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 2007  settembre 19 Mercoledì calendario

Minger Stephen

• 1955. Biologo • «[...] lo scienziato britannico che ha ottenuto, con i colleghi di Newcastle ed Edimburgo, l’autorizzazione alla creazione degli embrioni chimera, più correttamente definiti ibridi, cioè ovociti animali in cui sarà inserito Dna umano. Il suo laboratorio, al King’s College di Londra, è tra quelli all’avanguardia nella ricerca sulle cellule staminali, quelle, per intenderci, che dovrebbero curare malattie come il Parkinson, l’Alzheimer, la fibrosi cistica. [...] “Capisco che la gente salti sulla sedia a sentire la parola clonazione. Pensa forse a un ibrido, mezzo uomo e mezzo animale. Ma gli embrioni che produrremo non saranno mai impiantati in un utero, non diventeranno mai un essere umano. Il nostro unico obiettivo è sviluppare una linea di cellule che ci consenta di studiare come si sviluppano certe malattie degenerative”. All’obiezione che uno scienziato privo di scrupoli possa usare la sua ricerca per clonare l’uomo o, peggio ancora, dare vita a una creatura “mista”, il ricercatore, solitamente placido, alza leggermente il tono di voce: “Ma lo stanno già facendo! Non in Gran Bretagna, naturalmente, dove si rischiano venti anni di galera. E noi che cerchiamo di fare le cose nel rispetto delle regole e della legalità veniamo contestati”. Da quando la notizia dell’autorizzazione data dalla Human Fertilisation and Embriology Authority (Hfea) è diventata pubblica il pc di Minger è intasato di email. Molte sono di critiche, alcune di insulti ma prevalgono quelle di appoggio. “Mi scrivono anche persone credenti chiedendomi di non dare ascolto alla Chiesa”. Cresciuto in una famiglia cattolica, il ricercatore ora si definisce buddista. “Non sono religioso nel senso classico ma in un modo più spirituale. Credo che quello che faccio sia importante. Non voglio irritare nessuno, tanto meno il Papa. Mi interessa usare scienza e tecnologia perché tutti ne abbiano beneficio. Non lo faccio per i soldi o per il successo. Il mio scopo è umanitario”. Un lavoro che è una missione e un team che è una famiglia. Il ricercatore non ha figli, “non ne ho avuti né ne avrò mai”, dice secco. E poi: “I miei 15 ragazzi, la mia squadra, sono loro i miei figli”. Nove giovani donne e un uomo, venuti da ogni parte del Pianeta, che sono al suo fianco nella grande avventura. L’idea che possa esserci un rischio eugenetico non li sfiora nemmeno. “Non ’è niente di più lontano da quello che facciamo. Noi prendiamo una cellula di una persona affetta da una malattia genetica e la inseriamo nell’ovocita di una mucca svuotato del nucleo. La nuova cellula, stimolata da impulsi elettrici, comincerà a duplicarsi come se l’ovocita fosse stato fecondato ed ecco l’embrione. Al sesto giorno abbiamo già le cellule staminali. E possiamo studiarle. Capire perché si ammalano”. [...] Il problema, secondo la Chiesa, sta nel fatto che l’embrione è una vita nascente che, quindi, non può essere manipolata. “È qui che non sono d’accordo. Sono delle cellule in un piattino. Una vita allo stato potenziale. Anche il mio sperma potrebbe diventare una vita ma non finisco in prigione se ne muore un po’”. Però Minger lo ammette: quando l’ovocita viene fecondato e comincia a dividersi “inizia la vita”. Solo che senza il trasferimento in utero non può diventare un essere umano. Ma perché allora non usare ovociti umani? Per tutta risposta il ricercatore stampa una serie di documenti. “Guardi qui. Non sappiamo quanti ovuli ci vorranno per fare una linea di cellule. In Corea non ne sono bastati duemila. Sarebbe immorale sottoporre centinaia di donne a una stimolazione ormonale per una procedura così sperimentale. Perché non usare, invece, i gameti delle mucche destinate al macello?”. [...]» (“Corriere della Sera” 19/9/2007).