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 2007  giugno 16 Sabato calendario

Fayyad Salam

• Tulkarem (Israele) 1952. Politico. Palestinese. premier nel governo d’emergenza nominato da Abu Mazen nel giugno 2007 • «Undici notti rinchiuso con Yasser Arafat hanno insegnato a Salam Fayyad che il potere, quando degenera, vuole mantenere il controllo su tutto. Anche sull’aria condizionata. Fuori i bulldozer e i blindati israeliani, in uno degli assedi alla Muqata, era il 2003. Dentro il raìs, Fayyad, un paio di guardie del corpo. E il caldo di certi giorni di settembre, sulle montagne di Ramallah. Ogni sera, Fayyad e uno degli assistenti accendevano il condizionatore per poi svegliarsi madidi di sudore, perché Arafat, infreddolito, spegneva la macchina. Il telecomando non si trovava più, scomparso: dopo aver rovistato la stanza, i co-inquilini avevano capito che Yasser lo teneva sotto al cuscino. Negli anni in cui è stato ministro delle Finanze (tra il 2002 e il 2005), Fayyad ha cercato di stabilire il controllo sul telecomando che muoveva i soldi nell’Autorità palestinese. Perché considerava “moralmente sbagliato” che i militari e i poliziotti delle forze di sicurezza venissero pagati in contanti uno a uno. Che ogni mese circolassero 20 milioni di dollari in buste di plastica. Che quei soldi potessero finire nelle tasche sbagliate o a finanziare proprio quella violenza che i soldati avrebbero dovuto fermare. Un fagiolo dopo l’altro ha anche rintracciato 600 milioni di dollari investiti dall’Autorità e da Arafat in 79 società (tra cui un locale per bowling a New York). Ha chiesto a Standard & Poor’s di esaminare il valore del fondo e ha istituito un’agenzia per supervisionarlo. Ha agito come gli hanno insegnato negli anni vissuti in America, tra l’università del Texas, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Dagli Stati Uniti si è portato dietro anche la passione per le sigarette Winston e l’abitudine di bere il caffé in una tazza, non nelle porcellane grandi come un ditale, usate dagli arabi. Dagli Stati Uniti si è portato dietro il nomignolo “l’americano”, che per Hamas diventa dispregiativo: troppo vicino all’Occidente, piace troppo alla Casa Bianca. Capelli grigi come i completi gessati che adora indossare [...] è cresciuto in Cisgiordania, a Tulkarem, figlio e nipote di deputati nel parlamento di Amman, dove la famiglia è fuggita nel 1968, dopo la conquista israeliana dei territori: Fayyad era un adolescente che studiava al liceo e non sarebbe ritornato tra i palestinesi per 27 anni. Fino al 1995, “quando mi sono sentito un po’ in colpa a leggere il Washington Post nel giardino della mia villa in Virginia”. Le speranze suscitate dagli accordi di Oslo l’hanno riportato a casa, il collasso di quelle illusioni non l’ha fatto scappare. “Non ci ho mai pensato — ha raccontato al New York Times —. Stare qui mi dà l’opportunità di costruire istituzioni che potrebbero durare”. Alle elezioni vinte da Hamas [...] si è presentato con il suo partito, Terza Via, fondato assieme ad Hanan Hasrawi. I fondamentalisti gli hanno offerto il posto di premier, che alla fine ha rifiutato perché l’organizzazione ha respinto una serie di condizioni, tra cui il riconoscimento di Israele. Hanan Hasrawi aveva spiegato che Terza Via “si oppone alla legge islamica e alla resistenza violenta contro lo Stato ebraico. Non è possibile trovare un accordo su queste basi”. Dopo l’intesa alla Mecca in febbraio, è tornato come ministro delle Finanze nel governo di unità nazionale collassato sotto i colpi dei kalashnikov e sotterrato dalla decisione di Abu Mazen. [...]» (Davide Frattini, “Corriere della Sera” 16/6/2007).