23 febbraio 2017
APPUNTI SU KIM JONG NAM PER LA VERITA’
Il Post 22/2/2017
Altre persone sono ricercate per l’omicidio di Kim Jong-nam
La polizia malese, impegnata a investigare sull’omicidio di Kim Jong-nam, ha detto che qualcuno ha provato a entrare nell’obitorio in cui viene tenuto il corpo del fratellastro del dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un, e ha aggiunto tre nordcoreani alla lista delle persone da interrogare in merito alle indagini. A differenza dei quattro ricercati nordcoreani che secondo la polizia hanno lasciato la Malesia subito dopo la morte di Kim per tornare a Pyongyang, queste tre persone si trovano ancora nel paese: una è un importante funzionario dell’ambasciata nordcoreana a Kuala Lumpur di nome Hyon Kwang Song, un’altra è un dipendente della compagnia aerea nazionale nordcoreana Air Koryo.
La Malesia ha chiesto la collaborazione della Corea del Nord per interrogare Hyon, ma le indagini sull’omicidio di Kim hanno inasprito le relazioni diplomatiche tra i due paesi che in precedenza erano molto buone. I contrasti sono iniziati quando la Corea del Nord ha chiesto che non venisse fatta nessuna autopsia sul corpo di Kim e che il cadavere fosse consegnato il prima possibile alle autorità nordcoreane: la Malesia ha rifiutato entrambe le richieste in modo da far proseguire le indagini e ha richiamato il suo ambasciatore a Pyongyang. Per poter parlare con Hyon, il capo della polizia malese Khalid Abu Bakar si è rivolto all’ambasciatore nordcoreano Kang Chol, che però il 19 febbraio aveva accusato la polizia malese di nascondere qualcosa e aveva detto che la Corea del Nord non si fida dei risultati delle indagini. Abu Bakar ha detto che se l’ambasciatore non collaborerà «li obbligheremo a venire da noi». Oggi intanto l’ambasciata nordcoreana ha diffuso un comunicato in cui chiede che le due donne arrestate dalla polizia malese – una vietnamita e l’altra indonesiana – siano rilasciate perché innocenti.
Khalid Abu Bakar ha ufficialmente confermato la ricostruzione dell’omicidio di Kim Jong-nam che era stata illustrata dai media. Il 13 febbraio Kim è stato aggredito all’aeroporto di Kuala Lumpur da due donne che gli hanno messo sulla faccia una sostanza tossica che avevano direttamente sulle loro mani: Kim è morto mentre veniva trasportato in ospedale dopo aver chiesto aiuto mentre le due donne si sono allontanate. L’aggressione è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto e si può vedere in un video inizialmente diffuso dalla televisione giapponese Fuji TV.
Finora sono state arrestate quattro persone in relazione all’omicidio, tra cui le due donne. Siti Aisyah, la donna indonesiana, ha detto alla polizia che pensava che l’aggressione a Kim facesse parte di una candid camera per cui era stata pagata ma secondo gli investigatori ha mentito: Abu Bakar ha detto che alle donne era stato detto di lavarsi le mani dopo l’aggressione e che sapevano che la sostanza messa sul viso di Kim era tossica. Inoltre l’aggressione era stata provata più di una volta in alcuni centri commerciali di Kuala Lumpur. L’ambasciata nordcoreana dice che le donne sono innocenti perché sarebbero morte se avessero davvero avuto del veleno sulle mani.
La polizia aspetta i risultati degli esami fatti sul corpo di Kim (non si sa ancora che tipo di veleno sia stato usato per ucciderlo) e un campione di DNA dei parenti di Kim per accertare formalmente la sua identità. Alcuni giornali hanno scritto che il figlio maggiore di Kim, Kim Han-sol, si sarebbe recato in Malesia da Macao per reclamare il corpo, ma finora non sono arrivate richieste di questo tipo alle autorità malesi.
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Ci sono degli sviluppi surreali sulla storia dell’omicidio di Kim Jong-nam, il fratellastro del dittatore nordcoreano Kim Jong-un, ucciso a Kuala Lumpur, in Malesia, il 13 febbraio. Una delle tre persone arrestate per l’omicidio, l’indonesiana Siti Aisyah, ha detto alla polizia che pensava che l’aggressione a Kim facesse parte di una candid camera. Queste informazioni sono state date ai media da Tito Karnavian, il capo della polizia nazionale indonesiana, che è stato informato a sua volta dalle autorità malesi.
Secondo la ricostruzione della polizia, Kim è stato aggredito da due donne all’aeroporto di Kuala Lumpur mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto a Macao; sembra che la causa della morte sia un veleno ad azione rapida iniettato o spruzzato in qualche modo dalle due donne arrestate. Kim Jong-nam è morto mentre veniva portato in ospedale.
Nella versione dei fatti di Siti, lei e l’altra donna arrestata – identificata come la vietnamita Doan Thi Huong – sarebbero state pagate per fare degli scherzi ad alcuni uomini: in particolare convincerli a chiudere gli occhi e poi spruzzargli in faccia dell’acqua. Kim sarebbe stato l’ultimo obiettivo di questi scherzi: ma mentre agli altri uomini aveva spruzzato dell’acqua, Siti sarebbe stata ignara del fatto di aver spruzzato addosso a Kim del veleno. Karnavian ha detto: «Lei non sapeva che si trattava di un tentativo di omicidio organizzato probabilmente da persone straniere». La ricostruzione fornita ai giornalisti da Karnavian non è ancora stata confermata da fonti ufficiali malesi.
Quello che è certo è che Siti è veramente indonesiana: la sua famiglia e i suoi conoscenti, intervistati dai media indonesiani, hanno detto di essere rimasti molto stupiti del suo coinvolgimento in questa vicenda e hanno raccontano che Siti, che ha un figlio di sette anni che vive in Indonesia, era rimasta in Malesia dopo il suo divorzio per avere migliori opportunità di lavoro. La terza persona arrestata nel corso delle indagini sull’omicidio di Kim Jong-nam è il suo fidanzato Muhammad Farid bin Jalaluddin, di nazionalità malese.
