(Giovanni Gagliardi, Repubblica.it 16/6), 16 giugno 2007
Il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini e la moglie Daniela Di Sotto si separano. L’avvocato che assiste i due coniugi è Daniela Bongiorno, che ha diffuso la notizia: «Percorsi di vita differenti hanno determinato un progressivo allontanamento, che, se non ha minimamente intaccato i sentimenti di stima e affetto reciproci, rende tuttavia impossibile continuare il rapporto coniugale con la serenità e lo spirito di condivisione necessari»
Il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini e la moglie Daniela Di Sotto si separano. L’avvocato che assiste i due coniugi è Daniela Bongiorno, che ha diffuso la notizia: «Percorsi di vita differenti hanno determinato un progressivo allontanamento, che, se non ha minimamente intaccato i sentimenti di stima e affetto reciproci, rende tuttavia impossibile continuare il rapporto coniugale con la serenità e lo spirito di condivisione necessari». Eppure pochi mesi fa in un’intervista al settimanale Chi, Daniela Di Sotto spiegava: «Abbiamo i nostri spazi, per questo andiamo d’accordo». E aggiungeva che dopo 25 anni, le cose che tenevano unito il loro matrimonio erano «l’amore per la famiglia, per lo sport, per la cucina». Le differenze tra Fini e la moglie erano tante: lui con la passione della politica, dei salotti, delle immersioni subacquee, lei la fobia per l’acqua, l’amore per il cinema e soprattutto per lo stadio e la Lazio. Eppure il matrimonio andò avanti, anche quando si sparse la voce di una love story tra il leader di An e l’ex ministro Stefania Prestigiacomo. La Di Sotto spiegava: «In quell’occasione mi è dispiaciuto che il pettegolezzo riguardasse una signora con un figlio piccolo. Tra noi due abbiamo risolto tutto parlando, come sempre», e poi accusava i «calunniatori e cretini, bastardi schifosi» che avevano creato il caso. Senza giri di parole descriveva lo «squallore» dei salotti, «le donne senza dignità» che facevano piedino a Gianfranco o si avvicinavano a lui «chinandosi per mostrare le tette. E io le puntavo: ”Scusa, bella, se stai piegata così o se stai in piedi, che te cambia?”». Il marito invece la difese quando L’espresso pubblicò alcune sue telefonate nell’ambito di un’indagine sulla sanità, nel 2005. La donna diceva di essersi «rotta il cazzo». E ancora: «Sono andata a sbattermi il culo con Storace», a proposito di un presunto favore chiesto all’ex governatore del Lazio. Quella volta Fini parlò di «una gogna mediatica» nei confronti della moglie. I due si conobbero nel 1971, in una sede di partito a Roma: «Per me, che militavo nel Msi, la politica è sempre stata una passione. La prima cosa che mi ha colpito di lui è stato il lungo e brutto cappottone di pelle, e il suo strano modo di parlare. Lo chiamavano Tortellino; era il ”71 ed era appena arrivato da Bologna». All’epoca Daniela Di Sotto lavorava come tastierista al Secolo d’Italia, ed era ancora sposata con Sergio Mariani detto Folgorino, mandato al soggiorno obbligato in Sardegna. Lei voleva rompere il matrimonio, lui si sparò. «Quelli del partito - racconta Daniela Fini - emisero subito la loro odiosa sentenza: si schierarono tutti contro di me».