Paolo Valentino, Corriere della Sera 20/10/2007, 20 ottobre 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON – Il più fissato sembra il democratico John Edwards, che paga 400 dollari per un taglio di capelli, sia pure per mano di un «hair design artist». Lo segue a ruota l’ex governatore repubblicano del Massachusetts, Mitt Romney, il quale prima di ogni dibattito si fa fare un trucco da 300 dollari, anche lui da un artista, questo però del make-up.
Ma anche gli altri candidati alla Casa Bianca non sono da meno. Lo stile e il look hanno sempre contato in una campagna presidenziale americana, almeno dal 1960, quando un Richard Nixon pallido e sudaticcio ebbe la peggio davanti al fascino e alla sfrontata giovinezza di John Kennedy. Ma forse mai come questa volta, complici la folta presenza e l’incertezza dell’esito, la bella figura può fare la differenza.
«L’apparenza conterà veramente molto nelle presidenziali 2008 – ha spiegato a
USA Today, Tom Kolovos, consulente d’immagine di Chicago ”, abbiamo molti candidati credibili, fra i quali una donna, un nero, un ispanico: per il pubblico, stile e sostanza saranno ugualmente importanti».
Che sia così, lo dimostra l’attenzione spasmodica dedicata all’argomento da media, blogs e opinione pubblica. «Agli americani importa il look dei loro candidati, li vogliono attraenti, alla moda, ben vestiti, però non vogliono sapere che hanno speso troppo tempo o soldi per esserlo », ha scritto Anne Huffington su Harper’s Bazaar.
Quando Barack Obama è andato al popolare David Letterman Show, in vestito nero (invece del blu d’ordinanza) con una cravatta azzurro pallido, l’anfitrione lo ha subito complimentato, con un velo d’ironia: «Vestito fantastico, molto eleggibile». La retorica sul «nuovo tipo di politica» del senatore dell’Illinois, il più carismatico del lotto, suscita interesse pari al suo fisico palestrato, agli abiti cuciti da un sarto di Chicago o al taglio di capelli che Z. Zariff, il suo parrucchiere personale, ha già ribattezzato «The Obama»: « molto corto, ha bisogno di poca cura e lo fa sembrare molto giovanile, soprattutto quando usa l’olio che gli ho consigliato per dare lucentezza», ci ha detto Zariff. «The Obama» fa già tendenza e viene richiesto da una media di 4 o 5 clienti al giorno.
Ma non è solo Obama. L’epiteto «pretty boy» accompagna regolarmente gli articoli su Edwards. Tutti hanno notato (in positivo) che Rudy Giuliani ha finalmente smesso l’orribile riporto dei capelli e (in negativo) che i suoi vestiti sono sempre troppo grandi. Quanto a Romney, manager di successo, i suoi abiti gessati, impeccabili e dalle linee rigorose, vengono sbandierati come metafora della sua filosofia politica: «Segnalano che porterà lo stesso approccio avuto negli affari, per promuovere cambiamento e innovazione a Washington», spiega il suo portavoce, Alex Burgos. L’abito, all’evidenza, fa il monaco.
Anche il campo di Hillary Clinton ha lavorato molto sull’immagine della signora. Anche perché, come spiega Wendell Brown di Esquire,
«le donne in politica sono molto più scrutinate e rischiano di più». Secondo Marie Wilson del gruppo «The White House Project», iniziativa che si batte per promuovere la leadership femminile, uno studio ha dimostrato che quando una donna si candida, la stampa nota per primo cosa indossa e che tipo di acconciatura porta. I collaboratori di Hillary ne parlano poco o punto, ma fatto è che il suo look per la campagna 2008 è molto più colorato e allegro: caschetto di capelli con meche bionde, via il nero e le tinte scure del passato, i suoi tradizionali tailleur-pantalone sono diventati rosso melagrana, arancione, verde mare, blu pavone e qualche volta ha anche osato una giacchetta rosa confetto. Sposterà più voti questo arcobaleno, delle sue proposte sull’assistenza sanitaria e il ritiro dall’Iraq?