ROSELINA SALEMI, La Stampa 30/7/2011, 30 luglio 2011
Dimmi come vai in ferie, ti dirò chi sei - Prenotare in anticipo o aspettare l’ultimo minuto? (il low cost è una tentazione)
Dimmi come vai in ferie, ti dirò chi sei - Prenotare in anticipo o aspettare l’ultimo minuto? (il low cost è una tentazione). Andare lontano per inseguire un sogno, o il più vicino possibile? Nelle scelte della vacanza, prima ancora che nella politica e nello sport, viene fuori il vero carattere di un popolo, sostengono due viaggiatori di professione, Siusy Blady e Patrizio Roversi. Organizzatissimi gli spagnoli, che tutti pensano occupati nella movida e nella comida (invece prenotano 86 giorni prima di partire) prudenti gli inglesi (45 giorni) si difendono i francesi (un mese). Noi italiani siamo penultimi nella classifica europea (20 giorni) e ci battono soltanto gli irlandesi, che afferrano al volo i biglietti anche una settimana prima senza aver pianificato niente. Comprensibile. Sono giovani, abituati, sul serio, a cantare sotto la pioggia (provare per credere, a Dublino, Temple bar). Il sondaggio internazionale di lastminute.com ci racconta chi spende di più (i francesi, con 1570 euro) e chi meno (noi italiani, con 630) chi si concede una vacanza lunga (gli spagnoli) e chi si accontenta di una settimana (quasi tutti, ormai) chi preferisce gli alberghi tre stelle e il residence (gli irlandesi) chi la mezza pensione (i tedeschi) chi l’all-inclusive (sempre noi), salvo poi litigare per gli extra. I numeri, che quantificano i riti collettivi e il desiderio di spensieratezza, potrebbero essere usati per una specie di psicanalisi della vacanza, alla ricerca degli archetipi. Certo è che, archiviati i bei tempi della villeggiatura, abolito il concetto di tempo libero come ozio, nonostante gli sforzi del sociologo Domenico De Masi, le vacanze sono diventate «il viaggio», come ricorda Ezio Marra, curatore del volume «Altri turismi» (Franco Angeli). Cioè un assaggio «controllato» del mondo, con qualche costante: tutti vogliono il Sud e il sole. Mete evergreen: per gli italiani, al top c’è il Mar Rosso, per gli inglesi la Spagna, per i francesi la Grecia, per i tedeschi le Canarie o la Turchia. Soltanto gli spagnoli, vagabondi, pensano che una puntatina a New York valga sempre la pena. E per le vacanze 2011, c’è un incrocio di isole: italiani alle Canarie, irlandesi a Ibiza o in Sicilia, francesi sparpagliati nel mare della Grecia, tedeschi a Malta e Lanzarote. Gli spagnoli, in controtendenza, hanno una hit-list di città: Berlino, Bangkok e Roma. Sono di quelli che se non visitano tre musei e otto chiese al giorno non si divertono. L’estate è la stessa, i soldi un po’ meno, e le abitudini cambiano, così tutti cercano di capire com’è, visto da vicino, questo pacifico esercito in fuga dallo stress e dalla quotidianità per 7-25 giorni. Che cosa pensa, che cosa vuole. Un sondaggio dell’Osservatorio Nestlé Professional segnala, tra le lamentele dei viaggiatori, il servizio lento, il cameriere invadente, il letto scomodo, la vista sul parcheggio, la stanza troppo piccola. Piacciono molto gli accappatoi di spugna morbida, le pantofoline, il kit per il bagno. Un’altra ricerca del Polli Cooking Lab ci informa che anche in ferie, a tavola non sgarriamo più, e il famoso panino con la cotoletta in spiaggia è un abominevole ricordo vintage senza rischio di revival. Va invece parecchio l’insalata di riso. E siamo arrivati al corso on line di galateo per cani in viaggio (Pro Plan Dog Training) e al gelato al betacarotene per accelerare l’abbronzatura. Per scoprire che, alla fine, scegliamo tra una ventina di consuete, rassicuranti destinazioni: Grecia, Turchia, Spagna, Tunisia, e in Italia, Sicilia e Sardegna. Il turismo di massa non ama gli imprevisti. Neanche last minute.