Libero, 23 febbraio 2017
Lo Stato scommette, perde e alza le tasse
Tre miliardi e 200 milioni di euro da cui non si scappa. La commissione europea attenderà il rapporto di primavera che verrà pubblicato a maggio prima di aprire una eventuale procedura di infrazione contro l’Italia. E dunque in un paio di mesi il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan dovranno varare quella manovra correttiva dei conti pubblici da 3,2 miliardi di euro.
I due ieri sembravano tirare un sospiro di sollievo per l’ulteriore concessione di tempo. Ma prendere ancora quei due mesi potrebbe essere invece un guaio, perché una correzione die conti pubblici di 3,2 miliardi in 12 mesi se spalmata su soli 8 mesi (quelli che partono il primo di maggio), deve avere un valore ben superiore (4,8 miliardi di euro) e rischia di essere assai più dura sulle tasche degli italiani. La decisione della Ue si accompagna per altro a un rapporto sulla sostenibilità del debito pubblico italiano assai critico sulla intera gestione delle finanze pubbliche di questi anni dove si sottolineano gli scarsi e spesso nulli risultati ottenuti dalle politiche economiche varate dal governo di Matteo Renzi con al suo fianco proprio Padoan.
LE PERDITE
Ironia della sorte ieri è toccato proprio al ministro dell’Economia svelarerispondendo a una interrogazione parlamentare del M5sche proprio di 3,2 miliardi di euro lordi è stato l’effetto sul debito pubblico dalle perdite del Tesoro sui contratti derivati durante il 2016. Padoan si è dunque scottato le dita giocando con gli strumenti più pericolosi che ci siano stati in questi anni per le finanze pubbliche e private. E pur avendolo detto in burocratese con una freddezza incomprensibile, Padoan ha svelato cifre sui derivati che mostrano più di una ragione della debolezza delle finanze pubbliche italiane. «Il valore di mercato della posizione complessiva dello Stato in contratti derivati al 31 dicembre 2016», ha spiegato il ministro a un’aula parlamentare semi deserta e quasi disinteressata, «è di circa 37,8 miliardi di euro, con segno negativo, portafoglio complessivo».
Un bucone nero che ha assorbito risorse pubbliche che potevano essere utilizzate per ben altri motivi e che indica come in questi anni non ci sia stata una gestione della liquidità del Tesoro particolarmente efficiente. Anzi. Proprio questa è la principale debolezza individuata dalla stessa commissione europea nel suo rapporto sul debito pubblico italiano e che spiega secondo Bruxelles insieme agli interventi salva banche perché nonostante le promesse più volte fatte il rapporto debito pubblico-pil invece di scendere continui a salire, cosa che dovrebbe avvenire anche in questo 2017.
INTERROGAZIONE
Durante il question time di ieri alla Camera Padoan ha svelato pure che con una sola bancadi cui non è stato svelato il nomeil Tesoro ha perso sui derivati ben 1 miliardo di euro. Nel 2016, ha ricordato il ministro, «il saldo tra incassi e pagamenti di tutto il portafoglio swap ha prodotto un costo netto di 4,2 miliardi e che con solo 4 derivati sono state esercitate swap options, con effetto complessivo sul debito contabile pari a circa 3,2 miliardi di euro. Sottraendo gli ammortamenti di precedenti riclassificazioni contabili, si stima un impatto netto sul debito contabile pari a circa 2,5 miliardi di euro».
I deputati 5 stelle che avevano presentato quella interrogazione, a prima firma di Carla Ruocco, hanno sottolineato quel parallelo fra mani bucate dai derivati e manovra aggiuntiva imposta dalla Ue: «Mentre la Commissione Ue ci crocifigge per 3,4 miliardi di manovra correttiva e il governo fatica a trovare i soldi per i terremotati, a partire da un miliardo nel 2017, i derivati del Tesoro ci sono costati oltre 23 miliardi soltanto tra il 2011 e il 2015. E il buco potenziale si avvicina ai 39 miliardi, come confermato dallo stesso ministro Padoan. Ora è il momento di fare piena trasparenza sui contratti: questo salasso è inaccettabile e ha azzerato senza colpo ferire i benefici del quantitative easing».
Già nel 2012 era esploso il caso di Morgan Stanley che aveva esercitato sui derivati una risoluzione anticipata dei contratti che aveva fatto perdere al governo italiano 3,1 miliardi di euro. Altre due sono costate quasi mezzo miliardo nel 2015 per la loro ristrutturazione e il ministro dell’Economia ieri ha annunciato che probabilmente ancora due swap option saranno esercitate a breve, causando ulteriori perdite al Tesoro italiano.