Maria Serena Natale, Corriere della Sera 30/7/2011, 30 luglio 2011
NAOMI, LA DONNA CHE HA DIMENTICATO I SUOI ULTIMI 19 ANNI
Manchester 2008, un mattino come tanti. Naomi si sveglia per andare a scuola, madida di sudore, il respiro pesante. Dal piano di sotto non arriva il profumo della colazione. E il silenzio, non è quello di casa. La sera prima ricorda di aver dato la buonanotte alla sorella Simone, di aver spento la luce pensando agli esami e al suo amore. Adesso è nel letto di qualcun altro, con le foto di un bambino sconosciuto sul comodino. Le manca la mamma. Chiama, ma non riconosce la sua voce. Si vede nello specchio ed è invecchiata di colpo. Addormentarsi a 15 anni e svegliarsi a 34. Nel futuro per sbaglio. Sono passati tre anni da quel mattino e Naomi Jacobs è tornata alla sua vita di psicologa e madre. Colpita da una rara forma di amnesia, ha vissuto un incubo che solo ora riesce a raccontare. Blackout totale su 19 anni di vita. Ferma al 1992, l’ «annus horribilis» della regina Elisabetta alle prese con Carlo, Diana e l’incendio del castello di Windsor, Naomi era tornata «un’adolescente sfacciata e sicura» . Robbie Williams era ancora nei Take That e Whitney Houston cantava I Will Always Love You. A Downing Street sedeva il conservatore John Major, mite successore della Lady di ferro; alla Casa Bianca Bush padre preparava le valigie per fare posto a Bill Clinton. I terroristi mettevano bombe in Irlanda e gli aerei non finivano sui grattacieli. Nel mondo di Naomi niente Google né Facebook né cellulari. Uno choc il digitale, un enigma il nuovo millennio. E nessun ricordo di Leo. «Mi chiamava mamma e a me sembrava di avere quasi la sua età» . Cancellato il parto in acqua sulle note di Alanis Morissette, rimossa la separazione dal compagno. «A 15 anni pensavo che a 34 avrei avuto il mondo in pugno. Mi immaginavo sempre in viaggio, giornalista e scrittrice tra mille avventure o medico impegnato a curare i bambini in Africa. Avevo lasciato un orizzonte di possibilità infinite e mi ritrovavo nei panni di un’ordinaria mamma single che guidava una Fiat Brava malandata. Non mi divertivo come Michael J. Fox in Ritorno al futuro e non sapevo più chi ero. Non facevo che piangere, volevo solo tornare alla mia vita di ragazza» . L’amnesia globale transitoria consiste in una perdita temporanea della facoltà di ricordare, che può durare poche ore o diverse settimane. Colpisce con maggiore frequenza persone di età compresa tra i 56 e i 75 anni (in Gran Bretagna ne soffrono 5 ogni 100 mila abitanti), è provocata da forti stress ed eventi traumatici: un meccanismo freudiano di protezione che allontana il peso di situazioni emotivamente insostenibili, un tuffo imprevedibile nelle profondità della mente, oblio lenitivo. Dissolve la memoria «episodica» , quella che tiene insieme fatti e sentimenti in una narrazione incessante e sotterranea della nostra storia personale, ma lascia intatta la memoria «semantica» , localizzata in una differente area del cervello e chiamata a preservare conoscenze fattuali di carattere generale, slegate da singole esperienze. Naomi ricordava come si guida un’auto, i nomi dei familiari, il numero di telefono dell’amica alla quale chiese aiuto quel giorno del 2008. Diari, ritagli di giornali, racconti di amici e una solitudine feroce. Il calvario durò otto settimane. «Secondo il mio analista avevo voluto dimenticare perché ero insoddisfatta della mia vita. Quando finalmente cominciai a sentirmi al sicuro e ad accettare il futuro, riaffiorarono i ricordi» . Piccoli lampi, flashback e il ritorno a casa. Da quell’esperienza è nato un libro. «Mi sono ripresa il mio sogno».