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 2007  giugno 16 Sabato calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano
Il Presidente del Senato è Franco Marini
Il Presidente della Camera è Fausto Bertinotti
Il Presidente del Consiglio è Romano Prodi
Il Vicepresidente del Consiglio è Massimo D’Alema
Il Vicepresidente del Consiglio è Francesco Rutelli
Il Ministro degli Interni è Giuliano Amato
Il Ministro degli Esteri è Massimo D’Alema
Il Ministro della Giustizia è Clemente Mastella
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Tommaso Padoa-Schioppa
Il Ministro della Difesa è Arturo Parisi
Il Ministro della Pubblica Istruzione è Giuseppe Fioroni
Il Ministro delle Infrastrutture è Antonio Di Pietro
Il Ministro dello Sviluppo economico è Pier Luigi Bersani
Il Ministro delle Politiche agricole è Paolo De Castro
Il Ministro della Salute è Livia Turco
Il Ministro delle Comunicazioni è Paolo Gentiloni
Il Ministro del Commercio estero è Emma Bonino
Il Ministro dei Trasporti è Alessandro Bianchi
Il Ministro del Lavoro e Previdenza sociale è Cesare Damiano
Il Ministro della Solidarietà sociale è Paolo Ferrero
Il Ministro di Beni e Attività culturali è Francesco Rutelli
Il Ministro dell’ Ambiente è Alfonso Pecoraro Scanio
Il Ministro di Università e ricerca scientifica è Fabio Mussi
Il Ministro di Affari regionali e autonomie locali è Linda Lanzillotta (senza portafoglio)
Il Ministro dell’ Attuazione programma di governo è Giulio Santagata (senza portafoglio)
Il Ministro dei Diritti e Pari Opportunità è Barbara Pollastrini (senza portafoglio)
Il Ministro delle Politiche comunitarie è Emma Bonino (senza portafoglio)
Il Ministro delle Politiche giovanili e Attività sportive è Giovanna Melandri (senza portafoglio)
Il Ministro delle Politiche per la famiglia è Rosy Bindi (senza portafoglio)
Il Ministro di Riforme e innovazione nella Pubblica Amministrazione è Luigi Nicolais (senza portafoglio)
Il Ministro di Riforme istituzionali e Rapporti con il Parlamento è Vannino Chiti (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Mario Draghi
Il Presidente della Fiat è Luca Cordero di Montezemolo
L’ Amministratore delegato della Fiat è Sergio Marchionne
Il Segretario Nazionale dei Democratici di Sinistra (DS) è Piero Fassino
Il Segretario Nazionale dei Popolari-UDEUR è Clemente Mastella
Il Leader dell’ Italia di Mezzo è Marco Follini
Il Coordinatore Nazionale di Sinistra Democratica è Claudio Fava

Nel mondo

Il Papa è Benedetto XVI
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è George Walker Bush
Il Presidente del Federal Reserve System è Ben Bernanke
Il Presidente della BCE è Jean-Claude Trichet
Il Presidente della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Mikhail Fradkov
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Hu Jintao
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è Tony Blair
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è Nicolas Sarkozy
Il Primo Ministro della Repubblica francese è François Fillon
Il Re di Spagna è Juan Carlos I
Il Presidente del Governo di Spagna è José Luis Rodríguez Zapatero
Il Presidente dell’ Egitto è Hosni Mubarak
Il Primo Ministro di Israele è Ehud Olmert
Il Presidente della Repubblica Turca è Ahmed Necdet Sezer
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pratibha Patil
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Manmohan Singh
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Mahmud Ahmadinejad

Il Fatto del giorno sulla fine del petrolio

La British Petroleum – la compagnia petrolifera nota con la sigla BP – ha diffuso mercoledì scorso un suo studio nel quale si sostiene che abbiamo petrolio in abbondanza per almeno altri quarant’anni e che quindi non è alle porte nessuna crisi energetica. Il quotidiano The Independent ha replicato il giorno dopo che questa stima è fallace e che la crisi del petrolio comincerà invece tra quattro anni, cioè nel 2011. Il pubblico inglese è rimasto impressionato anche dalla forza giornalistica con cui The Independent ha voluto sostenere la sua tesi: un enorme titolo in prima pagina, bagnato da una miriade di gocce nere.

