Aldo Grasso, Corriere della Sera 30/7/2011, 30 luglio 2011
L’INVISIBILE TV DIGITALE NELLE TERRE DEL BAROLO
Il passaggio al digitale terrestre non è stata una passeggiata come l’ex ministro Maurizio Gasparri ci voleva far credere: ogni giorno nascono nuovi problemi, pressoché inevitabili con le nuove tecnologie. Quando d’estate torno in Langa mi trasformo in tecnico.
I vicini di casa e gli amici sanno vagamente che mi occupo di televisione e quindi c’è sempre un televisore da mettere a posto, un decoder da risintonizzare. Veramente avrebbero anche problemi all’antenna, al vecchio apparecchio che non si accende più, al telecomando fuori uso, e quando dichiaro la mia incompetenza registro, mio malgrado, la loro delusione. Cosa mi occupo a fare di tv se poi non so aggiustare un televisore? Quest’anno il problema è più grosso, ci sono interi paesi che ricevono male il segnale, alcuni addirittura che non vedono più Mediaset. La prima reazione, visto che i paesi più colpiti sono quelli dell’Alta Langa, cara a Beppe Fenoglio, è che il fantasma del guerriero di Cromwell abbia consumato una sua vendetta: «Cari miei langhetti, niente più Barbara D’Urso!» . Poi incontri vecchi parenti la cui unica compagnia invernale è la tv, incontri sindaci preoccupati, incontri antennisti disperati e la voglia di sapere come stanno le cose è forte. Tutto è cominciato nel gennaio di quest’anno. Rai e Mediaset, a seguito dello «switch off» , hanno rifatto le antenne trasmittenti del Bric del Dente. Siamo a La Morra, provincia di Cuneo, terra consacrata al Barolo, uno dei più straordinari belvedere sul Piemonte che madre natura abbia creato. Un posto così bello è rovinato dalla presenza di decine e decine di tralicci; è il prezzo — mi dico — che si paga alla modernità. Sta di fatto che i tecnici Mediaset hanno aggiunto, giustamente, una terza «faccia» alla loro antenna per illuminare non solo le zona di Bra e di Alba, ma anche quella di Barolo, Comune che fino a poco tempo fa (quando era ancora vivo il grande Bartolo Mascarello: «Il ne faut pas faire des barriques ma de barricades» ) non aveva mai visto Canale 5. E qui nascono i guai. Per una questione tecnica di potenza di trasmissione è stata compromessa la ricezione in alcuni paesi di pianura come Bene Vagienna, Lequio Tanaro ma soprattutto dell’Alta Langa: Serravalle, Niella Belbo, Belvedere, Murazzano, Monforte... Con i canali Rai, a fatica, le cose si stanno aggiustando, visto che si può intervenire con opportune modifiche sulle antenne riceventi. Anche perché tempo fa è stata sottoscritta una convenzione tra Regione Piemonte e Raiway (la società che gestisce gli impianti) che prevede un contratto di comodato d’uso per riattivare quei trasmettitori che comunità montane e sindaci avevano fatto costruire a loro spese per illuminare le valli laterali del Cuneese. Con Mediaset le cose sono più complicate. Una sera, invitato da amici, ho provato a sintonizzare i canali del Biscione. Niente da fare, ho rimediato una figuraccia, nonostante il televisore fosse di marca, con tanto di decoder Premium on demand. Come mai? Intestardito, per puntiglio mi sono rivolto ad Alvaro Cagnassi, un «mago» fra gli installatori di Langa. E ho avuto questa spiegazione: prima le antenne di ricezione erano rivolte verso Torino (come succede ancora a casa mia) e il segnale si riceveva bene. Con l’accensione del nuovo trasmettitore di La Morra i segnali vanno in conflitto (l’angolazione, rispetto a Torino, è di pochi gradi) e molti televisori o decoder, non riconoscendo la portante, non riescono neanche a memorizzare il logo dell’emittente. Il sindaco di Sale San Giovanni, Gino Filippi, aggiunge: quando c’è bel tempo giriamo le antenne verso la Liguria e qualcosa si vede. Morale della favola: per un territorio intricato come quello italiano, la soluzione tecnica più corretta era forse quella di passare tutti al satellite; nonostante le critiche, la tv rappresenta ancora una formidabile forma di compagnia, se tanta gente si lamenta perché non può più vedere Barbara D’Urso o chi per lei.
Aldo Grasso