vanity, 28 maggio 2007
Le banche italiane
• Mario Monti, che è stato il più prestigioso dei nostri commissari europei, sta dicendo da molti giorni che le banche italiane sono diventate troppo potenti, che, rispetto a loro, la politica sembra contare poco o niente, che si allarma se sente dire che quel ministro o quel segretario di partito è molto amico del tal banchiere. In un libretto appena uscito (Intervista su politica e affari, a cura di Sergio Rizzo, Laterza), Bruno Tabacci, uno dei nostri politici più fini, afferma: «Nella tanto vituperata Prima Repubblica i banchieri venivano chiamati dai politici con il campanello. Ed era sicuramente eccessivo. Adesso succede esattamente il contrario. E non va bene. La politica non conta pressoché nulla. Il rapporto si regge esclusivamente sulle relazioni personali e ne risulta quindi deformato. C’è il totale svuotamento della funzione politica rispetto al riassetto di potere che si è determinato in Italia. I banchieri hanno interlocutori personali, privati, la politica non c’entra più. I ruoli sono semplicemente rovesciati. C’è una tendenza della politica a farsi legittimare dalle frequentazioni importanti. Ai tempi della Dc o del Psi nessun politico considerava decisivo il fatto di essere amico di un banchiere».
• In Italia esistono a questo punto due banche gigantesche: Intesa e Unicredit. Sono tutt’e due il risultato di due fusioni: Intesa col San Paolo, Unicredit con Capitalia. Come mai alle banche gli è presa questa mania di fondersi? Perché in America c’è la crisi e le banche americane (enormi) sono sicure che negli Stati Uniti tra un po’ non si faranno più i begli affari di un tempo. Perciò vanno cercando di aprire filiali in Europa e di aprirle per la via più semplice, cioè comprando le banche che stanno in Europa. Per difendersi, le prede hanno una sola strada, diventare più grosse, in modo che sia più difficile (più costoso) ingoiarle. Le banche europee, perciò, sono alla ricerca di altre banche più piccole da comprare o con cui fondersi, per resistere ai prossimi attacchi americani. Catturabilissime, fino a poco tempo fa, sarebbero risultate le banche italiane. Senonché Unicredit ha comprato una banca tedesca e Intesa s’è fusa col San Paolo. Poi Unicredit ha inglobato Capitalia. A questo punto sono diventate molto grosse tutt’e due – grosse a livello mondiale – e sarà difficile che gli arrivino addosso gli americani o gli inglesi. Però, grosse come sono, nuotano nella stessa acqua, cioè l’Italia. Come potrebbero non farsi la guerra? Infatti, se la fanno.
• Le banche possiedono partecipazioni, cioè pezzi di altre imprese. Quando due banche si fondono, i pezzi d’impresa che aveva una si vanno a sommare con i pezzi d’impresa che aveva l’altra. Per esempio, nel nostro caso, prima di incorporare Capitalia, Unicredit aveva già il 9 e passa per cento di Mediobanca. Pigliandosi Capitalia, ci ha trovato dentro un altro 9 per cento. 9+9 fa 18. Una percentuale enorme, per le nostre logiche tutte basate sull’equilibrio e sul compromesso. Il mondo dei potenti a questo punto è autorizzato a pensare: vuoi vedere che col sistema di fondersi con Capitalia, Unicredit è diventata padrona anche di Mediobanca? Le proteste più forti provengono proprio dall’altra grande banca italiana, cioè Intesa, che in Mediobanca non c’è. Accade infatti questo: Mediobanca è il principale azionista delle assicurazioni Generali, di cui possiede il 15 per cento. Ma anche Unicredit e Capitalia avevano nel cassetto, ciascuna, un pezzo di Generali. Fondendosi e mettendo insieme i loro pacchetti di Generali, la quota di Generali che possiede la nuova Unicredit arriva al 6,35%. Aggiungendo questo 6,35 al 15 di Mediobanca, di cui è diventata padrona, Unicredit controlla il 21 e passa per cento anche di Generali. In altri termini: inglobando Capitalia e pigliandosi i pacchetti che c’erano dentro, Unicredit è diventata padrona di Mediobanca e, sommando ai suoi i pacchetti di Generali che ha trovato in Mediobanca, padrona anche di Generali. Non si tratta solo del fatto che Generali, essendo la seconda compagnia assicuratrice d’Europa, ha un mucchio di soldi in cassaforte. Si tratta soprattutto del fatto che Generali è uno dei principali azionisti proprio di Intesa! Quindi, ricapitolando: Unicredit si fonde con Capitalia e mettendo insieme le partecipazioni delle due banche diventa padrona di Mediobanca, e mettendo insieme le partecipazioni sue e di Mediobanca diventa padrona di Generali e a questo punto si trova automaticamente in mano uno dei pacchetti più importanti del suo principale concorrente o avversario, cioè Intesa. Intesa si è difesa nell’unico modo possibile: negli ultimi giorni ha comprato il 4 per cento di Unicredit! In questo modo, ognuno dei due possiede l’altro. Potranno, come si capisce, guardarsi intensamente negli occhi. E magari, se serve, mettere anche mano alle pistole. [Giorgio Dell’Arti]