il Fatto Quotidiano, 26 maggio 2017
Parola di Clint Eastwood: «Io, tra western e serie tv»
Pubblichiamo stralci della lezione di cinema che Clint Eastwood ha tenuto a Cannes lo scorso 21 maggio, in occasione del 70° anniversario della Masterclass del Festival: il regista americano si è intrattenuto per circa un’ora nella “Buñuel screening room”, dialogando col critico americano Kenneth Turan.
Più che una lezione di cinema, questa è una chiacchierata con un amico, anzi con tanti amici, viste la spontaneità e simpatia che si sono instaurate con il pubblico. Mi presento in giacchetto di pelle e berretto da baseball nel tentativo di cancellare qualche anno e lascio che Kenneth Turan analizzi tutta la mia vita, carriera ed esordi. Mio indiscusso maestro è stato il regista romano Sergio Leone. Al contrario, io sono stato per lui “l’uomo senza nome” e insieme abbiamo realizzato la “trilogia del dollaro”: Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto e il cattivo (1966).
Non lo sapete, ma ho fatto anche i telefilm…
Altro mio grande mentore è stato Don Siegel, padre del poliziottesco americano. Con Siegel dietro la macchina da presa, sono stato attore protagonista in The Beguiled (in Italia come La notte brava del soldato Jonathan, 1971, ndr) e – come avete notato – Turan mi ha appena rivolto una domanda proprio sul remake presentato in questi giorni da Sofia Coppola qui a Cannes. Si tratta sicuramente di due film molto diversi, ma ho apprezzato il riadattamento della regista. Il suo è un film commerciale, ma con degli aspetti interessanti.
Forse non tutti sanno che uno dei primi ruoli importanti che ho interpretato era la parte di Rowdy Yates è stato nella serie tv Rawhide (1959-1966). Avevo un lavoro, ero un attore, era come un sogno per me. Inoltre, per anni ho interpretato l’ispettore Harry Callaghan in Dirty Harry.
In virtù di questo passato, non posso non citare tra i miei maestri anche László Benedek, regista ungherese, autore di molte serie tv.
Tornando ai film western, che hanno accompagnato la mia infanzia e i miei esordi cinematografici, credo che i motivi per cui questo genere in fondo non è mai finito siano da rintracciare nella fuga dalla realtà che favorisce, nella fantasia e nelle storie che racconta.
Ho sempre cercato grandi scrittori, credo che la stesura di un copione sia una parte molto importante del lavoro. Prima di realizzare Mystic River (2003) ho letto e amato il romanzo da cui la pellicola è tratta. Un fantastico copione e una splendida storia è anche alla base di Milion Dollar Baby (2004).
Le parole hanno svolto un ruolo importante anche nella realizzazione, quasi in contemporanea, di Flags of our fathers e Lettera da Iwo Jima, entrambi del 2006.
Mentre giravo Flags stavo leggendo un libro sulla battaglia di Iwo Jima: sarà forse per questo che i due film si influenzano. Parlando di quest’ultima pellicola, dedicata alle vicende di guerra sull’isola giapponese, devo riconoscere l’ottimo lavoro della sceneggiatrice Iris Yamashita. Al contrario, non ho mai avuto un buon rapporto con la produzione: “Non so cosa faccia di preciso un produttore”.
I miei miti: Wilder, Wayne…
Non posso non fare anche una riflessione su I ponti di Madison County (1995), di cui ho curato la regia e sono stato interprete. Ho letto il libro e ho pensato che doveva essere protagonista di quella storia una donna. Così ho chiamato Meryl Streep, alla quale il romanzo non era piaciuto, ma che apprezzò invece il copione. Turan mi chiede adesso “se sia stato divertente lavorare con la Streep” (Fa una pausa e guarda il critico). Rispondo di sì. (Ride, beve e ride ancora). E aggiungo: “She’s ok, she’s good” (“È una tipa a posto”).
Non voglio soffermarmi solo su quei film che vengono annoverati tra i miei successi, ma voglio analizzare anche i miei esordi alla regia, nel 1971 con Brivido della notte, passando per Bronco Billy (1980), come mi ricorda Turan, che però non rientra tra i miei migliori risultati ai botteghini.
Sono cresciuto a pane e western, ma ammetto che uno dei miei film preferiti è Sunset Boulevard (1950) di Billy Wilder, mentre i miei attori prediletti sono John Wayne, James Stewart e Gary Cooper.
I registi di oggi?
Non saprei davvero…
Conosco bene il cinema del passato, ma non saprei esprimermi riguardo ai registi di oggi. Non ho visto molti film ultimamente, ero occupato nella realizzazione di American Sniper e Sully.
Ho dei progetti futuri da realizzare qui in Francia dove, proprio a Cannes, nel 1994 sono stato presidente della giuria. (A questo punto il pubblico incomincia a urlare “Catherine Deneuve, Catherine Deneuve…”. “Sì, è vero, lei fu la mia vice in quell’edizione”).
Il prossimo 31 maggio compirò 87 anni, il che vuol dire che sono nato nel 1930, un anno dopo l’inizio della Grande Depressione. Con la mia famiglia cambiavamo casa ogni sei mesi, ci muovevamo da una parte all’altra, ma io e mia sorella eravamo talmente piccoli che non ci rendevamo conto.
Alle domande sul passato, seguono sempre quelle sul presente. Mi chiedete se voglio parlare di Donald Trump? “Not really” (“Per la verità proprio no”, ride).
(Traduzione di Irene Tinero)