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 2011  luglio 30 Sabato calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 141 - PUNTATA PORNOGRAFICA

Che cosa poteva significare una frase simile?

Quello che capisce: che un giorno, forse, francesi e piemontesi, insieme...contro gli austriaci...Frasi. Gettate lì per tenersi caldo un possibile alleato. Siamo ancora nel 1855 e di tutto l’intreccio europeo Napoleone costituiva il mistero più glorioso. Aveva preso il potere appoggiandosi ai contadini, nuovo ceto conservatore, le campagne erano piene di vecchietti che avevano fatto la guerra con il primo Napoleone. Questo era un tipo di appoggio che come contropartita voleva una politica d’espansione, cioè una politica contraria agli interessi della finanza. In teoria avrebbe dovuto schierarsi contro il Piemonte, perché i cattolici erano l’altra colonna che lo sosteneva. Napoleone aggirava questi ostacoli con il sistema di praticare due politiche estere per mezzo di due diplomazie procurandosi in questo modo due campi di alleati antitetici e ignari ognuno dell’esistenza dell’altro.

Un adultero che campava con due mogli.

Ed era adultero anche in senso proprio, naturalmente.

Sta per entrare in scena la contessa di Castiglione?

Manca poco. Intanto a Torino ebbero l’idea di far fare al re un giro a Parigi e a Londra. Erano ancora in atto tutte quelle manovre per convincere l’Austria a mandar soldati in Crimea. La visita del Savoia con il suo seguito sarebbe stato un pungolo per Vienna. Per Torino, lo scopo era di allontanare il re dalla città. Non s’era più ripreso dalle tre morti quasi contemporanee, madre, moglie, fratello. Era in uno stato talmente pietoso che i ministri, quasi senza accorgersene, avevano preso a trattarlo male. L’idea di un viaggio a Parigi e a Londra lo terrorizzò. S’immaginò che avrebbe dovuto pronunciar discorsi e adattarsi all’etichetta. Andò a caccia, volle attraversare il Tanaro con l’acqua a mezza vita, una sbruffonata. Prese un febbrone, bisognò salassarlo sette volte, questo gli servì da scusa per restarsene giorno e notte nella villa di Pollenzo, con la Rosina. La Rosina lo sprofondava in un turbine di lascivia, lo rendeva dimentico di sé. A maggior ragione il conte volle portarlo via.

Il conte era nemico della Rosina?

La Rosina non gli piaceva, non gli piaceva la dipendenza del re dalle donne, per le quali spendeva somme spropositate...Ma avremo modo di veder questo, quando la Rosina sarà al centro di una crisi politica molto seria. Adesso c’era il viaggio per Parigi e per Londra, e con il viaggio una quantità di patemi legati proprio al comportamento del sovrano. Arrivati a Lione, Cavour gli mandò un messaggio molto chiaro: «Maestà, i baffi». «Che baffi?». «I baffi della Vostra Maestà. Baffi di quella lunghezza spaventerebbero la regina Vittoria. Gli inglesi non sono avvezzi a un simile spettacolo». «Vorreste dire che li dovrei tagliare?». «Sì, Maestà». «Ah, per Dio, ma che anche i baffi...». Dovette tagliarli di dieci centimetri, ma ottenne di mantenere l’arricciatura sulle punte a mo’ di manubrio.

Ma quanto erano lunghi?

Ma direi mezzo metro di qua e un altro mezzo metro di là. Tuttavia il re non capì il senso di quella richiesta e a Parigi si comportò in modo assai sconveniente. Le Tuileries gli diedero alla testa. Sbavava perché le donne non portavano le culottes come le piemontesi...

Ma questo re… Il Dossi, su questo punto della libidine, raccontò che « Vittorio Emanuele fu uno dei più illustri chiavatori contemporanei. Il suo budget segnava nella rubrica donne circa un milione e mezzo all’anno mentre nella rubrica cibo non più di 600 lire al mese. A volte, di notte, svegliavasi di soprassalto, chiamava l’ajutante di servizio, gridando “una fumna! una fumna!” - e l’ajutante dovea girare i casini della città finché ne avesse una trovata, fresca abbastanza per essere presentata a S.M. La tassa era di lire 100 - ad ogni donna però, che aveva rapporti con lui, dava un contrassegno, perché, volendo, si ripresentasse. Possedeva un membro virile così grosso e lungo che squarciava le donne più larghe. Con lui molte puttane riprovarono gli spasimi dello sverginamento. Il suo dottore di Corte avea un gran da fare a riaccomodare uteri spostati. Una notte una signora che aveva ambito all’onore di giacere col re, nel lavarsi e nel cercar di torsi, dopo il coito, la tutelare spugnetta (ché S.M. di solito ingravidava) non se la trovò più. Spaventata, si diede a piangere, e ignorante di anatomia, disse al Re che la spugnetta le era entrata nel ventre. La Maestà Sua - ignorante e spaventata del pari - mandò tosto la signora dal suo medico Bruno, col seguente testuale biglietto “Caro dottore. Mi è successo un impreveduto avvenimento. La donna vi dirà cos’è. Vostro Vittorio” - E naturalmente il dottore - fra il sorriso e le risa - ripescò con molta facilità la spugnetta. - Quel Giove terrestre, quando coitava, ruggiva come un leone. Amava che le donne gli si presentassero nude con scarpettine e calzette; e fumando sigari avana si divertiva a contemplarle. Ma ad un tratto lo pigliava l’estro venereo, e le sfondava tutte. [...] Vittorio amava personalmente l’oratore Brofferio, altro gran chiavatore, cui domandava e quante volte facesse e come ecc. con quell’interesse con cui stava al corrente delle sorti d’Italia - Brofferio gli faceva poi da araldo e pacificatore colle nuove e vecchie amorose... ».