Sergio Romano, Corriere della Sera 2/7/2007, 2 luglio 2007
Caro Romano, tra i personaggi italiani coraggiosi citati lei ha ricordato che «Luigi Einaudi fu l’autore del severo risanamento economico e monetario del dopoguerra»
Caro Romano, tra i personaggi italiani coraggiosi citati lei ha ricordato che «Luigi Einaudi fu l’autore del severo risanamento economico e monetario del dopoguerra». Desidero aggiungere che il Presidente Einaudi ebbe anche un altro merito. Quando venne scritta la Costituzione italiana, Einaudi suggerì le seguenti parole che leggiamo nell’articolo 81: «Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte». Chiarissimo, ma non per i nostri amministratori politici che già a fine degli anni Ottanta, attraverso decreti legge urgenti e ignorando l’art. 81 di Einaudi, crearono un debito pubblico di due milioni di miliardi di vecchie lire; debito che ancora oggi non abbiamo cancellato e costa ai contribuenti la pressione fiscale più alta in Europa. Franco Vicentini franco.vicentini@libero.it • Con l’articolo 81 Luigi Einaudi sperava di eliminare ogni possibile mercanteggiamento sulla legge proposta dal governo per il bilancio dello Stato. Il Parlamento, in altre parole, avrebbe avuto il potere di approvare o disapprovare, come accade del resto in altre democrazie. Per superare l’ostacolo fu introdotta nel 1978 la legge Finanziaria con cui il Parlamento discute e modifica le proposte del governo in materia di entrate e spese. Terminato il grande mercanteggiamento sulla Finanziaria si passa in un momento successivo all’approvazione del bilancio. L’articolo 81 viene così apparentemente rispettato, ma, di fatto, aggirato.