Marco Imarisio, Corriere della Sera 2/7/2007, 2 luglio 2007
BOLOGNA
Il ragazzo che si accanisce a colpi di spranga contro le vetrine della Banca di Roma ha un nome, e anche un cognome. Era il 21 giugno, a Bologna il corteo di protesta contro la manifestazione di Forza Nuova stava andando bene, al netto dei cori contro la chiesa e Cofferati. Alle dieci di sera alcuni anarchici avevano deciso di uscire dal gruppo per dedicarsi alla filiale dell’istituto di credito. Parapiglia, lacrimogeni, qualche petardo contro la polizia.
Uno di loro è stato fotografato in corso d’opera e riconosciuto dalla Digos in quanto suo cliente abituale. La denuncia per danneggiamento aggravato, travisamento, e porto di oggetti atti a offendere è arrivata in Procura, che ha provveduto ad iscrivere nel registro degli indagati.
Il ragazzo, neanche più tale con i suoi 32 anni, si chiama Gabriele Onofri. Suo padre è l’economista Paolo Onofri, ex collaboratore di Romano Prodi e Giuliano Amato, un personaggio molto stimato, a Bologna ed altrove.
«Dove c’è casino, lui non manca mai», è la definizione che viene data in questura di Onofri figlio. Denunce per scontri a manifestazioni avvenute a Roma, un arresto per furto d’auto. Segnalato a Rostock prima del G8, è tornato in Italia per non mancare l’appuntamento contro la visita di Bush nella capitale. Il suo nome appare nelle indagini ancora in corso sul Fai, Federazione anarchici informale, ritenuta responsabile dei plichi bomba che allietarono il Natale del 2005 a Romano Prodi. un attivista del collettivo Fuori luogo, assurto ai disonori delle cronache per aver distribuito un opuscolo diffamatorio su Marco Biagi durante un congresso all’università nel marzo scorso. Otto componenti del gruppo sono sotto inchiesta per apologia di terrorismo e associazione con finalità di terrorismo. Il 31 maggio Gabriele è stato perquisito per questo episodio.
Nel volantino elaborato da Fuori luogo, il giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse veniva definito «uno che studiava come prendere alla gola i poveri», che sarà anche stato una brava persona «ma aveva delle responsabilità, e le responsabilità si pagano». Gabriele Onofri fa parte dell’indistinto minestrone di anarchismo e ribellismo che da sempre si agita a Bologna, assumendo forme diverse.
La sua storia emerge soprattutto perché completamente opposta a quella di suo padre. Paolo Onofri è professore di Politica economica all’università, è segretario generale dell’Associazione per le previsioni econometriche Prometeia, è stato uno dei consiglieri di Romano Prodi, che ai tempi del suo primo governo gli aveva affidato la presidenza della commissione di studio per la riforma dello stato sociale, e di Giuliano Amato quando era Presidente del Consiglio. Adesso che ha scelto di dedicarsi soltanto agli studi e all’insegnamento, rimane come una delle personalità più in vista della città. Paolo Onofri è amico di Prodi, conosceva bene e stimava Marco Biagi, con il quale aveva a lungo collaborato quando entrambi erano consulenti governativi. Erano sulla stessa lunghezza d’onda riformista, al punto che prima di individuare Biagi come bersaglio, le Brigate rosse avevano fatto una inchiesta sul suo conto, come emerse dai file sequestrati al computer della terrorista Cinzia Banelli.
L’ultima impresa di Gabriele ha prodotto uno dei piccoli maremoti della politica bolognese. Il giorno dopo la manifestazione, i «cofferatiani» dei Ds hanno attaccato Rifondazione comunista, presente in corteo, con la solita accusa di tenere il piede in due scarpe, di lotta e di governo. Le conseguenze giudiziarie di quella giornata hanno invece certificato una cosa nota da tempo, ovvero le frequentazioni ed il comportamento di Gabriele. I figli sono una croce, si dice sempre. Paolo Onofri non si è mai espresso in questi termini. Ai giornalisti che periodicamente lo chiamavano per dirgli che il nome di suo figlio era presente nelle carte di qualche inchiesta, ha sempre mostrato un dolore consapevole. Sono anni che non ha più rapporti con Gabriele. andato via da molto tempo. Si rifiuta di parlare con lui, anche quando viene a trovare sua madre. un figlio che vede nel padre l’incarnazione di quel che più disprezza, ed il fatto che sia stimato dall’establishment ai suoi occhi è un’aggravante. Le forti divergenze ideologiche hanno scavato un fossato umano che nel tempo si è sempre più allargato. Onofri dice che si tratta di un suo fallimento. una valutazione personale. Quelle degli altri, invece, dovrebbero tener presente che se le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, è vero anche il contrario.