Corriere della Sera 20/10/2007, 20 ottobre 2007
ROMA – Gandhi contro Gandhi. « il più grande padre che si può avere, ma è il padre che ho desiderato di non avere»
ROMA – Gandhi contro Gandhi. « il più grande padre che si può avere, ma è il padre che ho desiderato di non avere». Parola di Harilal Gandhi. Suo padre era il Mahatma Gandhi, il padre dell’India. Sembra che predicasse bene (fuori casa) e razzolasse male (in casa da genitore). Harilal morì nel 1948, cinque mesi dopo la morte di suo padre: l’unica volta in cui sono stati vicini. Storia di un pessimo padre, quella del film Gandhi my father ospite del «focus» indiano. Il regista Feroz Abbas Khan ha riadattato la sua pièce teatrale ricavandone un film di successo ma discusso dai tradizionalisti che hanno chiesto al premier di bloccare la pellicola. La scena madre, quando Gandhi il pacifista prende a sberle il figlio per il gioco d’azzardo. Il film dura 2 ore e 15, taglio didascalico da fiction. Il padre voleva dare la libertà alla nazione ma non al primogenito dei quattro figli. Lo scoraggiò a diventare avvocato, le ambizioni dovevano sacrificarsi «per il bene supremo della società». Vagò come un vagabondo, si convertì all’islamismo cambiando nome in Abdullah Gandhi facendo infuriare il Mahatma secolarista, si sposò contro il suo volere e il padre gli scrisse «la smetterò di pensare a lui come a mio figlio». Harilal diventò il migliore amico dell’alcol che se lo portò all’altro mondo. Una scritta avverte: «Basato su una storia vera».