Varie, 28 maggio 2007
LEOSINI
LEOSINI FRANCA Napoli 1948 (~). Giornalista tv (Storie maledette ecc.) • «[...] Un’ostinata introspezione e un’esperienza giornalistica cresciuta tra le pagine culturali dell’Espresso, la direzione di un femminile (Cosmopolitan), i commenti ai processi per un quotidiano (Il Tempo) [...] ”Un delitto non si giustifica ma si spiega [...] Anche se in video non lo esprimo, non esco indenne da questi incontri. Non potrebbe essere diverso [...] Il senso di questo programma? Mostrare la dimensione umana di individui descritti durante i processi come mostri di assoluta crudeltà. Cerco di capire che cosa è accaduto nella loro mente e di seguire il percorso che ha portato al delitto. L’intervista non è altro che il grande contenitore in cui è calata la storia. [...]» (Luisa Pronzato, ”TvSette” n. 5/2000) • Esordisce in televisione come autrice delle inchieste di Telefono giallo, ma fa centro con Storie maledette e Ombre sul giallo. Si guadagna il soprannome di ”Signora dei mostri”. Ha intervistato Pietro Pacciani, Donato Bilancia, Angelo Izzo, Mario Mariolini (’il cacciatore di anoressiche” che ha ispirato un film a Matteo Garrone). Ha pure fatto riaprire (per poco) il caso Pasolini dopo che in trasmissione Pino Pelosi, proclamandosi innocente, aveva detto che Pasolini era stato ammazzato da tre persone. Quando non è sui faldoni dei processi, su cui passa ore a documentarsi, si rilassa con Truman Capote e Le memorie di Adriano. Sulla sua stanza c’è un tazebao con su scritto: «Puoi sempre contare su un assassino per una prosa ornata». Laureata in Lettere moderne, due figlie, sposata • «[...] Ombre sul giallo - il sabato su RaiTre in terza serata - ha ormai anni di milizia televisiva. Una volta la conduttrice, Franca Leosini, puntava tutto sul melodrammone del contatto diretto con l’assassino, l’intervista da paura cercando l’inghippo nelle parole e negli sguardi. Oggi - le Rignano e Cogne mediatiche insegnano - non basta più, soprattutto se c’è un delittone [...] Lei, Franca, ha accentuato il piglio teatrale nel racconto in prima persona (’Questo omicidio brrrrrrutale”) e gesticola con un’enfasi che viene da allontanarti dal teleschermo. Ma la sostanza c’è tutta [...]». (Antonio Dipollina, ”la Repubblica” 29/5/2007).