La Stampa, 23 febbraio 2017
Bando ad hoc per medici non obiettori. Ira dei vescovi: “È un invito all’aborto”
A trentanove anni dall’entrata in vigore della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, il tema riaccende lo scontro fra laici e cattolici. Il bando dell’ospedale San Camillo di Roma per assumere a tempo indeterminato due ginecologici non obiettori di coscienza, ha scatenato un’accesa reazione della Cei. E non solo: anche la ministra della Salute prende le distanze dall’iniziativa.
«La decisione del San Camillo di Roma snatura l’impianto della legge 194 che non aveva l’obiettivo di indurre all’aborto ma prevenirlo – dichiara Don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei -. Non si rispetta un diritto di natura costituzionale quale è l’obiezione di coscienza». A sollevare la polemica c’è poi l’aspetto contrattuale di questa sperimentazione – la prima in Italia -, che prevede il licenziamento dei due ginecologi nel caso diventassero obiettori di coscienza entro sei mesi, e la loro mobilità se ciò avvenisse entro un anno.
Contro questo casting anti obiettori di coscienza interviene pure la ministra della Salute Beatrice Lorenzin. «È evidente che abbiamo una legge, che non prevede questo tipo di selezione. Prevede invece la possibilità, qualora una struttura abbia problemi di fabbisogno, per quanto riguarda singoli specifici servizi, di poter chiedere alla Regione di attingere anche in mobilità da altro personale». La ministra ribadisce inoltre che «tra l’altro quando si fanno assunzioni e concorsi non mi risulta che ci siano parametri che vengono richiesti».
«È una cosa che non sta in piedi da un punto di vista giuridico prima ancora che etico, una gravissima discriminazione», tuona Massimo Gandolfini, presidente nazionale dell’associazione “Difendiamo i nostri figli”. Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, difende invece il suo provvedimento dalle critiche: «L’obiezione di coscienza è garantita al 100%. Per rispettare l’applicazione è stato promosso un bando per due unità di personale su oltre 2.200 operatori del settore, in un servizio strettamente finalizzato a operare richieste di interruzione di gravidanza. Chi legittimamente è obiettore non ha partecipato a questo bando e potrà portare le sue professionalità in altri campi del servizio sanitario e dello stesso Dipartimento della salute della donna e del bambino».
Un problema di costituzionalità viene sollevato dal presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli: «Un concorso che esclude coloro che sono obiettori è di dubbia legittimità».
Convinti della bontà del progetto e della necessità che venga esteso anche nel resto d’Italia sono Riccardo Magi e Antonella Soldo, segretario e presidente di Radicali Italiani. Gli esponenti del partito che da quarant’anni si batte per il diritto all’aborto non hanno dubbi: «Il concorso riservato a soli medici non obiettori, è una misura non solo necessaria, ma ormai indispensabile. Nel quadro complessivo, che vede 7 ginecologi su 10 fare obiezione di coscienza l’applicazione della legge 194 è infatti a rischio in buona parte del Paese. Ci sono regioni, come il Molise, dove i medici non obiettori sono soltanto 2, e il carico di interruzioni volontarie di gravidanza per ognuno è di 4,7 a settimana. Ecco perché i bandi come quello del San Camillo andrebbero estesi a tutte le regioni».