• Come stanno le cose?
The Independent riprende le tesi del geologo Colin Campbell, il quale prevede la fine del petrolio da un pezzo. Negli ultimi trent’anni l’ha collocata via via nel 1989, nel 1995, nel 2002 e nel 2005. È chiaro che prima o poi ci azzeccherà. Del resto la fine del petrolio è stato un cavallo di battaglia del Club di Roma diretto da Aurelio Peccei negli anni Settanta. Il club organizzava convegni molto impressionanti, con tanto di grafici dai quali risultava che il petrolio sarebbe finito intorno al 1980 o 81.

• Dunque, stiamo tranquilli, i profeti di sventura hanno torto.
Piano. C’è la faccenda del “picco di Hubbert” che rende la cosa piuttosto preoccupante. Marion King Hubbert, un geofisico della Shell, negli anni Cinquanta predisse che la quantità di petrolio che poteva essere estratta dai pozzi degli Stati Uniti avrebbe raggiunto il suo massimo (il “picco”) nel 1970, per poi calare rapidamente. Fu preso a ridere, ma nel 1970, effettivamente, gli Stati Uniti estrassero dai loro pozzi nove milioni di barili al giorno, una cifra mai raggiunta prima di allora, e dal 1971 in poi cominciarono invece a estrarre sempre meno petrolio. Oggi la produzione quotidiana è di poco superiore ai cinque milioni di barili e si sa già che l’anno prossimo, e negli anni successivi, la produzione sarà sempre più bassa. Dunque, relativamente all’America, la previsione di Hubbert è risultata esatta al cento per cento.

• E che cosa ha previsto Hubbert relativamente al resto del mondo?
Il punto-chiave riguarda questo famoso picco perché non è che un giorno ci sarà tutto il petrolio che vogliamo e il giorno dopo non ce ne sarà più neanche una goccia. In un certo giorno, non troppo lontano, avremo consumato il 50 per cento di tutto il petrolio che era disponibile all’inizio, e quello sarà il picco (detto, appunto, picco di Hubbert). Da quel momento in poi, la quantità di petrolio disponibile sarà sempre di meno e il prezzo del barile sarà sempre più alto. Vale a dire: saremo in crisi. In altri termini: per entrare in crisi non sarà necessario aver prosciugato i pozzi, basterà aver dimezzato le riserve.

• Che succederà a quel punto?
Uno studioso del problema, che si chiama David Goodstein e insegna al California Institute of Technology, ha previsto due scenari. In quello peggiore, il mondo sta fermo fino a che il prezzo impossibile del petrolio non ci morde le carni (perdoni l’espressione). Si scopre allora che non c’è abbastanza tempo per produrre, distribuire e consumare combustibili alternativi. Inflazione mondiale galoppante, recessione, miliardi di persone che ricorrono al carbone, un effetto serra devastante che rivoluziona il clima terrestre, guerre ed del Medio Oriente, il posto che oggi produce il 65 per cento del petrolio e che a quel punto, tutto a un tratto, sarà privo di risorse e di importanza. Tutto questo prima del 2100.

• Mamma mia. E lo scenario migliore?
Citiamo Goodstein (Il mondo in riserva, Università Bocconi, 2004): « Le turbolenze che seguono il raggiungimento del ”picco di Hubbert” dànno la sveglia al mondo intero. Un’economia basata sul metano riesce a fronteggiare nel breve periodo il divario tra domanda e offerta di petrolio, mentre si costruiscono nuove centrali nucleari e si diffondono le infrastrutture per lo sfruttamento di combustibili alternativi. Il mondo legge con ansia sulle prime pagine dei giornali le stime sui picchi di Hubbert per l’uranio e gli scisti». Perché il picco di Hubbert riguarda tutte le risorse disponibili, naturalmente. Dice ancora Goostein: «Questo è il secolo in cui dobbiamo imparare a vivere senza combustibili fossili. Potremmo cercare per tempo un’alternativa ai combustibili fossili. Oppure rassegnarci a tornare allo stile di vita del Settecento, quando i combustibili fossili erano tutti al loro posto, intatti. Ciò però comporterebbe, fra le altre cose, l’eliminazione del 95 per cento della popolazione mondiale...». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 15/6/2007] (leggi)

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