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Morte Kim Jong Nam, Seoul la comunica con amplificatori a confine
GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2017 10.40.20
Morte Kim Jong Nam, Seoul la comunica con amplificatori a confine In Corea del Nord i media di stato hanno taciuto Roma, 23 feb. (askanews) - La Corea del Sud sta usando gli amplificatori per comunicare ai nordcoreani la morte di Kim Jong Nam, il primo figlio del defunto leader Kim Jong Il e fratellastro maggiore dell’attuale dittatore Kim Jong Un. Jong Nam è morto lo scorso 13 febbraio a Kuala Lumpur in quello che le autorità malaysiane ipotizzano essere un attacco. Seoul ha accusato Pyongyang dell’uccisione dell’uomo che viveva a Macao e Pechino e che era stato sopravanzato nella successione a Kim Jong Il dal più giovane fratello. Questa settimana la Corea del Sud ha riattivato i suoi forti altoparlanti lungo il 38mo parallelo per diffondere la notizia ai nordcoreani, visto che i media di stato del Nord hanno taciuto la vicenda, dando solo notizia che un cittadino nordcoreano per attacco di cuore. "Kim Jong Nam...è morto dopo essere stato attaccato da due donne non identificate all’Aeroporto internazionale di Kula Lumpur in Malaysia" recita il messaggio dagli altoparlanti, rilanciato anche dalla televisione sudcoreana. "Le autorità malaysiane - continua - hanno detto che quattro sospettati sono cittadini nordcoreani, uno dei quali è stato arrestato". (Fonte Afp) Mos 20170223T103825Z
Kim Jong Nam, Tv: diplomatico Nordcorea aiutò ricercati a scappare
GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2017 14.18.50
Kim Jong Nam, Tv: diplomatico Nordcorea aiutò ricercati a scappare Immagini mostrano lui e dipendente Air Koryo all’aeroporto coi 4 Roma, 23 feb. (askanews) - Un diplomatico nordcoreano e un dipendente della compagnia aerea nordcoreana Air Koryo avrebbero aiutato a fuggire quattro cittadini della Corea del Nord ricercati nell’ambito dell’inchiesta malaysiana per la morte di Kim Jong Nam, il fratellastro del dittatore Kim Jong Un, avvenuta dieci giorni fa all’Aeroporto internazionale Kuala Lumpur. Lo si evince dalle immagini diffuse oggi da Channel News Asia, una televisione di Singapore, e riprese dal quotidiano giapponese Mainichi shimbun che mostrerebbero i due funzionari accompagnare i quattro ricercati all’aeroporto nel giorno stesso in cui Kim Jong Nam è deceduto. L’uomo, 45 anni, si è sentito male mentre era in partenza per Macao al terminal 2 dello scalo aereo della capitale malaysiana. Immagini di sorveglianza mostrano due ragazze che lo circondano, con una che gli mette un fazzoletto sulla bocca. Si sospetta che le due abbiano spruzzato una sostanza tossica. La vittima - che deteneva passaporto nordcoreano con nome Kim Chol - ha chiesto aiuto, è stato soccorso, ma è poi deceduto. Per quanto manchi ancora una conferma scientifica ufficiale, le autorità malaysiane hanno dato diverse conferme che la vittima sarebbe Kim Jong Nam, il primo figlio del defunto leader nordcoreano Kim Jong Il, scavalcato dal più giovane Kim Jong Un nella successione. La Corea del Sud, immediatamente, ha puntato il dito contro il Nord, sostenendo che gli apparati spionistici nordcoreani sono responsabili dell’uccisione di Kim Jong Nam, visto dal fratello come una minaccia alla stabilità del suo regime. La Cina, alleata sempre più fredda della Corea del Nord e paese che ospitava Kim Jong Nam, continua a mantenere la prudenza nei giudizi. Pyongyang, invece, ha avviato un confronto diplomatico con Kuala Lumpur, attraverso il suo pugnace ambasciatore Kang Chol, il quale ha definito la doppia e inconcludente autopsia effettuata sul corpo di Jong Nam "illegale e immorale". Finora le autorità del paese del Sudest asiatico hanno tratto in arresto le due ragazze presunte esecutrici materiali dell’uccisione - una cittadina indonesiana e un’altra con passaporto vietnamita -, un cittadino malaysiano e un nordcoreano. Sono alla ricerca di altri quattro nordcoreani, che però si pensa abbiano già lasciato il paese. Le autorità di Kuala Lumpur hanno chiesto la collaborazione dell’Interpol. A portare all’aeroporto questi ultimi per darsi alla macchia - secondo quanto affermato ieri dalla polizia malaysiana e apparentemente confermato dalle immagini della Tv di Singapore - sarebbero stati appunto il secondo segretario dell’ambasciata nordcoreana Hyon Kwang Song e il dipendente della Air Koryo Kim Uk Il. Per il secondo è stato disposto un mandato di arresto, ma per il primo le cose sono più complicato perché protetto dall’immunità diplomatica. Comunque entrambi sono uccel di bosco. Mos 20170223T141647Z
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GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2017 10.16.44
NORDCOREA: MORTE KIM JONG-NAM, PYONGYANG ATTACCA SEUL E MALAYSIA =
NORDCOREA: MORTE KIM JONG-NAM, PYONGYANG ATTACCA SEUL E MALAYSIA = Seul, 23 feb. (AdnKronos) - La Corea del Nord ha accusato la Malaysia di tenere un "atteggiamento ostile" in seguito alla morte avvenuta la scorsa settimana all’aeroporto di Kuala Lumpur di quello che definisce un "suo connazionale". Senza riportare il nome di Kim Jong-nam, fratellastro del dittatore Kim Jong-un, una nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Kcna, afferma che un concittadino è morto per un "attacco di cuore" e che le autorità di Seul e Kuala Lumpur hanno messo in atto una "cospirazione" ai propri danni, sostenendo che è stato avvelenato. Si tratta della prima reazione della Corea del Nord su questa vicenda, dopo dieci giorni di silenzio. La Kcna sostiene inoltre che le autorità nordcoreane avevano chiarito alla Malaysia che l’autopsia del corpo non era necessaria e condurla senza permesso è stato "un abuso dei diritti umani e un atto contrario all’etica umana e morale". E’ inoltre "assurdo" che il corpo non sia stato consegnato ai rappresentanti della Corea del Nord a Kuala Lumpur perché è prima necessario un confronto del dna di Kim Jong-nam con quello di un esponente della sua famiglia. "La più grande responsabilità per la morte spetta al governo della Malesia e la parte malese intende politicizzare il trasferimento del corpo in totale disprezzo del diritto internazionale e della morale", ha denunciato ancora l’agenzia nordcoreana, aggiungendo che tutto questo sembra "coincidere con la cospirazione anti Corea del Nord lanciata dalla autorità sudcoreane". (Ses/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 23-FEB-17 10:14 NNNN
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GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO 2017 07.46.44
Nordcorea: autopsia Malaysia su Kim Jong Nam "illegale e immorale"
