Il Messaggero, 23 febbraio 2017
Il tifoso, l’accappatoio e la tuta da sci: per la matta Verona è sempre Carnevale
VERONA In principio fu «Batista». Cioè Giovanni Battista Dian, ometto alla Totò, di professione barelliere all’ospedale. Era il Verona dello scudetto (’84-’85), era pieno inverno, lui a ogni trasferta in completo da gara, tacchetti, maniche corte e calzettoni rigorosamente abbassati. «Veronesi tutti matti», filastrocca più famosa nel Nord Est. L’ultimo matto è il tifoso dell’Hellas che ieri s’è visto chiacchierato di Daspo per lesa maestà dell’estetica: svettava in accappatoio, costume e ciabatte all’ultimo Avellino-Verona, serie B. Fake-news su Internet: per un po’ non entrerà più negli stadi. Notizia vera, la smentita delle questure di Avellino e Verona: non c’è nessun Daspo. C’è solo un altro po’ di carnevale nella città dell’Arena, dove certa goliardia calcistica contende la scena ai virtuosismi dei cantanti lirici.
FOLKLORE
Il seguace del Verona che ha scambiato lo stadio di Avellino per un lido estivo è lo stesso titolare di altre due imprese note in riva all’Adige. Salerno, 19 giugno 2011, Hellas promosso in B e nel settore ospiti, prima fila, un signore che festeggia nudo: era lui, era partito per il Sud – diciamo così – in déshabillé. Viste le riprese tv, piovvero rimbrotti. Così, il 5 settembre scorso, revival di Salernitana-Verona, la replica: all’Arechi, con quel caldo lì, in tuta da sci, cuffia, occhialoni e scarponi da neve. Il recente accappatoio di Avellino è la via di mezzo che chiude il cerchio. E riapre l’album folkloristico di casa Verona. Chi guarda alla Santa Sede, ad esempio, ricorderà don Renzo Zocca, il parroco scaligero che quattro anni fa regalò a Papa Francesco una vecchia Renault 4 con due adesivi dell’Hellas sui finestrini e per celebrare l’evento guidò con Bergoglio in contromano per una via del Vaticano. Mario Balotelli, invece, rammenta ancora quel 24 agosto 2013 in cui il Bentegodi, tacciato preventivamente di razzismo, tifò per lui durante riscaldamento e partita, «Mario, Mario, Mario!», era Verona-Milan e Balotelli disse che «questi sono stati gli unici tifosi ad avermi mandato in confusione». Ma ci si può rivolgere anche a Maurizio Sarri, che oggi vola alto col Napoli e nel 2008 arrancava in C1 con un Hellas triste, solitario e fanalino di coda. Un giorno, al campo, Sarri e giocatori furono incoraggiati da una croce gialloblù piantata nell’erba, lumini intorno e il coro «Io credo risorgerò». E dunque: «Veronesi tutti matti». Se la filastrocca dice così, ci sarà un perché.