Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
I morti di Istanbul sono al momento 39, di cui 14 donne, ma tra i 70 feriti (almeno) ce ne sono quattro gravissimi. Il bilancio della strage sembra destinato ad aggravarsi. Non ci sono italiani tra le vittime, anche se di italiani venuti a festeggiare il Capodanno nel famoso Reina ce n’erano, come riferiamo a parte. Per ora mancano rivendicazioni, e non è neanche sicuro il numero degli assassini, forse uno, forse due, forse tre. Gira però su internet la foto di un giovane con barba e baffi, e l’aria seria, e questo sarebbe l’attentatore, o uno degli attentatori, fuggito senza danni e senza timore di abbandonare il kalashnikov sul posto. Nessuna rivendicazione, al momento. I morti sono turchi, sauditi, marocchini, libanesi, libici. La prima identificata è una diciottenne israeliana, Leanne Nasser venuta sul Bosforo a celebrare l’anno nuovo con un’altra ragazza (ferita) e due amici (illesi).
• È vero che l’attentatore, o uno degli attentatori, s’era vestito da Babbo Natale?
I video mostrano un killer in azione con un cappuccio in testa. Il nastro è in bianco e nero e il copricapo potrebbe anche essere un cappuccio di Babbo Natale. Ma sarebbe abbastanza in contraddizione con l’origine cristiana di Babbo Natale, trasfigurazione novecentesca di San Nicola o Santa Klaus, salvatore di bambini, turco e sepolto a Bari. In ogni caso, il premier Binail Yldrim ha smentito la circostanza. Il killer che vediamo all’opera comincia ammazzando all’ingresso del Reina un poliziotto, poi si piazza in mezzo alla folla festante (500 o 800 persone) e spara a caso col kalashnikov. Segue la solita scena: si buttano tutti per terra e altri si slanciano verso i finestroni affacciati sul Mar di Marmara e si gettano in acqua. Da noi sono le 23.30, cioè il massacro è l’ultimo atto di un anno vecchio tormentato dal terrorismo. Là, invece, è l’una e mezza di notte. La strage è l’avvio tragico dell’anno nuovo.
• Significati possibili di questa ennesima follia?
Gli analisti concordano sul fatto che il locale colpito sia altamente simbolico. Un posto per ricchi, costoso, dove si balla e si cena, a metà strada tra Ortakoi e Bebek, cioè due quartieri di lusso, con ville affacciate sul Bosforo, condomini per milionari. Anche dalle finestre del Reina si ha una spettacolare vista sul mare. Il luogo quindi ha la stessa valenza che fu a suo tempo del Bataclan. Si colpisce il divertimento, la pretesa superficialità e peccaminosità occidentale (siamo nella parte europea di Istanbul), la musica - che l’Isis proibisce -, gli uomini e le donne che magari ballando si stringono gli uni alle altre. Si è poi sicuri che il bersaglio sia facile, come il mercato di Berlino o la promenade di Nizza. L’orrore è moltiplicato dall’innocenza delle vittime. L’effetto mediatico - di cui i terroristi hanno estremo bisogno - garantito.
• Politicamente?
Ci sono molte piste possibili. Naturalmente l’Isis: all’inizio Erdogan ha trattato il Califfo quasi come un alleato, garantendo il via vai di combattenti islamici sul suo territorio e fidando nel fatto che Al Baghdadi gli avrebbe tolto di mezzo sia i curdi sia l’odiato Assad. Ma dopo il golpe di luglio ha cambiato politica, accostandosi ai russi, che Assad per ora lo vogliono tenere in piedi e che puntano a un rafforzamento importante della loro presenza sul territorio. Ne è nata, attraverso Mosca, un’alleanza innaturale, il sunnita Erdogan con gli sciiti di Teheran. I tre si preparano a spartirsi il territorio ora occupato dall’Isis, e a non tener conto del punto di vista americano (che forse non esiste). I veri sconfitti di questo intreccio sono i sauditi, che hanno buttato molti soldi per aiutare Al Baghdadi all’inizio e ora si vedono accantonati avendo anche intaccato gravemente, per questioni petrolifere, l’amicizia con l’America.
• Quindi potrebbe esserci anche un motivo religioso, l’attentatore sunnita potrebbe voler protestare contro l’intesa con gli sciiti.
Sembra che il killer abbia gridato il solito «Allah akbar», ma non è sicuro. Comunque è presto, nessuna lettura è al momento supportata da fatti.
• E i curdi?
Può esserci la mano curda, dato che Erdogan è un gran nemico di quel popolo, e nella tripartizione del Siraq farà di tutto per impedire la nascita di uno stato curdo, benché i peshmerga curdi siano stati tra i combattenti più determinati dell’Isis. L’attentato dello scorso giugno a Vezneciler (autobomba, 12 morti, 56 feriti) è stato rivendicato dai curdi. Anche il doppio attacco del 10 dicembre, due ore dopo la partita Besiktas-Bursapor, (autobomba e shahid, 44 morti), è stato firmato dai curdi.
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