Nordcorea: autopsia Malaysia su Kim Jong Nam "illegale e immorale" L’agenzia ufficiale: sono tenuti a consegnare il corpo Roma, 23 feb. (askanews) - L’autopsia effettuata in Malaysia sul corpo di Kim Jon Nam, il fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong Un, è "illegale e immorale": "la Malaysia è tenuta a consegnare il corpo alla parte nordcoreana, perché ha effettuato un’autopsia e un esame medico-legale in maniera illegale e immorale", ha denunciato oggi l’agenzia ufficizale di Pyongyang, Kcna, citando una commissione nordcoreana di giuristi. Si tratta della prima reazione della Corea del Nord su questa vicenda, dopo dieci giorni di silenzio. Kim Jong Nam è stato assassinato il 13 febbraio all’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur mentre stava per prendere un volo per Macao. La Malaysia non ha consegnato il corpo ai rappresentanti della Corea del Nord a Kuala Lumpur "con il pretesto assurdo" che sarebbe stato necessario un confronto del dna di Kim Jong Nam con quello di un esponente della sua famiglia, ha riferito la Knca. "Questo dimostra che la parte malese intende politicizzare il trasferimento del corpo in totale disprezzo del diritto internazionale e della morale", ha denunciato ancora l’agenzia nordcoreana, confermando l’obbligo di Pyongyang di un’indagine congiunta e ha sottolineato che la Corea del Nord è pronta a inviare una delegazione di avvocati in Malaysia. (fonte afp) Coa 20170223T074445Z
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MERCOLEDÌ 22 FEBBRAIO 2017 13.24.42
++ Corea Nord: polizia, tentato furto corpo Kim Jong-nam ++
Dall’obitorio dell’ospedale di Kuala Lumpur (ANSA) - ROMA, 22 FEB - Una persona ha tentato di trafugare il cadavere di Kim Jong-nam, il fratello del leader di Pyongyang Kim Jong Un dall’obitorio dell’ospedale di Kuala Lumpur dove e’ attualmente custodito: lo ha reso noto la polizia Malaysiana, secondo quanto riporta il Guardian. Le autorità conoscono l’identità della persona in questione ma non hanno voluta renderla nota. CB 22-FEB-17 13:22 NNNN
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DOMENICA 19 FEBBRAIO 2017 15.14.11
NORDCOREA: SEUL ACCUSA, C’E’ PYONGYANG DIETRO MORTE KIM JONG NAM =
NORDCOREA: SEUL ACCUSA, C’E’ PYONGYANG DIETRO MORTE KIM JONG NAM = Seul, 19 feb. (AdnKronos/dpa) - Secondo la Corea del Sud sarebbe il regime di Pyongyang il mandante dell’uccisione di Kim Jong Nam, fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong Un. Il governo di Seul "ritiene che ci sia il regime nordcoreano dietro l’incidente", ha detto il portavoce del ministero della Difesa sudcoreano, Jeong Joon Hee. Kim Jong Nam, è stato ucciso lunedì all’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur, in Malaysia. Secondo quanto finora accertato, ad ucciderlo sarebbe stata una sostanza velenosa spruzzatagli addosso mentre attendeva di imbarcarsi su un volo per Macao. (Ses-Mli/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 19-FEB-17 15:12 NNNN
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Corea Nord: ’Kim Jong-nam non incontrò mai il fratellastro’
(ANSA) - TOKYO, 17 FEB - Kim Jong-nam, morto lunedì mattina per avvelenamento all’aeroporto di Kuala Lumpur, non incontrò mai il fratellastro e leader nordocoreano Kim Jong-un almeno fino al 2012: a dirlo è il giornalista giapponese del Tokyo Shimbun, Yoji Gomi, nel corso di una conferenza organizzata dal Circolo del corrispondenti esteri di Tokyo. Gomi ha parlato con Kim Jong-nam in diverse occasioni nel corso degli anni, la prima volta nel 2004, per un totale di sette ore di conversazione e uno scambio di almeno 150 mail, e i dettagli di questi colloqui sono pubblicati in un libro. L’ultimo incontro tra i due risale al gennaio 2012, quando Kim Jong-nam non sembrava preoccupato di un possibile tentativo di assassinio, ha spiegato Gomi. L’ex figlio primogenito di Kim Jong-il viveva a Macao sotto la protezione di una scorta cinese, che riteneva ’ingombrante’ - rivela Gomi - e il fatto che Pechino non abbia ancora preso una posizione dopo l’uccisione, afferma il giornalista, è un segnale che i rapporti tra la Cina e la Corea del Nord possano deteriorarsi. (ANSA). YY3-MNE 17-FEB-17 06:51 NNNN
Corea Nord: ’Kim Jong-nam non incontrò mai il fratellastro’ (2)
(ANSA) - TOKYO, 17 FEB - Kim Jong-nam era stato in Giappone almeno cinque volte, sempre con passaporti falsi. In una di queste circostanze, nel maggio del 2001, venne fermato all’aeroporto di Tokyo Narita mentre accompagnato da due donne e un bambino di 4 anni tentava di raggiungere il parco giochi di Disneyland. Da quella data, venne spiegato a Gomi, Pyongyang si decise di usare solo passaporti nordcoreani con nomi falsi e non più stranieri. Alle domande del giornalista su che tipo di attività svolgesse a Macao, Kim Jong-nam era sempre molto evasivo, dicendo che ’si occupava di investimenti’. L’ex delfino del ’Caro leader’ a cavallo tra il 1994 e il 2001, aveva studiato a Ginevra dall’età di 9 anni, e parlava correntemente il francese, nota il giornalista, con una buona conoscenza dell’inglese e russo, e un livello colloquiale di giapponese, sicuramente più avanzato della lingua cinese. Kim Jong-nam, inoltre non credeva nel passaggio dei poteri per forma ereditaria ma solo attraverso un processo democratico, con l’aiuto di riforme accompagnate da un programma di liberalizzazione sull’esempio della Cina. Della sua esperienza di studio in Svizzera Kim Jong-nam parlava spesso, spiegando che in quel paese aveva avuto modo di conoscere diverse nazionalità e allargare la propria conoscenza tramite i viaggi in Europa. ’La prima volta che lo incontrai - ha raccontato Gomi - mi descrivevano Kim Jong-nam esclusivamente come un individuo amante delle belle donne e dedito alle scommesse, ma in realtà ebbi l’impressione di avere davanti una persona preparata intellettualmente e soprattutto un uomo molto educato". (ANSA). YY3 17-FEB-17 06:52 NNNN
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NORDCOREA: ESPERTO, OMICIDIO FRATELLASTRO KIM IN AMBITO FAIDA CONTRO CLAN ZIO =
