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 2007  giugno 16 Sabato calendario

Marco Ventura Roma. L’esame? Che ci vuole. Una mini videocamera nel bottone della camicia, collegata con uno schermo da 32 pollici «sdraiato» sui sedili posteriori di una jeep fuori sul marciapiede della scuola, tre amici complici dentro con i libri di testo, auricolari e la reperibilità del tecnico delle cimici

Marco Ventura Roma. L’esame? Che ci vuole. Una mini videocamera nel bottone della camicia, collegata con uno schermo da 32 pollici «sdraiato» sui sedili posteriori di una jeep fuori sul marciapiede della scuola, tre amici complici dentro con i libri di testo, auricolari e la reperibilità del tecnico delle cimici. A patto d’avere tutto questo, il resto è un gioco da liceali. Appunto. Alessandro, il direttore delle vendite in un defilato negozietto (Spytech) sulla collina dei Parioli, ancora se la ride. «Quando ho visto quella scena mi sono detto che avevo creato un mostro». Al mostro, un liceale sicuro di non riuscire con le proprie forze ad affrontare il compito in classe, non è rimasto che far scorrere davanti al video-bottone il foglio coi quesiti, mentre gli amici che lo dirigevano dalla jeep («Ecco, un po’ giù, lento, ora a sinistra, ecco, bravo, sta’ fermo!») ricopiavano dallo schermo collegato all’accendisigari con un inverter per trasformare i 12 volt nei 220 necessari a illuminare l’immagine. Ancora qualche minuto di amichevole trust di cervelli sulle risposte, prima di scandirle con la trasmittente nell’orecchio del mostro (di bravura, hanno certificato gli sbigottiti insegnanti). Esame sotto dettatura audio-video. «L’unico intoppo fu che non riuscivano a accendere l’lcd, il visore. Mi chiamarono trafelati, quando arrivai rimasi a bocca aperta. Collegai un filo e... tac». Nei concorsi pubblici il sistema non funziona. «Ci sono fuori i carabinieri con lo scanner». Alessandro giura che la stagione degli esami gli manda alle stelle le vendite di auricolari e candid camera. Nessuno vuole rovinarsi il mare con una bocciatura e se la tecnologia fa il miracolo di concentrare un pasto in una pillola di calorie, perché mai non dovrebbe trasformare un asino in un’aquila? Metamorfosi moderne. Alessandro è capace di estrarre dal cilindro della sua bottega un armamentario completo della spia fai-da-te. Cartellini spiegano che l’uso improprio di alcuni strumenti può violare la legge sulla privacy. «Io vendo, l’uso m’interessa solo per capire ciò che vuole il cliente. Arrivano dicendo che sono qui per un amico che... sai... si vergogna... Alla fine la verità salta fuori e possiamo cominciare a ragionare». Nelle vetrine gli oggetti più comuni nascondono l’occhio di una telecamera che ti guarda attraverso un forellino di meno di un millimetro, o una microspia che ti ascolta come il timpano di un pidocchio: calcolatrici, pacchetti di sigarette, coste di libri, orologi a muro, cappelli col sottofondo, manici di ombrelli svitabili, ciabatte a parete, penne, occhiali, mouse di computer... L’insidia si annida ovunque. La più perfida è quella inoculata attraverso un programma nello spyphone, un telefono-spia. Un normalissimo telefonino diventa così un TP, Target Phone, un telefono-bersaglio, semplicemente programmandolo per inviare a un numero predefinito la copia degli sms in entrata e in uscita, i riferimenti della cella a cui è agganciato per individuare la posizione di chi lo usa, e il messaggio di accensione. Se sganci duemila dollari per l’apparecchio e lo regali a tua moglie o a tuo figlio, loro sono tutti contenti e da quel momento sono anche fregati, perché con un sms invisibile ricevono un codice che ti consente, da un altro telefonino, il tuo, di inserirti in qualsiasi momento nelle loro conversazioni («Al massimo - ammette coscienzioso Alessandro - puoi avvertire un bip»), e addirittura attivare lo spyphone come microfono ambientale con raggio d’azione illimitato, perché gsm. Commento: whow! «L’unico svantaggio rispetto alla microspia tradizionale è la qualità del segnale. La microspia in un pacchetto di sigarette è più sensibile: anche se infilata nella tasca di un cappotto chiuso dentro un armadio, becca quel che dici alla perfezione». Un altro whow! Se poi la microspia è collegata alla presa con una finta ciabatta, può trasmettere in continua con un raggio di mezzo chilometro. «L’utilizzo? A volte faccio finta di non sentire. Però spesso è a fin di bene, per esempio per vigilare sui figli minorenni. Non è facile, i diciassettenni di oggi sono più smagati dei genitori, e anche le mogli. Se il cliente è un imbranato e non riesce a impiantare due fili, arrivo io, mi presento come idraulico, elettricista, e sistemo tutto in due minuti. I peluche con le microcamere negli occhi collaudano le babysitter. So di alcune, pizzicate a chiudere a chiave la porta la mattina e riaprirla la sera poco prima del ritorno dei genitori». Ci sono i datori di lavoro che inquadrano la cassa per le sottrazioni di contante. E i guardoni, i voyeur. «La mia ragazza lo sa che quando andiamo in un albergo la prima mezz’ora ho da fare, il giorno che la bonifica mi dà esito positivo abbiamo vinto due mesi di vacanza gratis!». Infine, c’è lo spionaggio industriale tra avvocati, commercialisti, imprenditori. E sfizi come il voice changer, che ti manda la voce in falsetto facendoti donna o bambino. Sul fronte della difesa, la linea illegale dei taser, gli storditori elettrici, sta qui per bellezza, come le valigie antirapina che in America scaricano addosso allo scippatore fino a tre scariche da 100 mila volt l’una («Non di più, sennò l’ammazzi»), o i Jammer, che inibiscono tutti i segnali gsm dei paraggi. Come per George W. Bush. Può addirittura capitare di fare, senza saperlo, concorrenza a se stessi. Un cliente deluso è tornato da un collega di Alessandro protestando che la registrazione era piena di «zot!», poi si è scoperto (per via della società fatturata) che la moglie aveva acquistato dallo stesso fornitore i disturbatori di segnale, bonificatori che mandano suoni su frequenze da sordi, accecando le cimici. Non sarebbero inutili nelle aule della maturità. Rilevatori di radiofrequenze in mano ai professori? Whow! Stampa Articolo