la Repubblica, 26 maggio 2017
Il cuore fragile tradisce Laura Biagiotti, la stilista in fin di vita
Laura Biagiotti aveva un cuore fragile, lei lo sapeva bene e ci ha convissuto a lungo. Anni fa era stata sottoposta a un delicato intervento ma era sempre riuscita a conciliare la sua vita di imprenditrice e stilista super attiva con le piccole crisi di aritmia. Ma mercoledì sera il suo cuore ha subito un pesante attacco e nonostante le cure tempestive, il trasporto in ospedale, i danni cerebrali sono risultati subito rilevanti e irreversibili. Tanto che ieri i medici dell’ospedale Sant’Anna di Roma, dov’è ricoverata in rianimazione, hanno annunciato l’avvio delle procedure per l’accertamento della morte cerebrale. La figlia Lavinia, amatissima, era da poco sbarcata a Londra per lavoro quando ha ricevuto la telefonata: «Mamma sta male, torna». Lavinia, disperata, l’ha raggiunta in ospedale e non l’ha lasciata un attimo sola.
La stilista avrebbe compiuto 74 anni il 4 agosto. Domenica scorsa era sui campi da golf del suo country club, nel castello Marco Simone, a Guidonia, sua residenza e quartier generale dagli anni 80. Stava bene, era sorridente ed esuberante come sempre. Poi, mercoledì sera, il malore, più grave del solito che l’ha mandata in coma. Laura Biagiotti è stata una delle poche donne che, insieme a Krizia, ha favorito la nascita del made in Italy, un’eccellenza che lei ha sempre difeso e coltivato con grande cura, intelligenza e capacità imprenditoriali, affiancata dal marito Gianni Cigna, prematuramente scomparso nel ’96.
Come spesso raccontava, «ho imparato tutto da mia madre Delia», che negli anni 60 aveva un bellissimo atelier di moda a Roma. Insieme avevano firmato le prime divise dell’Alitalia. Poi Laura, che aveva studiato archeologia, ha affinato le sue capacità negli atelier di Schuberth, Barocco, Capucci. Il suo debutto nel mondo della moda l’aveva fatto insieme a suo marito Gianni a metà degli anni 60, mentre nel ‘72 ha sfilato per la prima volta a Firenze, dove si era subito fatta notare per la passione per il bianco, il colore che ha accompagnato tutta la sua carriera, e l’”abito bambola”, diventato icona di stile e pensato per donne reali, quelle alle quali lei si è sempre ispirata. Nell’80, la sua fama si era affermata anche Oltreoceano, tanto che il New York Times la incoronò «regina del cachemire».
Dotata di grande intuto, Biagiotti era stata la prima a sbarcare in Cina, a Pechino, nell’88, con il suo esercito di trenta modelle e 150 abiti, fotografati sullo sfondo di piazza Tienanmen. Ma non si è limitata a capire che la rotta di Marco Polo sarebbe stata quella giusta per la moda. Nel ’95 ha sfilato a Mosca, al Cremlino, aprendo la strada a tanti altri colleghi. Per le sue capacità imprenditoriali nel ’95 è stata nominata Cavaliere del Lavoro, un riconoscimento di cui andava molto fiera e che esibiva sempre, con la spilletta tricolore, alle sfilate, dove salutava il suo pubblico insieme a Lavinia.
Al collo portava il suo oggetto scaramantico: un piccolo paio di forbici in argento, da cui non si separava mai. Laura Biagiotti era romana e il suo amore per la città eterna l’ha dichiarato in tanti modi. Dedicando a Roma il suo profumo, uno tra i più venduti al mondo, e finanziando interventi da mecenate illuminata. Come il restauro delle fontane di piazza Farnese e la Scala Cordonata in Campidoglio, disegnata da Michelangelo.
Laura Biagiotti ha dato vita anche a una apprezzatissima collezione futurista con le opere di Giacomo Balla, che appartengono alla Fondazione Biagiotti Cigna. Una di queste, un monumentale arazzo, è stata esposta al padiglione Italia all’Expo.
Laura Biagiotti era un vulcano di idee, parlava con una rapidità straordinaria e spaziava dai temi culturali alla politica senza problemi. A Milano ha sempre sfilato al Piccolo Teatro «perché la moda è anche spettacolo». In testa aveva ancora tanti progetti da realizzare, naturalmente insieme a Lavinia, per un business tutto al femminile, partito con mamma Delia, lungo tre generazioni.