Espedita Fisher, Clausura, Castelvecchi, 2007, 260 pagine, 16 euro., 2 luglio 2007
Libro in Gocce: Preghiera. Suor Elena, Clarissa, è entrata nel monastero di clausura di Città della Pieve quattro anni fa
Libro in Gocce: Preghiera. Suor Elena, Clarissa, è entrata nel monastero di clausura di Città della Pieve quattro anni fa. Laureata in chimica, assunta in un’azienda farmaceutica, un fidanzato, sempre scontenta, non riusciva a togliersi di mente un verso di Montale: "Tutte le cose portano scritto: più in là". "Il vuoto cresceva", finché non entrò nell’abbazia dove passava tutti giorni per recarsi al lavoro, e ritrovò la pace sull’inginocchiatoio ripetendo le preghiere imparate a memoria al catechismo. "E la preghiera aprì la strada". Quotidiani. Le suore del monastero di clausura di Città della Pieve leggono liberamente i quotidiani (tranne le suore in formazione, che leggono solo gli articoli selezionati dalla loro maestra). In caso di notizie tragiche, come le calamità naturali, per prima cosa digiunano. Assoluti. Suor Maria Erika si sarebbe anche sposata se avesse trovato l’uomo giusto. Per un ragazzo una volta nutrì una gran simpatia, e lui era perfino disposto ad accettare un rapporto libero finché lei non si fosse chiarita le idee: "Per dare me stessa a un altro avrei dovuto sentirmi una cosa sola con lui… Sono per gli assoluti. Mi butto in quello che faccio, non tengo niente, mai niente, da parte". Professione perpetua. Suor Alina, Clarissa urbanista, fin da piccola, quando le chiedevano che cosa volesse fare da grande, rispondeva: "Andrò in monastero". Non che i ragazzi non le siano mai piaciuti, ma la vocazione monastica è stata irresistibile e la rinuncia a una vita sentimentale le ha offerto nuove possibilità affettive. All’inizio percepiva il Cristianesimo con più forza: "Ora non lo sento tanto presente, ma è così in tutte le ”coppie”". Quest’anno farà la Professione Perpetua: " un passo decisivo come il matrimonio". Risposte. Suor Maddalena, Clarissa urbanista, aveva due passioni: nuotare (a livello agonistico), e l’arte (studiata all’Accademia delle Belle Arti). Aveva anche un fidanzato, che da Roma la raggiungeva a Milano per vederla. "Lo amavo, ma cominciavo a sentire dentro di me la grande sete di un amore universale". Così partì per la Colombia, al seguito di una missione del Volontariato Internazionale dello Sviluppo. Al ritorno, a ventiquattro anni, le rimaneva una domanda, sul significato dell’esistenza, e trovò la risposta in monastero. Badessa. Suor Benigna, Clarissa cappuccina, è stata la prima della famiglia a entrare in monastero, seguita da una sorella e da una nipote. Classe 1927, in monastero dal 1952, adesso è badessa, cammina col girello, sempre più spesso la mattina non ha voglia di alzarsi per andare al coro, ma il pensiero che le sorelle siano contente di vederla le fa vincere la tentazione. Un tempo dirigeva la sartoria del monastero, adesso al massimo rattoppa gli abiti delle suore. "Alcuni monaci cistercensi scavavano tutte le mattine la loro fossa. Anch’io aspetto con ansia la morte, non ho più paura di niente, né per me né per gli altri". Modernità. Suor Giovanna, Trappista, appartiene a una congregazione dove è concessa grande libertà spirituale, ma auspica un affrancamento dall’autorità maschile: "Accade che i preti diventino paternalisti. Le suore si avvezzano a loro, senza trovare la forza interiore di risolvere questioni anche delicate. Non è facile spezzare il cerchio". Elezioni. Nella congregazione di Maria Socorro, la sera è dedicata alla lettura dei giornali, soprattutto le pagine politiche. In periodo elettorale le suore invitano i candidati per chiedere loro un governo del Bene e in seguito pregano perché le loro intenzioni siano purificate. Madri. Suor Giovanna Francesca, Visitandina, classe 1942, già professoressa di Storia e geografia, vedova di Ignazio, di vent’anni più grande, professore all’Istituto d’Arte, con cui ebbe quattro figli. Con lui si era dedicata alla politica, in Sicilia, schierandosi con la Sinistra (fu eletta sindaco di Castel di Lucio). Morto Ignazio, nel 1992, abbandonò politica e figli, e si chiuse in monastero: "Venire qui non voleva dire dimenticarli, piuttosto amarli meglio". Incenso. "Di solito, se sei nel giusto, ti capiscono in pochi. Il mondo non è un posto per saggi. Siamo come i turiboli dell’incenso: bruciando purifichiamo ciò che ci circonda" (Suor Benigna).