Varie, 28 maggio 2007
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Beck James
• New York (Stati Uniti) 1930, New York (Stati Uniti) 27 maggio 2007. Storico dell’Arte • «Era noto soprattutto per le violente critiche ad alcuni fra i più importanti restauri degli ultimi decenni, dalla Cappella Sistina al monumento funebre di Ilaria del Carretto. Ma James Beck [...] era anche considerato un profondo conoscitore dell’arte italiana del Rinascimento. Beck, docente di storia dell´arte alla Columbia University, presidente di Artwatch, un’associazione per la conservazione delle opere d´arte in tutto il mondo, aveva condotto durissime campagne, sostenendo che i restauri avevano invalidato alcuni capolavori. Oltre la Sistina e il monumento a Ilaria del Carretto, aveva preso di mira i lavori alla Cappella Brancacci, alla Cappella degli Scrovegni, all’Adorazione dei Magi di Leonardo agli Uffizi e al David di Michelangelo. Nato a New York nel 1930, dopo aver insegnato in varie università americane, era approdato alla Columbia. Si era specializzato nell’arte italiana fra Quattro e Cinquecento, ed aveva avviato studi su Jacopo della Quercia, Masaccio, Raffaello, Leonardo e Michelangelo, senza però tralasciare l’interesse per l’arte contemporanea. Ha pubblicato, oltre a vari articoli su riviste specializzate e non, moltissime monografie. Ma dalle sedi accademiche e dai convegni, Beck è anche passato agli atti giudiziari. Nel 1997 notificò all’allora Soprintendente ai Beni storici e artistici di Firenze, ed ex ministro Antonio Paolucci, e alla direttrice della Galleria degli Uffizi, Annamaria Petrioli Tofani, le proprie contestazioni su una serie di restauri eseguiti nel museo: la Maestà di Giotto, la Venere di Urbino di Tiziano, la Maestà di Duccio, il Ritratto di Leone X di Raffaello. Tutte opere che, a sentir Beck, erano state uniformate, omologate dai restauri. La sua tesi era che gli interventi per salvaguardare quei dipinti avevano portato ”a una perdita di identità delle opere, ora accomunate da una curiosa somiglianza e dalla medesima aura”. A suo avviso ciò era determinato ”dalle tecniche adottate, caratterizzate da una pulitura, da una integrazione con acquerelli e guazzi, e finiture con pigmenti in vernice che producono abbassamento e omogeneizzazione dei toni. I quadri restaurati si somigliano tutti. Sono armoniosi tra loro. Parlano un linguaggio moderno, il linguaggio del restauro. Si vede chiaramente l’intervento”» (’la Repubblica” 28/5/2007) • «Due passioni infinite: l’Arte e la polemica. Uno stile di vita, non un vuoto atteggiamento. James Beck, un americano innamorato dell’Italia, storico del Rinascimento, per lustri docente alla Columbia University, una volta ha tuonato: ”Ci vuole una Carta dei diritti delle opere d’arte che abbia la forza e la dignità della Carta dei diritti dell’uomo”. Una provocazione? Forse, ma fatta da ”uno studioso assolutamente rispettabile e ricco di temperamento”, come ha affermato Enrico Castelnuovo. [...] Era celebre per le battaglie in difesa delle opere d’arte, per le critiche talora roventi di certi restauri. Era fra i fondatori di ”ArtWachItalia” e socio di ”ArtWachInternational”, associazione fra persone che fanno della difesa delle opere d’Arte motivo di vita. Quando, nel 1993, vennero tolti i veli al Giudizio Universale affrescato da Michelangelo nella Cappella Sistina, il suo grido di dolore echeggiò da una sponda all’altra dell’Atlantico. Con Michael Daley, illustratore e artista britannico, in Art Restoration. The Culture, the Business and the Scandal, sostenne che quel restauro ”non solo non è stato necessario”, ma ”potrebbe aver avuto effetti disastrosi”. Quella non fu una polemica, ma l’esplosione di un ordigno. Un giorno [...] disse che l’opera d’arte ”vive la sua vita, invecchia, la patina stesa dal tempo provoca sensazioni ed effetti profondi in chi ammira un monumento”. Bollò il restauro di Ilaria del Carretto, a Lucca: ”Lavata con Spic e Span e lucidata con Johnson Wax, Ilaria non è più lei, i chiaroscuri sono stati eliminati, non esiste più quel movimento del marmo dato dalla patina infiltrata nelle fessure, fra i capelli, le pieghe del manto, e che creava un effetto unico di ombre e luci. Con quel lavoro hanno fatto un dispetto al senso dell’opera, al senso del tempo, all’espressione e all’intenzione dell’artista”. Per quel giudizio finì sotto processo e, con lui, La Stampa che l’aveva riportato: assolti. Poi il clamore per la Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella a Firenze, per il Trionfo della Morte al Camposanto di Pisa, per i sospetti di falso su opere di Michelangelo, Raffaello e Leonardo alla National Gallery di Londra. [...]» (Vincenzo Tessandori, ”La Stampa” 28/5/2007).