Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Le Terre di Trappist
La Nasa dice che a poco meno di 40 anni luce da noi si trova un sistema solare (per dir così) simile al nostro, cioè una stella della classe «nane rosse» intorno a cui ruotano sette pianeti e tre di questi pianeti sarebbero delle simil-Terre...
• Extraterrestri?
Piano. La faccio riflettere sui 40 anni luce. L’anno luce è l’unità di misura che si adopera in astronomia. Per darle un’idea: se il Sole fosse a Milano e la Terra fosse a Roma, Mercurio si troverebbe più o meno dalle parti di Firenze e sarebbe grande come un pisello. Vale a dire: l’Universo è un immenso, inimmaginabile posto vuoto. Le distanze in questo posto vuoto, se nominate col solito nostro sistema dei chilometri, costringerebbero gli scienziati ad adoperare numeri con molti zeri. Ecco quindi l’invenzione dell’anno luce (anzi anno-luce): lo spazio che la luce percorre in un anno di cammino. La luce viaggia nel vuoto a una velocità, impossibile da superare, di circa 300 mila chilometri al secondo. In un anno ci sono 31 milioni e mezzo di secondi. Quindi un anno-luce corrisponde a circa 9.500 miliardi di chilometri (9.500.000.000.000 o, più esattamente, 9.460.730.472.581). Moltiplichi questo numero immenso per 40 e avrà la distanza dalla Terra del nuovo (per dir così) sistema solare (per dir così).
• Come si chiama questo nuovo (per dir così) sistema solare (per dir così)?
Il Sole di questo sistema si chiama Trappist-1. Trappist è un acronimo del telescopio che l’ha individuato, TRAnsiting Planets and Planetes Imals Small Telescope, un apparecchio da 60 centimetri di apertura installato all’osservatorio La Silla sulle Ande e gestito dall’Università di Liegi (si tratta di due apparecchi, in realtà, uno piazzato nell’emisfero nord e l’altro nell’emisfero sud, e quello che ha scoperto le tre Terre è quello meridionale). Questo telescopio non è ancora abbastanza avanzato per vedere davvero il sole Trappist e i suoi pianeti. Fissa un punto luminoso (il sole Trappist) e registra le variazioni di luminosità. Se le variazioni di luminosità sono cicliche, cioè avvengono secondo periodi identici o molto simili, si deduce che c’è un corpo che passa davanti alla stella, un corpo necessariamente opaco, cioè un pianeta. Telescopi prossimi futuri, in avanzata fase di costruzione (European Extremely Large Telescope dell’ESO oppure James Webb Telescope di Nasa/Esa/Csa), vedranno presto la stella in questione, la vedranno cioè sul serio e sapranno dirci se c’è o no l’acqua liquida, condizione imprenscindibile per la vita come noi la conosciamo.
• Già, che cosa ci vuole perché un pianeta sia simile alla Terra dal punto di vista della vita?
Un numero così elevato di condizioni pressoché obbligatorie che, a ripercorrerle, l’esistenza della vita della Terra può attribuirsi a un miracolo. E però più che di un miracolo si tratta alla fine di statistica: le stelle sono più di cento miliardi e intorno ad ogni stella ruota in genere della materia, dunque il numero di possibilità che un pianeta con le caratteristiche giuste esista è talmente alto che pensare ad almeno un’altra Terra, se non abitata, almeno abitabile, sembra ragionevole.
• E le Terre, nel sistema Trappist-1, sarebbero addirittura tre?
Il professor Michäl Gillon, dell’università di Liegi, scoperti tre pianeti nel sistema Trappist-1, aveva sospettato che ce ne fossero altri e ricorrendo anche alle osservazioni del telescopio spaziale a raggi infrarossi Spitzer ne aveva identificati infatti altri quattro. I sette pianeti sono denominati Trappist-1 b, c, d, e, f, g, h, secondo la distanza dalla stella. Le tre Terre sono quelle che si trovano a una distanza media dalla stella nana rossa centrale, cioè i pianeti e, f, g. Dovrebbero essere rocciosi e potrebbero essere bagnati da acqua liquida. Trappist-1 ha una massa inferiore di dieci volte a quella solare, è cioè una stella fredda e poco luminosa. Il pianeta h è troppo lontano per poter contenere acqua liquida e i pianeti b, c e d sono troppo vicini alla stella e dovrebbero soffrire di temperature proibitive. In mezzo al corteo invece...
• Ci sono i fiumi e i laghi?
Forse. Giovanna Tinetti, che ha scoperto acqua e metano sul pianeta extrasolare HD 189733b (63 anni-luce da noi) descrive la scoperta dell’acqua liquida da qualche parte come «la riflessione della radiazione ottica su una superficie acquosa estesa». Io, quando gliel’ho sentito dire, ho immaginato una specie di lampo che farà venire un colpo allo scienziato o alla scienziata che lo vedrà per primo. Però ricordiamoci il celebre paradosso di Fermi: se gli alieni esistono, perché non ne abbiamo nessuna traccia? E va tenuto presente, nella comunicazione di ieri, anche l’altro fatto: la Nasa ha sempre bisogno di soldi e niente attira finanziamenti come la speranza degli extraterrestri.
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