NORDCOREA: ESPERTO, OMICIDIO FRATELLASTRO KIM IN AMBITO FAIDA CONTRO CLAN ZIO = Fiori, uccisione pianificata con attenzione ma vittima "non era pericolo immediato" per il regime Roma, 15 feb. (AdnKronos) - Un omicidio pianificato con cura, con molti contorni ancora da chiarire, probabilmente nell’ambito della faida di potere cominciata con l’uccisione dello zio a cui la vittima, Kim Jong Nam, era rimasto vicino. A ragionare con l’Adnkronos sull’omicidio in Malaysia del fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong Un è Antonio Fiori, docente di Storia e istituzioni dell’Asia all’università di Bologna, esperto di Corea del Nord di cui parla nel libro "Il nido del falco". Il luogo e le modalità dell’omicidio, nota il professore, fanno pensare ad una operazione "chirurgica", pianificata con estrema cura. Chi ha ucciso Kim Jong Nam sapeva che era andato in Malaysia, forse per una donna "data la sua fama playboy", in un paese dove non era protetto dalle guardie del corpo, come invece accadeva in Cina dove viveva. "Al momento non vi sono certezze e le notizie si rincorrono", ma il mandante "più plausibile" è il regime, anche se i motivi non sono al momento chiari, dato che la vittima "non rappresentava un pericolo immediato per l’attuale leader". (segue) (Civ/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 15-FEB-17 17:43 NNNN
NORDCOREA: ESPERTO, OMICIDIO FRATELLASTRO KIM IN AMBITO FAIDA CONTRO CLAN ZIO (2) =
NORDCOREA: ESPERTO, OMICIDIO FRATELLASTRO KIM IN AMBITO FAIDA CONTRO CLAN ZIO (2) = i due fratellastri non si erano probabilmente mai incontrati (AdnKronos) - Estromesso dalla successione ed esiliato in Cina, dopo che nel 2001 era stato scoperto mentre cercava di andare a Disneyland in Giappone con un passaporto falso, fatto "di gravità inaudita per il regime", Kim Jong Nam non era neanche tornato per i funerali del padre. "Non aveva alcuna possibilità di stabilire alcun nucleo di potere in Corea del Nord, non poteva rappresentare una minaccia per il potere costituito", nota il professore. Una ipotesi "concretamente rilevante", continua Fiori, è legata al buon rapporto che la vittima ha sempre mantenuto con il potente zio Jang Song-thaek, che l’attuale leader ha eliminato nel dicembre 2013. Da allora tutta la fazione legata allo zio è stata fatta fuori e la morte di Kim Jong Nam potrebbe rientrare in questo disegno. Fra l’altro è anche possibile, aggiunge Fiori, che il leader nordcoreano e il fratello maggiore, figlio di un’altra madre, "non si siano mai incontrati". Il padre, il defunto leader nordcoreano Kim Jong Il, teneva separati il maggiore dagli altri due figli. Il fratellastro ucciso aveva dichiarato pubblicamente di non aspirare al potere. Non è comunque da escludere, ragiona l’esperto, che la Cina abbia "preso in considerazione l’ipotesi di instaurare un regime fantoccio" in Corea del Nord nel caso di problemi dell’attuale leader di qualsiasi natura che "minaccino lo status quo". I rapporti fra Cina e Corea del Nord si sono raffreddati dopo l’avvento di Kim Jong Un e la scelta di Pechino "poteva ricadere su Kim Jong Nam, persona molto controllabile con la quale la Cina poteva colloquiare". (segue) (Civ/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 15-FEB-17 17:43 NNNN
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IL POST 14/2/2017
Il fratellastro di Kim Jong-un è stato ucciso
Kim Jong-nam, il fratellastro del dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un, è stato ucciso a Kuala Lumpur, in Malesia, il 13 febbraio, anche se non si sa ancora con certezza cosa sia successo di preciso. La notizia della morte di Kim è stata data inizialmente dall’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap e confermata a BBC da una fonte vicina all’ufficio del primo ministro malese. In seguito il presidente facente funzione della Corea del Sud, Hwang Kyo-ahn, ha confermato la notizia della morte, ma non ha fatto ipotesi sui possibili esecutori. La mattina del 14 febbraio la polizia malese ha arrestato una donna sospettata dell’omicidio trovata in possesso di un passaporto vietnamita. La donna è stata identificata grazie a una registrazione di una telecamera di sorveglianza.
Finora l’unico resoconto ufficiale della vicenda è quello dato dalla polizia malese, che ha identificato l’uomo ucciso come tale Kim Chol, nato il 10 giugno 1970 e non il 10 maggio 1971 come Kim Jong-nam. Tuttavia in passato il fratellastro di Kim Jong-un è stato più volte fermato mentre viaggiava con documenti falsi, quindi nonostante la discrepanza nel nome e nella data di nascita non è affatto escluso che si tratti proprio di Kim Jong-nam, come dicono le fonti anonime contattate dalle agenzie di stampa internazionali. Quello che è certo è che l’uomo è morto mentre veniva trasportato in ospedale dall’aeroporto di Kuala Lumpur dopo essersi sentito male.
Sempre che l’uomo ucciso a Kuala Lumpur sia lui, Kim Jong-nam era il primo dei figli maschi del precedente dittatore nordcoreano Kim Jong-il e aveva 45 anni. Dai primi anni Duemila non era più benvoluto dalla sua famiglia, nonostante per anni si fosse pensato che avrebbe preso il posto del padre. Secondo la televisione sudcoreana TV Chosun Kim Jong-nam sarebbe stato ucciso con degli «aghi avvelenati» da due donne nordcoreane.
La madre di Kim Jong-nam era Song Hye-rim, che fu la compagna di Kim Jong-il dopo la fine del suo primo e unico matrimonio. Quando anche la relazione con Song finì, Kim si legò a Ko Young-hee, da cui ebbe altri due figli maschi: Kim Jong-chul e Kim Jong-un, che gli succedette al potere. Si pensa che negli ultimi 15 anni Kim Jong-nam sia vissuto tra la Cina e Macao; cominciò ad allontanarsi dalla famiglia dopo essere stato arrestato dalla polizia giapponese all’aeroporto di Narita nel 2001 con un passaporto falso. Nel 2011, qualche settimana dopo la morte di suo padre e l’ascesa al potere del suo fratellastro, Kim Jong-nam disse che per lui il regime nordcoreano era «uno scherzo al resto del mondo» e che era contrario alla trasmissione ereditaria del potere.
Secondo Yonhap, le due donne che hanno aggredito Kim sono poi fuggite con un taxi e le forze di polizia malesi sono convinte che dietro l’attacco ci sia il governo nordcoreano. Se così fosse, Kim sarebbe la persona più importante per la Corea del Nord mai fatta uccidere dal regime di Kim Jong-un, dopo l’arresto e l’esecuzione di Jang Song-thaek, marito della sorella di Kim Jong-il, nel dicembre 2013. Anche la modalità con cui pare sia avvenuto l’omicidio di Kim Jong-nam non sarebbe una novità: nel 2012 un ex membro delle forze speciali nordcoreane fu giudicato colpevole da un tribunale della Corea del Sud di aver cercato di uccidere l’attivista nordcoreano Park Sang-hak; al momento del tentato omicidio era armato con una pistola che sparava proiettili avvelenati e una penna che nascondeva un ago con una punta avvelenata.
Il corpo di Kim Jong-nam sarà sottoposto a un’autopsia. Anche secondo una fonte di BBC vicina alla famiglia Kim, Kim Jong-nam sarebbe stato avvelenato. Il resoconto ufficiale della polizia malese dice che l’uomo identificato come Kim Chol ha chiesto aiuto dopo essere stato afferrato alla testa da qualcuno e aver cominciato a sentirsi frastornato subito dopo.
