Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri il petrolio ha toccato al Nymex i 90,07 dollari al barile. Intanto i capi degli industriali di tutta Europa (da noi, Montezemolo) hanno scritto ai ministri dell’Economia riuniti a Washington per il G7. Chiedono che si faccia qualcosa per l’euro forte, anzi, secondo loro, troppo forte: l’altro giorno, per un momento, l’euro ha superato quota 1,43 sul dollaro...
• Non ho capito la parola “Nimex”.
Il petrolio si compra fino ad ora su due sole piazze: il New York Mercantile Exchange, detto in sigla Nymex. E l’International Petroleum Exchange, detto in sigla Ipe. Il Nymex sta a New York, l’Ipe sta a Londra. La trattativa avviene in dollari, e solo in dollari, per via di un accordo stipulato da americani e arabi nel 1972: sui mercati, da quel momento in poi, nessuna valuta diversa dal dollaro viene accettata quando si tratta di petrolio. Quindi, i paesi di tutto il mondo, se vogliono comprare petrolio, devono prima comprare dollari. Perciò in questi 35 anni si sono accumulate nelle casse degli stati enormi quantità di dollari. Per esempio, i cinesi da soli hanno a disposizione almeno 1.300 miliardi di dollari (ma probabilmente sono di più). Cina, Russia, Singapore ed Emirati Arabi tutti insieme ne possiedono per 2.500 miliardi e Stephen Jen di Morgan Stanley ha previsto che – se non succede niente – le riserve in dollari di questi paesi diventeranno 12.000 miliardi (dodicimila miliardi) nel 2015. Vede già qui una facile spiegazione dell’euro e del petrolio che vanno su, e del dollaro che va giù.
• Sì? Forse, se potesse spiegarmela...
Ma è semplice. Piuttosto che tenere dollari, sarà meglio convertirli in petrolio, no? Cioè: si danno via i dollari e si compra il petrolio. Si ricorda la regoletta: se tutti vendono una certa cosa, quella cosa va giù di prezzo. Se tutti la comprano invece va su. In questo caso, lei deve considerare il dollaro come una merce qualunque e non farsi ingannare dal fatto che è una valuta di scambio. Tutti vogliono petrolio e in cambio dànno via dollari. Quindi il petrolio sale e il dollaro scende. Se il dollaro scende, il suo principale concorrente, cioè l’euro, sale. E sa chi contribuisce potentemente a far scendere il dollaro e a far salire l’euro? Si ricordi che l’assassino è sempre il maggiordomo...
• Gli americani?
Bravo. Gli americani vendono dollari perché il dollaro basso gli conviene tantissimo. Guardi, è molto semplice anche quest gli americani sono indebitati in dollari, quindi se il dollaro perde valore il peso reale del loro debito scende. come quando c’è l’inflazione: se io le devo dare un milione di lire e abbiamo concordato un tasso fisso, arriva l’inflazione e il mio milione di lire vale molto di meno. Queste tendenze di fondo ci fanno capire che l’euro continuerà a salire e il dollaro a scendere. Non dia retta a quello che legge quasi dappertutto, che la colpa è dei cinesi perché non rivalutano lo yuan. Sulla triangolazione dollaro-euro-petrolio, questo elemento non è così importante.
• Senta, ma a noi di avere l’euro che vale tanto ci conviene o no?
Quando compriamo energia, cioè petrolio, ci dovrebbe convenire perché a noi i dollari costano poco. Però succede che la nostra bolletta energetica, di cui a giugno si ipotizzava un calo, non cala affatto. Ecco un punto su cui il governo dovrebbe essere chiamato a rispondere: ci spiegate perché la benzina e la corrente elettrica comtinuano ad aumentare, se noi possiamo procurarci i dollari per fare quegli acquisti molto a buon mercato? Come lei sa, abbiamo fatto questa domanda, in questa rubrica, parecchie volte e non solo non abbiamo ricevuto nessuna risposta (forse non siamo abbastanza autorevoli), ma non abbiamo neanche letto nessuna spiegazione sensata da nessuna parte. Per il resto l’euro forte è un guaio.
• Una volta lei mi ha spiegato che colpisce le esportazioni.
Sì, perché è come se noi avessimo aumentato i prezzi di tutto quello che vendiamo fuori dall’area euro. In questo senso, l’ostinazione dei cinesi che tengono artificialmente basso il valore di scambio della loro moneta c’entra ed è una scorrettezza commerciale. Loro se lo possono permettere, perché sono le autorità centrali a stabilire quanto vale lo yuan. E le autorità centrali hanno molto poco interesse a stabilire un valore reale: fissano il prezzo della loro moneta in modo da avere vantaggi commerciali, e basta. per questo, d’altronde, che Montezemolo e gli altri presidenti di Confindustria hanno scritto a Washington. Naturalmente gli americani – per bocca dei rappresentanti del Fondo Monetario e della Banca Mondiale – hanno risposto con una pacca sulla spalla: «Ma no, amici», è il senso di quello che hanno dichiarato «le cose vanno benissimo così». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 19/10/2007]
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