. C’è sempre un gemello che è meno timido dell’altro, generalmente hanno gusti diversi, fanno cose diverse a scuola, in classe, si impara a distinguerli in fretta». Generalmente, appunto.
E poi c’è sempre qualche trucchetto. Eve e Katie, della St. Timothy, quando raccolgono i capelli mettono nastri, elastici e mollettine di colori divers i. Paul e Martin, della St. Aloysius, invece, «interpretano » la divisa a modo loro. Se uno indossa la giacca, l’altro opta per il golf e così via.
Se le maestre hanno qualche problema, lo stesso non vale per loro, i piccoli protagonisti della vicenda, felici di non rappresentare più una rarità. «Se fossi un bambino unico – ha detto Paul con la saggezza dei suoi cinque anni’ probabilmente mi sentirei solo. Qui siamo tanti in "coppia" come me, quindi si sta ancora meglio». Già. Otto coppie e un gruppo di tre, Daniel, Andrew e Craig. «E i gemelli – aggiunge con spirito – piacciono a tutti, no?».
Secondo Fabio Mosca, direttore dell’Unità di neonatologia e terapia intensiva della Clinica Mangiagalli di Milano, il caso scozzese è quasi unico: «In Italia sarà piuttosto difficile trovare classi come quelle scozzesi, primo perché non esistono così tanti gemelli e poi i parti gemellari, contrariamente a quello che si crede, non sono in aumento ». Le gravidanze gemellari naturali, spiega il neonatologo, «sono rimaste invariate nei secoli; il numero dei gemelli nati è cresciuto con l’avvio delle tecniche per la procreazione assistita, ma ora il trend si è stabilizzato e soprattutto sono sotto controllo quei fenomeni di parti plurigemellari con quattro, cinque o anche sei bambini». Le maestre, almeno quelle italiane, possono stare tranquille.