Non sono state diffuse immagini della donna arrestata ma il giornale malese Malay Mail e vari media sudcoreani hanno diffuso un’immagine ripresa da una telecamera che ritrarrebbe una delle donne coinvolte nell’omicidio di Kim. La donna indossa una maglia con su scritto “LOL”.
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CORRIERE DELLA SERA 18/2/2017 –
Il fratello di Kim ucciso come in un reality. «Killer ingaggiate per uno scherzo in tv»
PECHINO Credevano di fare le comparse per uno «Scherzi a parte» della tv malese. O almeno è questo che le due giovani donne arrestate per l’assassinio a Kuala Lumpur di Kim Jong-nam, il fratellastro del capo del regime nordcoreano Kim Jong-un, hanno detto alla polizia per giustificarsi. Tutti i sospetti (o quasi) sono sui servizi segreti della Corea del Nord, mentre almeno altri quattro uomini coinvolti nell’azione compiuta lunedì 13 febbraio all’aeroporto della capitale della Malaysia sono ricercati. I quattro si sarebbero finti produttori del reality tv per agganciare le due ragazze e spingerle a compiere inconsapevolmente il delitto.
Ecco la ricostruzione: lunedì mattina alle 8.20 Kim Jong-nam, 45 anni, da 15 esule e critico del regime nordcoreano, aspetta di salire a bordo di un aereo per Macao, dove risiede sotto la protezione dei servizi segreti cinesi. Gli si presenta davanti una ragazza che attira la sua attenzione: è Siti Aishah, 25 anni, indonesiana, hostess in un nightclub di Kuala Lumpur. Da dietro Doan Thi Wong, 28 anni, documenti vietnamiti, gli mette sulla faccia uno straccio: 10, 15 secondi al massimo. C’è qualcosa che non va, veleno nello straccio, spray o una puntura letale: Kim si sente mancare e chiede aiuto, poi sviene. Morirà pochi minuti dopo su un’ambulanza. Nel frattempo le due donne escono e separatamente vanno ad aspettare un taxi. Secondo le immagini delle telecamere di sorveglianza perdono tempo, non sembra che avessero preparato una via di fuga.
Due giorni dopo, la vietnamita Doan viene arrestata: era nuovamente all’aeroporto. Era quella che il giorno del delitto indossava una maglietta vistosa con una grande scritta LOL, che significa nel linguaggio giovanile «Laughing out loud», un sacco di risate, e potrebbe essere una trovata da «Scherzi a parte». Racconta la sua versione secondo la quale era stata ingaggiata da una troupe tv per un gioco innocuo. La polizia rintraccia i suoi movimenti. Sabato 11 aveva preso una stanza in un hotel a due stelle vicino all’aeroporto, chiedendo la meno costosa, senza finestre, pagando in contanti. Il 12, giorno prima del delitto, cambia albergo e la notano perché oltre a una valigia ha un grosso orsacchiotto di peluche. Paga sempre in contanti, da un grosso rotolo di banconote. Chiede alla reception un paio di forbici e la mattina dopo la donna delle pulizie troverà molte ciocche di capelli per terra. Doan si è cambiata il look: perché? Lascia l’hotel alla mattina presto e la ricordano per quella maglietta con la scritta LOL, ma sembrava tranquillissima. La notte dopo la morte di Kim l’ha passata in un altro alberghetto, poi il 15 l’hanno bloccata, di nuovo all’aeroporto.
Siti Aishah, indonesiana, quella che lavorava in un nightclub di Kuala Lumpur e avrebbe distratto Kim, arrestata il 16, ha detto di essere stata avvicinata da un uomo che le aveva dato 100 dollari per partecipare al gioco televisivo. La ragazza sostiene di non avere avuto idea che la vittima dello scherzo fosse Kim Jong-nam. Un matrimonio fallito, un figlio a carico, un lavoro da domestica prima di tentare la fortuna a Kuala Lumpur, dove aveva trovato un nuovo fidanzato malese. Non sembrerebbe proprio una spia nordcoreana.
Si può credere a questa storia dello scherzo inconsapevole? «Il comportamento di Doan è tipico di una agente operativa, questo è il modo in cui operano, spostandosi sempre, pagando in contanti e cambiando aspetto», dice una fonte investigativa. E i quattro ancora in fuga erano agenti nordcoreani? Secondo l’intelligence di Seul, Kim Jong-un aveva ordinato l’eliminazione del fratellastro da tempo: temeva che i cinesi potessero usarlo per un cambio al vertice di un regime divenuto incontrollabile.
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CORRIERE DELLA SERA 17/2 –
Il veleno, l’arma preferita in Oriente
Il veleno è l’ arma silenziosa, spesso usata dai servizi segreti. E proprio gli agenti nordcoreani ne hanno fatto uso in numerose occasioni per eliminare gli avversari del regime. Nel 2011 due attivisti che aiutano i fuggiaschi dalla Corea del Nord in Cina sono i target di misteriosi attacchi. Il primo, Patrick K., viene trovato riverso vicino a una stazione dei taxi: morirà poco dopo.
Il sospetto è che sia stato intossicato con una puntura. Sempre in Cina, in seguito un missionario sudcoreano sente un bruciore nella gamba. Poco dopo la vittima collassa e perde i sensi. Per fortuna riescono a salvarlo. Infine le autorità di Seul annunciano l’ arresto di un transfuga nord coreano accusato di voler assassinare un esule che spedisce palloni con messaggi verso il Nord. Le suE «armi»: delle penne che nascondono piccoli aghi.
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FAUSTO BILOSLAVO, IL GIORNALE 17/2 –
Penne killer, spray al gas: i sistemi di Pyongyang
Penne che sparano minuscoli proiettili avvelenati e spray al gas nervino. Rapimenti, eliminazioni di disertori, bombe e azioni di commandos per colpire obiettivi eccellenti. I servizi segreti nordcoreani sono specialisti di omicidi e operazioni sotto copertura all’estero.
In Malesia sono saliti a tre gli arresti per l’assassinio di Kim Jong-nam, fratellastro del dittatore nordcoreano Kim Jong-un. La vietnamita Doan Thi Huong, 19 anni, e l’indonesiana Siti Aishah, di 25, sono finite in manette dopo essere state riprese dalle telecamere dell’aeroporto di Kuala Lumpur. Le due donne avrebbero partecipato al complotto per far fuori Kim Jong-nam, che viveva in esilio a Macao e criticava il regime del fratellastro. La vittima sarebbe morta per uno spray con VX, un gas nervino micidiale, inodore e insapore. La polizia malese ha fermato anche il fidanzato dell’indonesiana.
