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 2011  luglio 30 Sabato calendario

PANE, SCORPIONE E ASTICE. I CAMIONCINI CON LE STELLE

«Mi è capitato più volte, ricordo soprattutto gli scorpioni in Cina, che per loro sono anche una prova di coraggio negli affari: vedere se tu, europeo, sei in grado di mangiare quella cosa piccola e fritta che per noi è un’attrazione fatale e per loro è come un pesciolino, un’alborella, di quelle che si mangiano d’estate» . Confessione gastronomica di un quarantenne manager milanese, più volte folgorato sulla via dello street food, il nuovo rito metropolitano di chi viaggia per il mondo.
Una sera a Londra da Gordon Ramsay, quella dopo in coda per una noodle salad al thai Phat Phuc a Chelsea (www. phatphucnoodlebar. com), l’altra ancora alla stazione di Kensal Rise per un burger di carne scelta e macinata al momento da Lucky Chip Burger Van. Il verbo guida è «taste» , provare, anche uno scorpione fritto, se ci si trova a Beijing. Per strada, al parco, al mercato di quartiere, ovunque ci sia un chioschetto, o quelli che in America hanno già un nome, i gourmet truck, i camioncini del buongusto. Con pochi spiccioli, senza impegnare troppi soldi (e troppo tempo) nell’assaggio di un raviolo di pescecane, repellente all’olfatto, delizioso al gusto. Per non sbagliare, uomini d’affari e viaggiatori fuori dalle rotte comuni si scambiano indirizzi sicuri e segreti, come accade per i migliori ristoranti. «La novità degli ultimi tempi sono i food truck, arrivati da Los Angeles a New York: vere e proprie cucine su quattro ruote dove ognuno offre la propria cucina, dall’asiatica alla coreana, magari con un pizzico di fusion» , spiega Giuseppe Rosati, una lunga esperienza in Italia nei ristoranti di famiglia e ora collaboratore del gruppo Bastianich-Batali a New York.
Alcuni «truck» hanno temi come il formaggio (Cheese Truck, http://thecheesetruck. com/), il Messico (Kimchi Taco, http://kimchitacotruck. com/) e persino il Maine, con l’aragosta come piatto forte. Il Red Hook Lobster Pound (http://redhooklobsterpound. com/) mette in fila decine di newyorchesi con i suoi sandwich all’astice e i tramezzini di gamberi. Per i palati classici in viaggio a New York l’indirizzo giusto è Eddie’s Pizza, che nel suo sito (http://www. eddiespizzany. com/truck. html) aggiorna di volta in volta gli spostamenti cittadini nel «truck schedule» , mentre la gita a Washington prevede una sosta da Ben’s Chili Bowl, prediletto da Obama per i suoi hot dog speziati, apprezzati anche da Nicolas Sarkozy. A Londra la lista segreta di chioschi suggerisce un burger da The Meatwagon (una carta di «burgerazzi» da gustare con un bicchiere di Pimm’s), o un’ostrica aperta al momento con tabasco e limone da Oyster Van al prezzo di un pound. «Quasi tutti i camioncini hanno un proprio Twitter account, alcuni il posizionamento in GPS e sono citati dalla Zagat — spiega Rosati —. Non sono certo un’alternativa al ristorante, ma una via di mezzo tra il classico hot dog e il tavolo ingessato» .
Intanto qualche cuoco ha già scelto di abbandonare le cucine tradizionali e scendere in strada: a Seattle, lo chef Josh Henderson propone su un Silver Airstream del 1962 un menu raffinato e Food Network, il canale Usa dedicato alla cucina, ha lanciato un reality con sette cuochi che si sfidano guidando e cucinando su e giù per l’America. In Italia, lo chef Moreno Cedroni, ha aperto la versione street food del suo ristorante stellato «La Madonnina del Pescatore» . «Il "chiosco"si chiama Anikò, che nel dialetto di Senigallia significa "ogni cosa"» , spiega Cedroni. E in effetti, si mangia proprio di tutto, dal panino al baccalà (10 euro), all’ostrica spruzzata di limone (3 euro l’una). «Il cibo di strada è l’unico che ci dice realmente dove siamo. Spogliare i piatti dei costi aggiuntivi, tovaglie, posate d’acciaio e tutto il resto, è il modo migliore per apprezzarli» .
Michela Proietti