Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Dalle tre di oggi pomeriggio in poi si conosceranno i risultati delle amministrative. Il numero di elettori risulta in calo rispetto alla precedente consultazione. Il voto riguarda più di dieci milioni di cittadini, per 877 comuni e 7 province. Hanno anche avuto luogo 21 ballottaggi in altrettanti comuni siciliani in cui il primo turno elettorale si era disputato quindici giorni fa.
• Previsioni?
Berlusconi, alla vigilia, ha detto che il centro-destra è al 57 per cento e il centro-sinistra al 43. I sondaggisti prevedono invece un ribaltino, cioè una vittoria del centro-destra, ma di stretta misura. Nei 24 comuni capoluogo di provincia il sindaco uscente è dodici volte di destra e dodici volte di sinistra. Fra i 12 di destra, 8 sono sicuri della riconferma. Fra i 12 di sinistra, la riconferma è sicura per 6. Se i due schieramenti si ripartissero equamente gli incerti, alla fine i sindaci di centro-destra sarebbero 13 e quelli di centro-sinistra 11. Niente di drammatico, se andrà così. O per lo men questo è il crinale per la prima valutazione. Se il centro-destra prendesse – invece di 13 – 15 o 16 sindaci allora la sconfitta sarebbe secca. Poi c’è una seconda valutazione.
• Sentiamo.
Anche se le liste locali sono troppe, si tenterà lo stesso di sommare tutti i voti - come se si fossero dati in un collegio unico - e di vedere chi ha preso di più. Qui varrebbe la percentuale di Berlusconi, cioè il 57 a 43. Se uscisse davvero qualcosa del genere, il centro-destra potrebbe effettivamente cantar vittoria. Anche se, si deve ripeterlo per l’ennesima volta, una cosa è il voto per il consiglio comunale o provinciale, e un’altra è il voto per la Camera o il Senato. Mettere a confronto questi due voti è non solo impropri è statisticamente sbagliato. Infine, quello che potrebbe davvero dare una sensazione di sconfitta per Prodi è il caso di Genova: se la candidata del centro-sinistra – la diessina Marta Vincenzi –, che oltre tutto è stata scelta attraverso le primarie, dovesse, contro ogni previsione, perdere...
• Prodi si dimetterebbe?
Prodi non si dimetterà, e non è tenuto a dimettersi, così come Berlusconi non si è dimesso di fronte alla sfilza di bocciature che l’elettorato gli ha inflitto tra il 2002 e il 2006. Berlusconi ha detto che, di fronte a un risultato favorevole al centro-destra, andrà da Napolitano per chiedergli di costringere il governo a passare la mano. Non so se lo farà veramente, ma, se lo farà, è certo che Napolitano gli risponderà di no. Le elezioni locali non possono avere conseguenze politiche.
• E come mai D’Alema, nel 2000, dopo aver perso le regionali, si dimise?
Ma quella volta era stato lui stesso a caricare di significato politico il voto. Aveva detto alla vigilia: considero il voto un test sul governo, perciò se non conquisteremo almeno undici regioni me ne andrò a casa. Il centro-sinistra ne prese solo otto e lui dovette lasciare. Stavolta Prodi, proprio per non rischiare conseguenze, si è astenuto dalla campagna elettorale, non ha fatto viaggi e comizi in nessuna delle città coinvolte. Al contrario di Berlusconi, che s’è talmente dato da fare da sentirsi male un’altra volta.
• Dunque il governo non corre nessun rischio.
Ne corre, ma il pericolo non viene dall’opposizione, viene dagli alleati. Il valore di sondaggio del test amministrativo resta, e se il risultato sarà complessivamente negativo – in base a uno dei tre criteri che abbiamo elencato sopra – ciascun partito della coalizione si metterà a fare i conti: mi conviene restare a governare in questa situazione e perdere ancora voti oppure prendere le distanze da questa maggioranza e cercare di fermare, almeno per quello che riguarda i miei, l’emorragia? Franco Giordano, il segretario di Rifondazione comunista, ha già detto di sentirsi all’opposizione. Dini, uno dei candidati all’eventuale successione di Prodi, si dà un gran da far e ha dato un’intervista-fiume al giornale di destra Libero. D’Alema, qualche giorno fa, ha detto al Corriere della Sera che il sistema è in crisi. Ci sono, da domani alla metà di giugno, un sacco di trappole: l’arrivo di Bush con manifestazioni di protesta, la marcia del gay-pride, il discorso del governatore della Banca d’Italia. Soprattutto, il Senato dovrà prendere posizione sul comandante della Guardia di Finanza che accusa il vice-ministro Visco di aver tentato di trasferire a forza quattro ufficiali che indagavano sull’Unipol. Al Senato, Prodi non ha i voti, il rischio che lì scatti un trappolone, specie se oggi andrà male, è alto. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 27/5/2007]
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