L’omicidio politico è ancora tutto da svelare, ma il sospetto è che sia frutto di un’operazione dei servizi nordcoreani. Non sarebbe certo la prima volta. Nel 2011 un agente del regime comunista cercò di uccidere Park Sang-hak, attivista di Seul per i diritti umani che era riuscito ad infiltrare opuscoli e volantini per la libertà nella Corea del Nord. L’assassino di Stato identificato solo con il nome di Ahn venne arrestato in tempo. Il suo «arsenale» era composto da due penne e una torcia capaci di sparare microproiettili di tossine mortali. Oltre a pillole velenose che, se ingerite, potevano uccidere un uomo in tre secondi.
A Pyongyang, capitale del feudo stalinista, vengono reclutate e addestrate, soprattutto giovani donne, come quelle arrestate in Malesia, per compiere omicidi di Stato. Nel mirino dei servizi speciali nordcoreani ci sono prima di tutto i disertori, come il vice ambasciatore a Londra del leader supremo, Kim Jong-un, passato lo scorso anno in Occidente. Hwang Jang-yop un pezzo grosso del regime fuggito a Seul nel 1997 e Yi Han-yong, della famiglia del dittatore, sono stati entrambi uccisi da agenti nordcoreani perché disertori.
Negli anni Settanta e Ottanta squadre speciali sbarcate dai sottomarini hanno rapito diversi cittadini giapponesi per portarli in Nord Corea ad addestrare le spie comuniste su lingua e costumi del Sol Levante. Per due volte commandos nordcoreani hanno cercato di uccidere i presidenti del Sud. Nel 1968 hanno attaccato la Casa Blu, residenza presidenziale a Seul. Nello scontro a fuoco sono morte una novantina di persone. Solo uno dei 31 assalitori è stato catturato. In Birmania nel 1983 tre agenti di Pyongyang hanno provocato una strage cercando di uccidere il capo dello stato sud coreano in visita.
Quattro anni dopo due spie sono riuscite a piazzare una bomba sul volo civile delle linee aeree sudcoreane uccidendo 115 passeggeri. Un monito in vista delle Olimpiadi di Seul per terrorizzare le squadre partecipanti. Uno degli attentatori era Kim Hyun-hee, una giovane donna arrestata in Bahrein. La spia cerò di uccidersi, come previsto dall’addestramento, con una pasticca di cianuro, ma è stata fermata in tempo.
Nel mirino del regime stalinista sono finiti anche diplomatici e pastori, che aiutavano i profughi a scappare dalla Corea del Nord. Choi Duk Keun, funzionario del consolato sudcoreano a Vladivostok è stato ucciso per vendetta dopo la morte di 22 commandos in un sottomarino che si era arenato sulle spiagge di Seul. Patrick Kim, che distribuiva Bibbie ai rifugiati nordcoreani in Cina è stato fatto fuori con una penna armata con delle tossine.
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ANGELO AQUARO, LA REPUBBLICA 16/2 –
PECHINO Le donne che aveva inseguito e esibito per tutta la vita, mostrandosi sempre circondato di bellezze alla moda negli aeroporti che erano ormai diventati la sua casa volante, hanno segnato anche la morte di Kim Jong-nam, il fratellastro del dittatore della Corea del Nord assassinato lunedì mentre faceva l’ultimo check-in per Macao a Kuala Lumpur, mostrando un documento con il nome di copertura di Kim Chol. Atroce ironia della cronaca: l’unica ragazza che la polizia malese è finora riuscita ad arrestare sfoggia nelle immagini delle telecamere a circuito chiuso una magliettina con la scritta LOL, l’acronimo inglese che sta per “Lots of Laughts”, “che risate”. C’è pochissimo invece da ridere in questa storia che ha tutti i contorni delle spy story da Guerra Fredda.
Le voci ieri si sono accavallate fino alla fine: le due donne che l’hanno avvelenato sono state uccise, no sono ancora in fuga, e invece no una è stata arrestata. Il suo nome è Doan Thi Huong e per il suo passaporto è una cittadina del Vietnam, dov’è nata nel maggio del 1988 a Nam Dinn. Ma il documento potrebbe essere falso e le intelligence Usa e sudcoreana continuano a parlare di «spie nordocoreane».
Noor Rashid, il vice ispettore generale, dice che la polizia di Kuala Lumpur è adesso a caccia di «pochi altri sospetti, tutti stranieri». Il giornale Oriental Daily parla di cinque persone: una donna, probabilmente l’altra dell’attacco, e quattro uomini, che avrebbero seguito l’azione assassina da un ristorante vicino. I malesi si ritrovano a dover contenere anche la rabbia dei nordcoreani, che prima hanno cercato di fermare l’autopsia, che non ha ancora dato esito, e adesso vogliono riavere indietro il colpo di Kim. E pensare che erano 16 anni che non metteva piede nel regno del terrore: prima esiliato dal padre Kim Jong-il, dopo la figuraccia dell’arresto in Giappone mentre tentava di andare a Disneyland, poi minacciato dal fratellino, che aveva dato ordine di ucciderlo. Sulla testa dell’erede mancato, nato dalla relazione extramatrimoniale di Kim Jong-il con una diva sudcoreana, la condanna a morte pendeva da tempo. Già nel 2012 era sfuggito a un attentato e ieri è spuntata una lettera in cui si appellava all’onnipotente fratello: «Per favore ritira l’ordine di punire me e la mia famiglia. Non abbiamo nessun posto dove nasconderci. L’unico modo di fuggire è scegliere il suicidio».
Non è arrivato a questo, il povero Kim: ha cercato anzi di attaccarsi alla vita fino alla fine, racconta l’investigatore Fadzil Ahmat al giornale malese The Star. «Si è avvicinato barcollando al bancone delle partenze, diceva che qualcuno gli aveva spruzzato in faccia un liquido. L’hanno portato alla clinica dell’aeroporto, continuava a dire di avere male alla testa, sembrava sul punto di svenire». Poi l’attacco cardiaco, e la corsa inutile all’ospedale.
