
Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il processo di Perugia, cominciato ieri, è un evento mondiale. Sono arrivati in città, oltre ai giornalisti italiani, i rappresentanti di sessanta testate di tutto il mondo, e specialmente colleghi americani, tedeschi e inglesi. Ricordiamo che la vittima, Meredith Kercher, era inglese. E che l’imputata principale, ormai una star della cronaca nera, è Amanda Knox, ventunenne di Seattle, Stati Uniti. Quanto alla Germania, è in Germania che venne arrestato Rudy Guede, nato in Costa d’Avorio, il piccolo spacciatore che, subito dopo il fatto, era scappato all’estero. Quello che attira l’attenzione del pubblico di mezzo mondo è naturalmente l’elemento sessuale che trapela dall’omicidio, le ombre che paiono rivelare la vita dissoluta dei protagonisti, la bellezza dell’imputata, la presunta innocenza della vittima, apparentemente l’agnello sacrificale di una serata di vizi…
• Possiamo affermare tutto questo con certezza?
Beh, sta scritto nel capo d’imputazione. Vuole sentire? Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede sono accusati di avere «ucciso Kercher Meredith mediante strozzamento e conseguente rottura dell’osso ioide e profonda lesione alla regione antero-laterale sinistra e laterale destra del collo, da arma da punta e da taglio e, quindi, shock metaemorragico con apprezzabile componente asfittica secondario al sanguinamento e approfittando dell’ora notturna e dell’ubicazione isolata dell’appartamento condotto in locazione dalla stessa Kercher e dalla stessa Knox, oltre che da due ragazze italiane, sito in via della Pergola 7, commettendo il fatto per motivi futili, mentre il Guede, col concorso degli altri, commetteva il delitto di violenza sessuale».
• Mi pareva di ricordare che secondo un’altra tesi Meredith fosse almeno in parte consenziente.
L’accusa pensa che Raffaele la tenesse ferma e che l’americana le passasse il coltello lungo la gola. Ma stia a sentire. Raffaele e Amanda sono anche imputati di «avere portato fuori dall’abitazione di Sollecito, senza giustificato motivo, un grosso coltello da punta e da taglio lungo complessivamente cm 31 (sequestrato al Sollecito il 6 novembre 2007)».
• Ah, allora l’arma è stata ritrovata. Il coltello è quello.
Così dice l’accusa. Ma questo è uno dei punti più contestati del processo e sui quali la difesa appare più forte. Prove schiaccianti che quel coltello sia proprio di Sollecito non ce ne sono. E il fatto che Raffaele fosse un collezionista di coltelli non è evidentemente una prova. Amanda e il suo ex fidanzatino sono accusati anche di furto «perche si impossessavano della somma di euro 300 circa, di due carte di credito, entrambe del Regno Unito, e di due telefoni cellulari appartenenti alla stessa Meredith». Di simulazione di reato per avere «simulato il tentato furto con effrazione nella camera dell’appartamento di via della Pergola abitata da Romanelli Filomena, rompendo il vetro della finestra con una pietra prelevata nelle vicinanze dell’abitazione che veniva lasciata nella stanza, vicina alla finestra, il tutto per assicurarsi l’impunità dei delitti di omicidio e violenza sessuale, tentando di attribuirne la responsabilità a sconosciuti penetrati, a tal fine, nell’appartamento». La sola Amanda deve rispondere anche di calunnia per aver sulle prime chiamato in causa Patrick Lumumba, risultato poi del tutto estraneo ai fatti.
• Com’è andata ieri?
Prima udienza, la cosa s’è risolta con le solite schermaglie dell’esordio. Tutte le eccezioni sollevate dalla difesa sono state respinte. Il processo si svolgerà a porte aperte (gli avvocati della vittima avevano chiesto le porte chiuse per non mettere a rischio la memoria di Meredith), ma non si potranno far foto o riprese televisive. A dire il vero la regola era appena stata enunciata che sono entrati Amanda e Raffaele e i fotografati hanno fatto scattare un migliaio di flash. Raffaele s’è tagliato i capelli, è dimagrito, s’è presentato con una maglione verde infilato su un’altra maglia pure verde. Nervoso. Amanda era in jeans, felpa grigia, maglietta a righe, capelli sciolti tenuti da una pinza. Ha sorriso e s’è detta sicura di essere assolta, se le prove dovranno veramente formarsi durante il processo. Non sarà semplice, dato che Rudy Guede è già stato condannato.
• Già, com’è la storia che uno dei tre è già stato condannato?
Perché aveva chiesto il rito abbreviato, sperando di averne qualche vantaggio. stato condannato a 30 anni invece che all’ergastolo. Verrà a testimoniare contro i due imputati. Raffaele sostiene di non averlo mai visto prima dell’incontro, alla fine di ottobre, in un’aula di giustizia. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 17/1/2009]
(leggi)