Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  ottobre 20 Sabato calendario

Grosso guaio a Chinatown per Hillary Clinton. La candidata democratica alle presidenziali del 2008, favorita dai sondaggi e in testa nella raccolta di fondi, rischia di finire nelle sabbie mobili a causa delle dubbie donazioni in suo favore provenienti dalla comunità cinese di New York

Grosso guaio a Chinatown per Hillary Clinton. La candidata democratica alle presidenziali del 2008, favorita dai sondaggi e in testa nella raccolta di fondi, rischia di finire nelle sabbie mobili a causa delle dubbie donazioni in suo favore provenienti dalla comunità cinese di New York. Un’indagine condotta dal «Los Angeles Times» sui suoi conti elettorali ha rivelato che su 150 versamenti di denaro, un terzo proviene da donatori fantasma, mentre la maggioranza di quelli esistenti non è iscritta nelle liste elettorali. Negli altri casi i donatori svolgono mestieri umili - lavapiatti, camerieri, venditori ambulanti - e pertanto non è chiaro come possano aver reperito le somme versate, comprese tra 500 e 2.300 dollari. In aprile, ad esempio, un singolo sostenitore, residente in un’area degradata, ha versato 380 mila dollari mentre nel 2004 il senatore John Kerry, candidato alle presidenziali con il partito democratico, in tutta Chinatown non raccolse che 24 mila dollari. Da qui il sospetto che nei fondi che arrivano a Hillary ci sia qualcosa di equivoco. Il team della senatrice si difende attraverso il portavoce Howard Wolfson. «Abbiamo migliaia di donatori e siamo orgogliosi di avere il sostegno delle più diverse comunità a New York e nel resto del Paese» dice, sottolineando che gli esperti stanno valutando ogni versamento e «provvederanno alla restituzione del denaro in presenza di irregolarità». La vicenda getta comunque ombre sulla senatrice democratica, già coinvolta in estate in un caso simile, che riconduceva ancora una volta all’intricato mondo di Chinatown. Nel mirino degli inquirenti è finito Norman Hsu, magnate dell’abbigliamento e sostenitore delle campagne elettorali della Clinton, nelle cui casse ha versato centinaia di migliaia di dollari attraverso prestanome e conti fittizi. Alcuni mesi dopo, il mistero di Chinatown si è riproposto: Shu Fang Li, Liang Zheng Sang Cheung Lee e Shih Kan Chang sono solo alcuni dei perfetti sconosciuti che hanno staccato assegni per Hillary Clinton. Oltre alla passione per la First Lady e la residenza fittizia in quartieri da reddito medio lordo inferiore ai 21 mila dollari l’anno, tutti sono ignoti o irrintracciabili. C’è poi Yi Min Liu che, pur ammettendo di aver partecipato a una serata elettorale per la senatrice, nega di aver versato i mille dollari che risultano dai registri, mentre un altro cittadino di origini cinesi che ha donato 2.500 dollari non avrebbe potuto farlo perché clandestino da due anni. Negli altri casi invece il successo riscosso dalla Clinton tra gli umili di Chinatown nasce da una doppia strategia: alleanze con potenti associazioni locali e speranze di riscatto agli emigranti finora confinati ai margini della società. Molti donatori ammettono infatti di aver versato denaro su indicazione dei responsabili di organizzazioni locali, alcune molto potenti e attive nei quartieri popolari, con un forte ascendente sugli immigrati di più recente arrivo, come quelli provenienti dalle provincia di Fujian. Alcune di queste associazioni hanno legami più o meno storici con la malavita organizzata dedita al traffico di esseri umani e al gioco d’azzardo, sulle quali si allunga l’ombra sinistra della Triade, la potente mafia cinese. D’altra parte c’è la speranza di un futuro migliore: una volta eletta, Hillary Clinton potrebbe favorire i ricongiungimenti familiari, come dimostrano alcune iniziative di cui si è fatta promotrice in Senato. C’è anche chi confida nella sua politica di solidarietà per uscire dal ghetto nel quale è costretto da anni e guadagnare dignità sociale. Per Peter Kwong, esperto delle Chinatown d’America dell’Hunter College di New York, Hillary Clinton sta in realtà «strumentalizzando le debolezze» dell’emigrazione recente. Oltre che dai bassifondi di Chinatown i rischi per la senatrice di New York giungono anche dall’alto delle lobby dei produttori di armi, che avrebbero spostato su di lei il tradizionale sostegno ai repubblicani. L’ordine di scuderia dei vertici è stato eseguito dai dipendenti di cinque tra le più grandi aziende del settore - Lockheed Martin, Boeing, Northrop-Grumman, General Dynamics e Raytheon - che hanno versato nella casse dei democratici 104 mila dollari, contro gli 87 mila ai repubblicani. Sono di oltre 52 mila dollari le donazioni individuali finite nella sole tasche della Clinton, che potrebbe suo malgrado diventare la nuova signora delle armi da fuoco, rischiando di fomentare contro di sè un’offensiva della sinistra pacifista e liberal.