la Repubblica, 2 gennaio 2017
La libreria di CasaPound attaccata già tre volte: «La firma di anarchici venuti da fuori città»
In assenza di una rivendicazione, gli investigatori cercano nell’ordigno la firma dell’attentato del Capodanno a Firenze. C’è una traccia su cui stanno lavorando. Qualcosa che porta fuori dalla città: il modo in cui è stata confezionata la bomba. Stanno cercando negli archivi e nei precedenti. L’ordigno di ieri mattina somiglia ad altri esplosi o fatti ritrovare in diverse regioni d’Italia. Gli investigatori stanno analizzando sia come è stato confezionato, sia i materiali usati per assemblarlo. Per esempio un tubo di metallo, probabilmente un barattolo imbottito di polvere esplosiva e collegato a un timer di «quelli che si trovano anche nei mercati». Un ordigno artigianale, sistemato in una busta della spesa e infilato fra la vetrina e la saracinesca della libreria “Il Bargello” di Firenze tagliando anche una rete di plastica che era un’ulteriore protezione. La libreria fa riferimento a CasaPound, cioè all’estrema destra. La pista è quella politica «in relazione all’obiettivo e alle caratteristiche del manufatto». Ci scandaglia l’area anarchica e la galassia antagonista ad «ampio spettro», anche per una sequenza di precedenti che avevano messo nel mirino la stessa libreria che prima si trovava in un’altra strada di Firenze.
Tuttavia la polizia è cauta. «Bisogna aspettare gli accertamenti della scientifica sul tipo di esplosivo usato» frenano alla Digos. L’altro elemento che può essere decisivo nel risalire ai responsabili dell’attentato saranno le immagini della telecamere. Vicino alla libreria ce n’è una, ma non era in funzione l’altra notte. Altre nella zona invece pur non avendo inquadrato il tratto di marciapiede dove è stato depositato l’esplosivo, potrebbero essere utili nella riprese sulle vie di fuga. Intanto da ieri sono scattate alcune perquisizioni nell’area anarco-insurrezionalista, ma non hanno portato a risultati immediati.
La libreria di CasaPound era già finita sotto attacchi e minacce da parte degli antagonisti «per farla chiudere». Una battaglia conosciuta, non a caso era fra gli obiettivi sensibili e controllati. Nel gennaio di un anno fa una ventina di persone incappucciate assalì il centro culturale che fino a quattro mesi fa si trovava nella zona più periferica di Coverciano prima di traslocare in uno spazio più grande e più vicino al centro, in via Leonardo da Vinci. I manifestanti si radunarono davanti al negozio (che era di 18 metri quadri): intonarono slogan e poi lanciarono contro la vetrina mattoni, sassi e oggetti. All’interno c’erano tre volontari, nessuno rimase ferito. Altro episodio nella notte del 3 febbraio 2016 quando venne fatta esplodere una bomba carta che danneggiò la saracinesca e il vetro di un’auto in sosta. Sul muro di un palazzo vicino fu lasciata una scritta a favore della liberazione di tre anarchici che avevano incendiato, in provincia di Parma, la casa di un militante di CasaPound. Ancora prima, nel 2015: un assalto con vernici, petardi e scritte («Casapound assassini») e nell’aprile, un corteo con 400 manifestanti sempre della galassia antagonista che voleva impedire l’apertura del centro. Sul tavolo di chi indaga ci sono poi altri episodi avvenuti in Toscana che sembrano però al momento più lontani come il lancio di una molotov a una caserma dei carabinieri.