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 2017  febbraio 23 Giovedì calendario

Un futuro di esplorazioni con robot e super-telescopi

La scoperta della Nasa di un sistema solare a soli 40 anni luce dalla Terra, composto da almeno tre pianeti che possono ospitare la vita, conferma che forse Barack Obama ha avuto ragione nel tagliare i fondi destinati all’esplorazione umana dello spazio per concentrarli sulle sonde e sui telescopi che potevano dirci qualcosa di più sull’Universo. Continuare ad andare su è giù dalla Stazione spaziale orbitante è stato utile per gli esperimenti che vi vengono condotti, ma non può portarci molto lontano.
L’annuncio della Nasa è stato paragonato alla vincita di una lotteria. Dopo avere guardato quasi a caso per decenni nella Via Lattea, ora abbiamo trovato il posto giusto e sappiamo dove concentrare meglio le nostre attenzioni, a partire dal prossimo anno quando verrà lanciato il «James Webb Space Telescope», il più grande mai costruito, che sarà in grado letteralmente di vedere se del vapore acqueo si sprigiona dai pianeti appena scoperti. L’acqua allo stato liquido è il primo componente della vita che noi conosciamo e che stiamo cercando. Gli altri sono idrogeno, carbonio e ossigeno, elementi così comuni in tutto l’Universo da fare pensare che sia impossibile che la vita non si sia sviluppata anche altrove.
Mancate risposte
Ma dove? E in che forme? I messaggi finora lanciati nello spazio alla ricerca di vita intelligente non hanno ricevuto risposta e l’ultimo segnale promettente captato dalla Terra nel programma «Seti» (Search for Extraterrestrial Intelligence) risale al 1977. Viste le grandi distanze in gioco, le comunicazioni nell’Universo sono molto lente e, se lanciassimo oggi un segnale alla velocità della luce verso i nuovi pianeti appena scoperti, riceveremmo una risposta fra 78 anni, quando forse nessuno degli scienziati che lo ha inviato sarà ancora in vita.
Cercare la vita nella nostra galassia non è facile. L’Universo non è un luogo stabile, è un immenso mondo caotico che risponde alla seconda legge della termodinamica, secondo la quale il disordine aumenta sempre. Quando da qualche parte si crea un po’ d’ordine, ad esempio una forma di vita, da un’altra parte il disordine deve crescere in ugual misura, anzi un po’ di più. «La vita – ha detto il grande astrofisico Stephen Hawking – è un sistema ordinato che sostiene se stesso contro la tendenza al disordine e che può replicarsi attraverso un sistema di istruzioni composto da geni e metabolismo». La vita lotta dunque contro l’ambiente ostile che l’ha generata e per trovarla nella nostra galassia non bisognava guardare verso il suo centro, dove si accumulano troppe stelle che esplodono in supernovae, inondando di radiazioni cosmiche mortali tutto ciò che le circonda. Bisognava cercare, invece, come è stato fatto, nei bracci a spirale della galassia, dove il clima è meno infernale e le distanze fra le stelle sono più ampie.
I film di Hollywood
Ma quando avremo trovato la vita che aspetto avrà? Da più di mezzo secolo i film di Hollywood hanno immaginato alieni più intelligenti di noi, simili agli esseri umani nella forma bipede simmetrica, con un cervello quasi sempre più grande e lineamenti del viso per noi raccapriccianti. In realtà non abbiamo la minima idea di che cosa potremmo trovare. Non sappiamo nemmeno come si sono formate le prime cellule sulla Terra, ma quelle cellule apparentemente insignificanti hanno prodotto una diversità delle forme di vita così grande che ancora non siamo riusciti a catalogarle tutte.
La vita evolve in continuazione e molto dipende anche dal momento nel quale la si osserva. Se una civiltà aliena avesse puntato i suoi telescopi sulla Terra per scoprire se aveva forme di vita simili alla sua, un miliardo di anni fa avrebbe dedotto che non ne esistevano, 60 milioni di anni fa avrebbe visto che il pianeta era dominato dai dinosauri e dagli ovipari, e solo oggi scoprirebbe esseri evoluti con i quali può comunicare a grandi distanze grazie a tecnologie realizzate solo qualche decina di anni fa.
La scoperta della Nasa può ora mettere fine a tutte le congetture e a tutte le ipotesi, perché ha individuato un target relativamente vicino a noi per la ricerca della vita nella nostra galassia. Non si discuterà più sull’idea che mondi simili alla Terra possano o meno esistere: ne abbiamo scoperti alcuni che possiamo finalmente osservare.
Nuova fase di studio
Si discuterà invece su come sono fatti e su quali forme di vita possono ospitare. Si apre una nuova fase di studio dell’esplorazione spaziale completamente nuova, che forse non ci consentirà ancora di trovare un ET dotato di astronavi intergalattiche, ma ci permetterà di capire qualcosa di più sul nostro pianeta, su noi stessi e sul nostro posto nell’Universo.