Il terrore di essere assassinato l’ha inseguito nel giro dell’Asia compiuto dopo l’esilio del 2001: Malesia, Singapore, Macao, Pechino, con un paio di puntate fino a Parigi, dove nel 2008 si segnala una misteriosissima visita in una clinica. La condanna a morte non gli ha impedito però di fare la balla vita, tra donne e casinò, a Macao, dove ha pendolato fino all’ultimo, cercando magari di evitare il grand hotel da dove era stato cacciato per un conto non pagato da 15mila dollari. L’ex colonia portoghese oggi è territorio cinese e c’è chi sostiene che Pechino vedesse in Kim la carta di riserva per il cambio di regime a Pyongyang: il fratellastro, dopo avergli augurato tutto il bene al suo insediamento, era arrivato a chiamare Kim Jong-un un dittatore di “facciata”, e aveva invocato aperture al mercato di tipo appunto cinese. Il ministero degli Esteri ieri si è limitato a dire che la Cina segue con attenzione il caso. Ma è chiaro che l’assassinio è un colpo anche al suo prestigio: il regime è stato bene attento a non colpire sul territorio del Dragone, ma tra il lancio del missile di domenica e questo incredibile delitto di famiglia i cinesi appaiono al mondo sempre meno capaci di tenere sotto controllo il vicino impazzito. Prossima mossa? La notizia dell’assassinio ovviamente è taciuta a Pyongyang, dove in questi giorni il festival di pattinaggio sul ghiaccio apre i festeggiamenti per l’anniversario della nascita di KIm Jong-il, 16 febbraio. Ma il clima che si respira non è per niente da festa. «Da quando Thae Yong Ho, l’ex vice dell’ambasciata a Londra, è scappato al Sud, Kim teme che l’elite coreana si stia ribellando sempre più», dice alla Reuters Koh Yu-hwan, l’esperto della Dongguk University di Seul. È da allora che è cominciata la purga che ha già travolto nel 2013 suo zio Jang Song Thaek, considerata la persona più potente del regime nonché molto vicina proprio a Kim Jong-nam. Eppure, giura Lee Byung-ho, il capo dell’intelligence sudcoreana, il fratellastro «non è stato fatto fuori perché era di per sé una minaccia al potere»: l’assassinio «riflette piuttosto la paranoia di Kim Jong-un». E la paranoia, si sa, non si cura con le sanzioni dell’Onu né con gli scudi antimissile: comunque finisca la spy story di Kuala Lumpur, è questa la tragica verità.
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CORRIERE DELLA SERA 15/2 –
Nord Corea, avvelenato il fratello di Kim. Chi ha eliminato «l’amico» della Cina?
PECHINO Aeroporto di Kuala Lumpur, Malesia, lunedì. Due donne si avvicinano a un uomo corpulento in attesa di un volo per Macao, lo colpiscono con aghi o forse con uno spray al veleno. La vittima cade a terra, spirerà pochi minuti dopo in ambulanza.
Il morto è Kim Jong-nam, 45 anni, fratello maggiore del leader nordcoreano Kim Jong-un. La notizia è arrivata ieri sera dalla Corea del Sud, passata alla stampa da fonti governative di Seul. La polizia malese ha confermato il «decesso improvviso». Gli esperti di questioni coreane ricordano che agenti di Pyongyang hanno usato in passato siringhe con veleno per eliminare avversari del regime all’estero. Le due esecutrici sono state viste salire su un taxi.
Kim Jong-nam, nato nel 1971, era il primogenito di Kim Jong-il, dittatore numero due della dinastia nordcoreana, morto di malattia nel dicembre 2011. Era fratellastro di Kim Jong-un: stesso padre e madre diversa, la sua era un’attrice sudcoreana deceduta a Mosca dopo un’esistenza tormentata. La madre di Kim Jong-un, nell’iconografia nordcoreana, è considerata la sposa ufficiale. Essendo più grande di Kim Jong-un (classe 1983), Kim Jong-nam era considerato il possibile successore ma era caduto in disgrazia per comportamenti sconcertanti: nel 2001 fu bloccato all’aeroporto di Narita in Giappone con un passaporto falso, sostenne di essere diretto a Disneyland Tokyo in viaggio di piacere. Da allora girovagò all’estero, avvistato a Mosca, Pechino, Macao, Hong Kong e altri luoghi di svago. Era anche loquace: «Personalmente sono contrario alla successione dinastica», disse nel 2010 a una tv giapponese. Una dichiarazione che sicuramente non doveva essere piaciuta al fratellino Kim Jong-un.
La residenza preferita di Kim Jong-nam era Macao, città di casinò e divertimenti, dove secondo fonti d’intelligence occidentale i cinesi gli pagavano i conti del tavolo da gioco e lo tenevano in naftalina nel caso fosse servito rimpiazzare il fratello Kim Jong-un, personaggio incontrollabile nella sua corsa a atomiche e missili (l’ultimo lanciato domenica durante il vertice Trump-Abe). Si diceva anche che Kim Jong-nam fosse vicino a Jang Song-thaek, lo zio considerato il numero 2 del regime fino a quando nel 2013 Kim Jong-un non lo fece arrestare e giustiziare. Anche allora fu Seul a svelare la notizia, confermata solo settimane dopo da Pyongyang. E i cinesi non furono per niente contenti: l’esperto Jang era considerato il loro referente principale nel regime nordcoreano.
I figli avuti in due matrimoni da Kim Jong-il erano 4. Non solo a Seul, ma anche a Pechino circolano voci sulla famiglia. Come quella secondo la quale la squadra di pretoriani che nel 2013 arrestò lo zio Jang era guidata dal poco noto Kim Jong-chol, 37 anni, un altro fratello maggiore dell’attuale capo.
Anche questo Kim, che ha 3 anni più del fratello diventato leader, sarebbe stato destinato a ereditare il potere per motivi di età, ma secondo le fonti il padre lo trovava debole e lo saltò nella designazione. Così come era accaduto a Kim Jong-nam, bruciato dal «caso Disneyland». Kim Jong-chol è un patito di musica occidentale: è stato visto nel 2010 a Singapore a un concerto di Eric Clapton e poi alla Royal Albert Hall di Londra.
C’è anche una sorella, la più piccola, Kim Yo-jong, 29 anni. Nella nomenklatura avrebbe solo il grado di viceministro, ma con una delega fondamentale per un regime che si basa sulla venerazione del suo leader: la ragazza Kim dirige il Dipartimento Propaganda, segue la diffusione delle notizie, glorifica le «imprese» del fratello Kim Jong-un, immancabilmente definito il Rispettato Maresciallo. Molte le speculazioni sul futuro della giovane: alcuni osservatori ritengono possa salire ancora, altri ricordano che quello nordcoreano è un sistema patriarcale, con margini ristretti per le donne.
Perché questo delitto? Dopo aver eliminato lo zio, forse Kim Jong-un ha voluto togliere di mezzo l’altro possibile sostituto in contatto con Pechino. E probabilmente aveva ragione Obama quando ha detto a Trump che il suo primo problema di politica estera sarebbe stata la Nord Corea dei Kim.Guido Santevecchi
Il circolo milanese che adora la dinastia. «Ora basta bugie»
La saracinesca resterà chiusa: la sede dell’«Associazione di amicizia e solidarietà Italia-Repubblica popolare democratica di Corea» è in fase di trasloco. Peccato, perché si trovava in un punto ideale, al centro del «quadrilatero dei pensatori», tra via Carlo Marx, Via Engels e via Benjamin Constant. Quartiere di Quarto Cagnino, Milano. Tra palazzoni di periferia che non sfigurerebbero a Pyongyang, in un grigio rotto soltanto dal rosso acceso del murale che non lascia nulla all’immaginazione – stelle e compassi, slogan internazionalisti – si sono celebrate negli scorsi anni le gesta della famiglia Kim. L’occasione? «Per esempio il genetliaco del Caro leader Kim Jong-il (cade il 16 febbraio, ndr )», dice Cristian Pivetta delegato ufficiale dell’associazione e direttore del «Centro studi sull’Idea Juche di Milano»: in pratica, il massimo esperto nel nostro Paese (con il senatore Razzi) della «filosofia che guida la Corea del Nord, plasmando uomo e teorie marxiane secondo la realtà e i bisogni di una società antica e complessa».
