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 2017  maggio 26 Venerdì calendario

Il piano dei deputati per guadagnare di più

Il tentativo lo faranno, perché ormai si sono giocati la faccia. Ma non è che ci sia grande entusiasmo in Parlamento per la legge che dovrebbe abolire e ricalcolare i vitalizi degli ex parlamentari proposta dal Pd Matteo Ricchetti. Il primo a fare resistenza è il suo stesso partito, che infatti ha bloccato da due anni la discussione e continua ancora a farlo in aula e in commissione. Ma anche gli altri stanno alzando un fuoco di sbarramento che difficilmente consentirà al testo di passare nella sua versione sostanziale. Già nel dibattito in commissione con rare eccezioni (gli esponenti del M5s, qualche giovane Pd e la forzista Laura Ravetto), si è levato un coro quasi unanime a fare scudo sulla realtà esistente. Ma il 24 maggio è accaduto qualcosa in più: sono stati depositati i vari emendamenti dei gruppi, e si è davvero scatenata la fantasia. Perché molti di questi cercano di non toccare nulla dell’esistente, o propongono l’esistente stesso come grande novità per emendare il testo Richetti. Altri ancora si divertono a modificare le indennità parlamentari, il sistema dei rimborsi per la diaria di residenza a Roma, quelli per le spese di segreteria quasi tutti senza toccare il trattamento economico complessivo ricevuto, e in più di un occasione migliorandolo pure. Se venissero approvati a scacchiera il risultato sarebbe grottesco: invece di tagliare i privilegi, i deputati se ne aggiungerebbero altri ancora, e alla fine guadagnerebbero pure meglio, sia pure con qualche controllo in più. 
Non pochi cercano di introdurre una sostanziale novità, ed è possibile visto il numero degli emendamenti presentati, che passi pure. L’indennità parlamentare non dovrebbe essere più uguale per tutti, ma rispecchiare il trattamento economico che ognuno aveva nella vita precedente, parametrandola quindi all’ultima dichiarazione dei redditi (proposta Saverio Romano, Enrico Zanetti e Mariano Rabino) con due soli paletti. Uno verso il basso: non può essere inferiore a 2 mila euro netti mensili. E l’altra verso l’alto: non può essere superiore a 120 mila euro lordi l’anno, più o meno il valore attuale. Ma c’è una pioggia di emendamenti che oscilla a seconda del gruppo che li presenta nei riferimenti ad altre professioni. C’è chi propone l’indennità parlamentare equiparata al trattamento dei professori universitari «alla seconda progressione in carriera», chi (Sel-Si) la vuole identica allo stipendio dei sindaci delle grandi città e chi (come Pino Pisicchio) chiede che sia identica a quella dei «magistrati con funzioni di presidente di sezione della Corte di Cassazione ed equiparate». Renato Brunetta e Francesco Paolo Sisto si allineano al concetto dell’indennità parametrata all’ultima dichiarazione dei redditi prima di essere eletti. Ma allargano il minimo e il massimo. Il livello inferiore è quello della Naspi (1.300 euro al mese), quello superiore è il tetto previsto per tutti i dipendenti pubblici (240 mila euro lordi l’anno, e cioè 20 mila euro lordi al mese, il doppio di quanto ricevuto ora). Però quello stipendio sarebbe comprensivo anche del «rimborso di spese di segreteria e di rappresentanza» (oggi circa 3.600 euro al mese). Per i redditi alti quindi il trattamento economico migliorerebbe rispetto all’attuale, mentre per quelli bassi sarebbe assai più ridotto. Dipende quindi da chi viene eletto: se vince il M5s probabilmente la Camera andrebbe a risparmiare parecchio. Se vince invece Forza Italia (dove i redditi della vita precedente normalmente sono più alti), i costi del Parlamento verrebbero ad aumentare. 
Ma non finisce qui. Mentre per i vitalizi del passato quasi tutti propongono di non toccare i diritti acquisiti, per i trattamenti accessori dei deputati in carica si scatena la fantasia. Oggi hanno circa 3.500 di rimborso spese di soggiorno a Roma, circa 100 euro di rimborso telefonico e circa 3.600 euro al mese per assumere collaboratori e pagare le spese di segreteria e dell’attività politica. In tutto fanno circa 7.200 euro mensili di rimborso (più i trasporti). C’è chi si inventa altro. Come il citato Pisicchio che chiede una «misura di sostegno economico al nucleo familiare nella misura e secondo i criteri stabiliti dagli uffici di presidenza delle Camere». O il trio Romano-Zanetti e Rabino che propongono una indennità di reinserimento al lavoro per chiunque prima fosse titolare di lavoro autonomo e che costerebbe alle Camere 5 milioni di euro. Poi ci sono quelli che fingono di tagliare i rimborsi. Come il gruppo di Sel-Si con Nicola Fratoianni, Pippo Civati ed altri. La diaria di soggiorno per loro dovrebbe passare da 3.500 a 2.000 euro al mese. I rimborsi per l’attività da deputato passare da 3.600 a 3.500 euro al mese. Si risparmiano 1.600 euro mensili. Ma le spese telefoniche dai 100 euro attuali dovrebbero passare a 1.800 euro al mese (1.700 euro in più) e comprendere anche le spese di «connessione e assistenza informatica». Erano 7.200 euro, diventano 7.300. E tutti gli importi (stipendi compresi) dovrebbero essere rivalutati periodicamente con l’indice del costo della vita (non avveniva più da 10 anni). Forse è meglio non approvare nulla, vista l’aria che tira...