Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Niente direttori stranieri nei musei italiani
I calciatori possono liberamente circolare in Europa, grazie alla sentenza Bosman, e la discussione intorno all’opportunità che una squadra italiana schieri un belga o un nativo della Catalogna riguarda solo il suo talento. Non così per i direttori di Museo, che hanno da essere per forza italiani, secondo una sentenza del Tar del Lazio emanata in questi giorni, conosciuta ieri grazie a uno scoop del Sole 24 Ore, e che ha rimesso in discussione la riforma Franceschini del 2015, molto contestata dai nostri, ma generalmente assai apprezzata all’estero e che, particolare non trascurabile, ha fatto arrivare nei nostri musei direttori piuttosto indiscutibili, per curriculum e, oggi si può dire, per risultati.
• I Tar sono una maledizione, le famiglie vanno al Tar e fanno promuovere i loro figli somari bocciati a scuola.
Tuttavia, benché sia facile mettere i Tar al muro, si deve ammettere che hanno spesso ragione. Quasi mai giudicano nel merito, ma praticamente sempre si interessano delle forme, cioè delle procedure. Se non avessimo duecentomila e passa leggi di cui tener conto tutte le volte... Per esempio i centurioni che girano per Roma sono un orrore e la Raggi li aveva giustamente tolti di mezzo con un provvedimento d’urgenza, ma i centurioni o chi per loro ricorse al Tar e il Tar disse che mancavano le caratteristiche dell’urgenza, che sulla materia il Comune aveva tutto il diritto di legiferare e proibire, ma non con un colpo di maglio - «te lo vieto e basta» - bensì con un provvedimento organico, che regolasse tutta la materia relativa ai cosiddetti «artisti di strada». Stessa cosa per i direttori dei museo stranieri.
• Alla fine che diavolo sono questi Tar?
Tribunali Amministrativi Regionali. Se si crede di aver subito un torto dalla Pubblica Amministrazione si ricorre al Tar. Dopo la sentenza del Tar, se non si è d’accordo, ci si appella al Consiglio di Stato. Con la decisione del Consiglio di Stato il cerchio si chiude. Il contenzioso amministrativo è l’unico che ammetta due soli gradi di giudizio invece di tre, e per fortuna. Però le sentenze del Tar sono subito esecutive, e possono solo essere sospese, dopo ricorso. Franceschini, il nostro ministro dei Beni Culturali a cui fece capo la riforma del 2015, ha già detto che ricorrerà. Renzi ha detto che non bisogna cambiare i direttori del musei, ma i giudici dei Tar. Vasto programma.
• Veniamo al dunque. Perché nei musei italiani non possono esserci direttori stranieri?
Il Tar ha condannato l’uso di Skype durante gli orali, giudicando che i colloqui con quel sistema si siano di fatto svolti a porte chiuse. Ma l’elemento chiave è soprattutto il decreto legge 165 del 2001, al cui articolo 38 è detto: «I cittadini degli Stati membri dell’Unione europea possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale» (comma 1) e «Con decreto del presidente consiglio [...] sono individuati i posti e le funzioni per i quali non puo’ prescindersi dal possesso della cittadinanza italiana» (comma 2). Franceschini e Renzi avrebbero dovuto abrogare o modificare l’articolo 38, rimasto in vigore e di cui non sapevano niente. Il Tar ha forse sentenziato un obbrobrio, ma con ragione. I politici, prima di sostituire i giudici del Tar, dovrebbero prendere qualche informazione sul diritto amministrativo.
• Chi sono i direttori di Museo colpiti dal provvedimento?
I direttori colpiti, per ora, sono cinque, cioè Paolo Giulierini (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), Carmelo Malacrino (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria), Eva Degli Innocenti (Museo Archeologico Nazionale di Taranto), Martina Bagnoli (Gallerie Estensi di Modena), Peter Assmann, (Palazzo Ducale di Mantova).
• Ma quattro su cinque sono italiani!
Ma se il concorso è invalido, sono invalidi anche i risultati, indipendentemente dalla nazionalità dei vincitori. I giudici hanno definito «criptiche e involute» le motivazioni della selezioni finali. In altro luogo usano il termine, non so quanto proprio, di «magmatiche». Dei venti direttori nominati all’epoca in conseguenza della riforma Franceschini (una buona riforma, che ha dato risultati eccellenti) gli stranieri sono sette e se il Consiglio di Stato confermerà la sentenza del Tar del Lazio dovranno andarsene a casa: Eike Schmidt, tedesco (Uffizi), Peter Aufreiter, austriaco (Galleria delle Marche), Gabriel Zuchtriegel, tedesco (Paestum), Peter Assman, austriaco. già rimosso (Palazzo Ducale di Mantova), James Bradburne, canadese (Brera), Cecile Hollberg, tedesca (Galleria dell’Accademia di Firenze), Sylvain Bellenger, francese (Capodimonte, che per caso ho visitato proprio ieri e che è tenuto in modo magnifico). Ancora due cose: se il Consiglio di Stato confermerà il Tar cadranno tutti i nominati del 2015 e non solo gli stranieri; è assai probabile che la sentenza del Tar e il decreto 165/2001 che l’ha motivata siano in contrasto con la normativa europea. Caos sempre più garantito.
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