Pivetta ha 45 anni e, come lavoro, fa il capostazione. Nel 2014, insieme a Davide Rossi, direttore del «Centro studi Anna Seghers», autore del saggio «Pyongyang-l’altra Corea», ha deciso di propagare il verbo dei Kim in Italia. Perché? «Ero stufo di tutte le bugie che si dicono sulla Corea del Nord, dipinta ora come una “dittatura feroce”, ora come un Paese “aggressivo” ma “povero e derelitto”». Invece... «Invece – sostiene convinto – nei miei numerosi viaggi ho scoperto una società certo non perfetta (la nostra forse lo è?), ma dove nessuno soffre la fame. Non ci sono accattoni in Corea del Nord, né bambini senza istruzione o, peggio, senza scarpe».
Tanto entusiasmo non poteva passare inosservato nel Regno Rosso. Pivetta ha avuto l’onore di essere citato dalla Kcna, l’agenzia ufficiale di Pyongyang, che ha annunciato «i preparativi per i festeggiamenti in Italia del compleanno del Caro leader», forse non sapendo dell’imminente trasloco («quest’anno non siamo riusciti a fare nulla»). Dell’ormai celebre senatore Razzi, capofila dei politici «amici di Pyongyang», non ha solo sentito parlare: «L’ho conosciuto là, lo vedo spesso all’ambasciata nordcoreana, a Roma: un uomo per bene, ha fatto il camionista».
Resta da capire come Pivetta giudichi la notizia dell’assassinio del fratello dell’attuale leader. Il capostazione, che non si definisce comunista ma «juchenista», non ha ovviamente dubbi: «In Occidente hanno già deciso chi è il cattivo. Ma le prove dove sono?».
Luigi Offeddu e Paolo Salom
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ANGELO AQUARO, LA REPUBBLICA 15/2 –
L’hanno ucciso mentre stava per imbarcarsi su un volo low cost per Macao. Gli hanno afferrato la testa da dietro e poi con un panno, uno spray o una siringa l’hanno avvelenato. Due donne, due spie della Corea del Nord che sono scappate in taxi dall’aeroporto di Kuala Lumpur. Ma è inutile cherchez la femme: è il mandante quello che conta e per ora nessun inseguimento si può spingere fino a Pyongyang. A meno di scatenare una reazione letteralmente nucleare. Kim Jong-nam, 45 anni, fratellastro maggiore del dittatore Kim Jong-un, 33, è morto così, in una scena da film, lunedì mattina: cioè appena ventiquattr’ore dopo il lancio del missile nordcoreano metaforicamente piombato nella cena tra Donald Trump e il suo ospite Shinzo Abe. Ed è vero che l’altro Kim era già finito nel mirino: ma la rapida successione di eventi è solo una tragica coincidenza? Nel consiglio di sicurezza nazionale di Seul è scattato subito l’allarme. Il Sud ha in programma le esercitazioni congiunte con gli americani e dal Nord è già arrivata la minaccia di operazioni di disturbo: «Apriremo il fuoco». Il nuovo missile, tra l’altro, seppure non è l’arma intercontinentale che Kim aveva annunciato nel suo bellicoso discorso di capodanno, è ben più potente di quanto si sospettava: capace di raggiungere una metropoli come Hong Kong. Che cosa ha davvero in testa il dittatore di Pyongyang? Kim Jong-nam era già sopravvissuto ad almeno un altro tentativo di uccisione: nel 2010 una spia nordcoreana confessò di avere organizzato un plot per ammazzarlo in Cina durante un inseguimento automobilistico. E pensare che sul trono di famiglia sarebbe dovuto sedere proprio lui, che pure era nato da una relazione extra matrimoniale di Kim Jong-il con un’attrice sudcoreana. Il padre lo riteneva più intelligente e preparato: finché il ragazzone non cadde in disgrazia per una storia, anche questa, da film. È il 2001 e Kim il grande è arrestato mentre tenta di entrare in Giappone con un passaporto falsificato della repubblica dominicana. Per giustificarsi fa anche di peggio: «Volevo portare la famiglia a Disneyland». Scandalo e figuraccia internazionale: a chi farà mai più paura un dittatore che vuole andare a divertirsi con Topolino? Il padre, che morirà proprio quell’anno, lo esilia. Kim vive tra Macao, Cina, Malesia, Francia. Viene avvistato a Giacarta, Indonesia, in un ristorante italiano gestito da un uomo d’affari giapponese. Giri strani. Un giornale russo dice che ha problemi di soldi da quando il fratellino gli ha tolto il bancomat di Stato. Un giornale indonesiano sostiene che è così povero da essere stato buttato fuori dall’hotel di Macao: doveva 15mila dollari. Gli esperti del misteriosissimo mondo nordcoreano dicono ora che il dittatore temesse che intorno al fratellastro si potesse ancora raccogliere la dissidenza di palazzo. Lui, Kim il grande, al fratellino per la verità gli aveva augurato di ogni: «Spero che mio fratello più piccolo faccia del suo meglio per il bene del prosperoso popolo nordcoreano». Prosperoso? Veniva etichettato, anche se la definizione in questo casa fa tragicamente sorridere, un riformista. Si era spinto a sconfessare l’ereditarietà del regime: «Non credo che il potere si possa trasmettere fino alla terza generazione». Al Tokyo Shinbun aveva osato illustrare la diversità di vedute che lo separava anche dal papà: «Quando sono tornato in Corea dopo gli studi in Svizzera mi sono sempre più distaccato da lui perché io insistevo sulle riforme e sull’apertura del mercato. E sono stato guardato sempre più con sospetto ». I sospetti del padre sono stati evidentemente raccolti dal figlio e l’uomo che avrebbe fatto già uccidere almeno 340 avversari politici, secondo l’agghiacciante censimento, aggiornato a dicembre 2016, dell’Istituto per la Sicurezza Nazionale di Seul, avrebbe dunque preferito togliersi ogni pensiero. Come non si era fatto scrupolo di agire con suo zio, Jang Song-thaek, ucciso 4 anni fa con l’accusa, fra l’altro, di «avere altri sogni» che quelli, da incubo, della «unità e coesione di partito ». Pioggia di missili, assassini mirati. Che cosa ci riserverà ancora la sceneggiatura dell’orrore di Pyongyang?