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 2007  settembre 19 Mercoledì calendario

Contadini, lasciateci senza farina. la Repubblica, mercoledì 19 settembre "Migliaia d´uomini andarono a letto col sentimento indeterminato che qualche cosa bisognava fare"… Ve lo ricordate? l´inizio della rivolta del pane dei "Promessi Sposi"

Contadini, lasciateci senza farina. la Repubblica, mercoledì 19 settembre "Migliaia d´uomini andarono a letto col sentimento indeterminato che qualche cosa bisognava fare"… Ve lo ricordate? l´inizio della rivolta del pane dei "Promessi Sposi". L´indomani, si sa come andò a finire. Questo sentimento, che qualcosa bisogna fare, è finalmente quello che inizia a insinuarsi anche in noi. Certo non con la stessa urgenza, purtroppo o per fortuna a seconda di come si guardi la faccenda. La mia sensazione è che per una volta le associazioni di categoria e dei consumatori siano più avanti del sentimento comune, più sensibili e attente. Che siano state loro a mettere il consumatore sul chi vive, perché noi ce ne stavamo tranquilli a fare la nostra spesa tutti i giorni senza preoccuparci di quanto costava quello che acquistavamo. Le nostre capacità di reagire sono un po´ ottuse perché manca ormai da un sacco di tempo una logica tra il prezzo che paghiamo e gli oggetti che acquistiamo. Mezzo litro di acqua minerale costa, nella mia città, 35 centesimi in una panetteria; 60 nella panetteria di fronte, stessa strada. Ci pare normale spendere un euro per un caffè fatto con 7 grammi di una materia prima che è stata pagata dal barista circa 25 euro al chilo (e con un chilo di caffè si fanno 140 tazzine, pari a 140 euro) e che è stata pagata al produttore circa 200 dollari al quintale! Consideriamo ragionevole pagare 2 o 3 euro per un litro di latte che è stato pagato all´origine 30-35 centesimi (3 euro = 300 centesimi). Questa del prezzo del pane mi pare un segno ulteriore della follia che ci sta prendendo tutti quanti. Prodi, e prima di lui Coldiretti e Cia, dicono parole sacrosante: c´è una materia prima il cui prezzo è fermo da decenni e in ogni caso la farina costa 41 centesimi al chilo. Come può essere che il pane costi 2 euro (e comunque: dalle mie parti costa di più)? Scrive Jean Giono nella sua "Lettera ai contadini sulla povertà e la pace" parlando del lavoro che serve per stampare i soldi a confronto con il lavoro che serve per produrre frumento: "(…) se dobbiamo fare una compravendita e dare il nostro frumento in cambio di uno di quei fogli di carta (…) ci rendiamo subito conto che questo ha tutta l´aria di essere un gioco nel quale ci facciamo fregare perché noi, da parte nostra, per seguire la progressione delle cifre dobbiamo aumentare il numero dei chili del nostro frumento; e il nostro frumento esiste. (…) Da molto tempo i soldi non sono più una convenzione di scambio. Sono uno strumento di governo. Non esiste più alcun rapporto tra i vostri soldi e i vostri prodotti". In questa fase noi consumatori siamo troppo storditi dalle assurdità che quotidianamente accettiamo per comprendere appieno la situazione. Ma la chiave è in quella frase di Jono: il frumento esiste. Questa volta non saranno i consumatori a fare la rivoluzione. Non ne siamo più capaci. Non su questioni come questa. Siamo capaci, e siamo bravi, a fare le lotte sulle questioni della qualità, ma sulle questioni dei prezzi diventiamo docili, un po´ passivi. D´altronde prima di entrare in panetteria siamo andati a comprare un paio di mutande che costavano l´equivalente di 30 chili di pane, con quale coraggio possiamo protestare? Ecco, quel coraggio, quel gesto rivoluzionario, forse può arrivare solo dai produttori. una provocazione, ma non completamente: lo chiedo ai piccoli contadini, quelli che sanno dove va a finire la farina del loro frumento. Se i ricarichi non vi convincono, smettete di vendere. Provate a vedere cosa fa un produttore che vende il vino a 5 euro alla bottiglia in cantina se scopre che al ristorante costa 70. Chiama il padrone del ristorante e gli dice che il suo vino da lì in avanti se lo può scordare. Ecco, è questo che chiedo ai produttori onesti e battaglieri: lasciateci senza farina, fateci ricordare, con le buone o con le cattive, che il vostro frumento esiste, e costa lavoro e cura, prima che soldi. Carlo Petrini