Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
La politica non si decide ad andare in vacanza. C’è adesso un caso Tremonti, esploso al punto che il ministro ha dovuto difendersi con una lettera al “Corriere della Sera” di ieri e partecipando, sempre ieri, a Uno Mattina.
Di che si tratta?
L’onorevole Marco Milanese, già consigliere
economico del ministro (quasi un suo braccio destro), è indagato dalla procura
di Napoli, che lo accusa di aver mercanteggiato con appalti e cariche
pubbliche, di aver pasticciato con la Guardia di Finanza, eccetera. I giudici
hanno chiesto alla Camera di poterlo incarcerare, bomba politica destinata a
scoppiare in settembre o forse addirittura in ottobre, daro che il Pdl è
riuscito a rinviare il voto su questo punto. Finora il ministro s’è detto del
tutto all’oscuro di quanto la magistratura crede di sapere sul suo ex
collaboratore. Ma c’è un punto – emerso nel corso dell’inchiesta – francamente
imbarazzante. S’è saputo che Tremonti, nei tre giorni a settimana che trascorre
a Roma, ha usato un appartamento in via Campo Marzio preso in affitto dallo
stesso Milanese a 10 mila euro al mese. Niente di male, in apparenza: senonché
il ministro avrebbe contribuito alle spese con 4.000 euro mensili versati a
Milanese in nero. Anche se siamo assediati da supposti scandali di ben altra
entità, per un ministro delle tasse l’aver pagato un affitto in nero è comunque
clamoroso. Sergio Romano, sul Corriere della Sera, gli ha chiesto conto di
questo comportamento. E ieri Tremonti ha risposto.
Come mai ci si
è concentrati su questo punto, che a me pare francamente minore? E non invece
su quest’altra questione: è credibile che un ministro sia del tutto ignaro
delle (eventuali) malefatte di un suo stretto collaboratore? Anche se fosse ignaro,
non dovrebbe risponderne politicamente?
Con Tremonti hanno
tutti usato il guanto di velluto, a cominciare dall’opposizione: intanto perché
il ministro gode di grande credito a livello internazionale e si ha paura di
quanto potrebbe succedere ai nostri Btp in caso di una sua caduta. Poi le
nostre contorsioni politiche hanno trasformato ultimamente Tremonti in un
nemico di Berlusconi. Il ministro è quindi diventato nelle fantasie del Pd e
degli altri un trait-d’union ipotetico con la Lega, una carta da giocare nel
caso di un’uscita del Cavaliere da Palazzo Chigi. Questa è tutta una partita
che si disputerà appunto a settembre.
E sullo
specifico dell’appartamento?
Conviene citare lo
stesso Tremonti, dal “Corriere” di ieri: «Nessun “nero” e nessuna “irregolarità”.
Trattandosi di questo tipo di rapporto tra privati cittadini non era infatti
dovuta l’emissione di fattura o vietata la forma di pagamento». Apprendiamo
anche che – benché lo stipendio da ministro sia più basso della somma versata
per l’affitto (appena 2.390 euro al mese) – Tremonti è abbastanza ricco per
affrontare questo costo e fare anche della beneficenza. Ieri in televisione il
ministro ha fatto sapere di aver denunciato al fisco – quando esercitava come
commercialista – 5 milioni di euro l’anno, cioè «dieci miliardi di vecchie
lire». Non ha dunque problemi economici.
Ma perché
sarebbe andato a vivere in via Campo Marzio, invece che, per esempio, in
albergo?
Nella lettera al
“Corriere” Tremonti racconta di aver abitato prima in albergo, poi in una
caserma della Guardia di Finanza. La casa di via Campo Marzio venne scelta alla
fine «non per convenienza economica, ma per “privacy”».
Che significa?
Non è difficile da
capire, soprattutto se si pensa a una dichiarazione resa da Tremonti a giugn «Non
mi faranno fare la fine di Boffo». Boffo era il direttore dell’“Avvenire”,
messo in mezzo con una campagna scandalistica del “Giornale” di Vittorio Feltri
e costretto alla fine a dimettersi. Sembra chiaro che Tremonti voglia dire:
quando dormivo nella caserma della Guardia di Finanza mi spiavano. Un atto
d’accusa tremendo contro Berlusconi, attutito solo dal fatto che è stato
pronunciato in codice, e che quindi è stato capito solo da chi ha antenne per
decifrare questi messaggi. In un quadro più generale, quello che vuol dire il
ministro sembra quest non ho nessuna intenzione di dimettermi in nessun caso
(qualche giorno fa s’era beffato dei suoi avversari con la frase «mi dimetto da
inquilino») e ad attacchi proditori reagirò con la massima decisione. Al
“Corriere” ha scritt «Ho commesso illeciti? Per quanto mi riguarda,
sicuramente no. Ho fatto errori? Sì, certamente. In primo luogo vi è il fatto
di non aver lasciato prima l’immobile. L’ho fatto in buona fede, ma sarebbe
stato senza dubbio più opportuno, dato che proprio questo è ora causa di
speculazioni»
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 30 luglio 2011]
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