Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
E’ in corso la raccolta delle firme per il referendum parzialmente abrogativo della legge elettorale...
• Come sta andando?
Non bene. Bisogna raccogliere cinquecentomila firme, anzi, per sicurezza, seicentomila. E non siamo che a trecentomila. Mancano solo tre settimane alla scadenza dei termini e il rischio di non farcela è alto. Se non si raccolgono, nei tempi previsti, mezzo milione di firme valide (ecco perché è meglio averne seicentomila), il referendum non si potrà fare e i partiti tireranno un sospiro di sollievo.
• I partiti sono contrari al referendum?
A parte Alleanza nazionale, che ha dato un appoggio esplicito, gli altri partiti o sono ufficialmente contrari oppure non si pronunciano, fanno finta di niente e intanto, sotto sotto, boicottano la raccolta. Esemplare, da questo punto di vista, è il comportamento delle due aziende televisive. Rai e Mediaset, ancora una volta d’accordo, stanno semplicemente zitte. Il primo modo per non farsi rompere le scatole dai referendari è infatti questo: far sì che la consultazione venga affossata in partenza. Se la raccolta delle firme non dovesse fallire, i partiti tenteranno di manovrare la Corte costituzionale perché proclami la consultazione non legittima. Quando poi la Corte avrà dichiarato che il referendum è ammissibile, lavoreranno perché la gente non vada a votare (bisogna che almeno il 50 per cento vada ai seggi). Come vede, è una lunga guerra, di cui questa non è che la prima battaglia. Il problema è che, in questo caso, basta perdere una battaglia per perdere la guerra.
• Lei sembra convinto che andare a mettere la firma sia un bene.
Sono convinto per questo: l’attuale legge elettorale, secondo l’opinione di tutti, fa pena, ma, se non ci sarà il rischio del referendum, i partiti non la cambieranno. Se i partiti non cambieranno la legge elettorale, ma ci sarà almeno il referendum, avremo l’occasione di cambiare la legge da noi. Quindi firmare è come minimo opportuno.
• Come fa un referendum a produrre cambiamenti in una legge? Se non ricordo male, il referendum può solo abrogare una legge, cioè cancellarla, col sistema del sì e del no. Non può invece fissare nuove regole.
E’ vero. Ma il referendum di cui stiamo parlando è stato concepito in modo da tagliare dalla legge elettorale in vigore certe frasi, certe parole in modo tale che alla fine ne risulti un testo diverso. A forza di tagli, verrà fuori una nuova legge che avrà le seguenti tre nuove caratteristiche:
1 – il premio di maggioranza verrà dato non più a una coalizione, ma a una singola lista. Il premio di maggioranza sono quei seggi in più che si assegnano al vincitore per consentirgli di avere la maggioranza in Parlamento e governare. Oggi, basta che due partiti dichiarino di stare insieme – cioè formino una coalizione – perché, in caso di vittoria, gli sia assegnato un premio di maggioranza. Domani non sarà più così, cioè sarà inutile formare coalizioni. Se la lista più votata sarà quella del Partito democratico, ebbene il premio di maggioranza andrà al solo Partito democratico. Se sarà quella di Forza Italia, il premio andrà soltanto a Forza Italia. Eccetera.
2 – i tagli all’attuale legge elettorale modificheranno le soglie di sbarramento. Chiamiamo "soglie di sbarramento" i risultati minimi per essere accolti in Parlamento. Nella legge attuale sono concepiti in modo tale che possono entrare praticamente tutti. Dopo il referendum, bisognerà prendere almeno il 4% dei voti per essere ammessi alla Camera. E almeno l’8 per cento per essere ammessi al Senato. Sarà, grazie anche alla modifica del premio di maggioranza (punto 1), la fine della frammentazione. Le ricordo che alle ultimi elezioni si sono presentate 74 liste! Nessuno sa più con esattezza se i partiti che compongono l’attuale coalizione di governo siano nove, dieci, undici o dodici!
3 – infine, il referendum abrogherà quella parte dell’attuale legge elettorale che rende possibile allo stesso candidato di essere eletto in più collegi. Oggi Berlusconi o Prodi si fanno eleggere, mettiamo, in dieci posti diversi e poi, col sistema delle rinunce, decidono loro chi far entrare in Parlamento. Un altro modo, piuttosto odioso, di tenere in vita quella che Rizzo e Stella chiamano nel loro famoso libro la casta.
• Però il referendum non ci permetterà di sceglier noi i candidati da eleggere.
No, le preferenze, assenti nell’attuale legge elettorale, non possono essere introdotte dal referendum, che è abrogativo, cioè può procedere solo per tagli. Per riavere le preferenze, bisogna che il Parlamento vari una nuova legge. Ma – se lo ricordi – senza lo stimolo del referendum, non ci sarà nessuna nuova legge. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 1/7/2007]
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