Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Rispondiamo, come ogni lunedì, alle lettere dei lettori.
• Amalia De Benedictis vuole sapere perchè al Senato c’è una maggioranza così scarsa e alla Camera no.
Perché alla Camera c’è un premio di maggioranza nazionale per la coalizione che prende più voti, mentre al Senato ci sono tanti premietti di maggioranza che vengono dati alla coalizione vincente di ogni regione. Alla fine i premietti si annullano uno con l’altro e si può finire pari. Il Senato deve essere eletto su base regionale perché così vuole la Costituzione.
• Il lettore Piero Casati la critica perché lei ha detto che i pensionati votano Berlusconi, in quanto costui è la conservazione, il parassitismo, il vecchio. Berlusconi è invece un imprenditore dinamico, detassatore e innovativo e lei prende i lettori per «boccaloni» (testuale).
Non devo essermi spiegato bene. Io ho raccontato che in base ai dati della stessa Cgil gli operai del Nord votano in maggioranza Forza Italia. Ho poi detto che il sindacato ha un problema perché ha troppi iscritti tra i pensionati, cioè è troppo fuori dal ciclo produttivo. Che c’entra Berlusconi detassatore o parassita? Casati ha letto proprio male.
• Il lettore Vittorio Felugo la accusa di superficialità. Dice di essere un “bamboccione”, cioè uno di quelli che, avendo superato la trentina, vive ancora con i genitori e che il ministro Padoa-Schioppa ha stuzzicato. « Dire che i giovani non escono di casa per mentalità sbagliata, per scarsa voglia di rischiare è, scusi il termine, una grossa fesseria: provi ad andare in banca a chiedere un prestito, dicendo di non far caso allo stipendio immediato e di puntare sul futuro e vedrà cosa le rispondono i funzionari». Aggiunge: «Voglia di rischiare? E che cosa? Lo sfratto, una denuncia per morosità o di svenare i propri genitori per farsi mantenere nella propria indipendenza?». Sostiene che ci sono più ragazze ad andar via di casa «per il semplice motivo che qualcuno le mantiene, marito o convivente»...
Il quale ne mantiene evidentemente due, perché chi mantiene le ragazze indipendenti sarà uno che è andato via di casa a sua volta e, in base alle statistiche, per ogni maschio che è andato via di casa ci sono due femmine che hanno detto addio a mamma e papà... Il nostro amico mi pare un poco affrettato con le statistiche. Quanto al mercato brutto e cattivo, ne abbiamo parlato, sappiamo che esiste e che bisogna tenerne conto. Tuttavia la voglia di andar via, di far sacrifici e di conquistarsi la propria indipendenza resta in base a quello che vedo scarsa. Padoa-Schioppa, che è stato sommerso di contestazioni, ha detto: «Non ho usato il termine “bamboccioni” a caso» e ha aggiunto di aver voluto criticare non tanto i figli, quanto i genitori, che sono poi i cosiddetti ragazzi del ’68: «La prima generazione del benessere è stata in generale una generazione di educatori permissivi e protettivi. E i trentenni di oggi sono vittime di questa situazione. Negli anni Sessanta del secolo scorso il lavoro si trovava, mentre oggi è molto più difficile. Quindi i trentenni di oggi si trovano in una difficoltà di cui non hanno colpa loro. Hanno subìto il debito pubblico e la globalizzazione. Ma vorrei che questi ragazzi capissero che soltanto una loro reazione ed una maggiore consapevolezza dei problemi possono rompere il guscio in cui sono imprigionati. Solo loro possono fare in modo di non essere più percepiti, per quanto ingiustamente, come inesorabilmente legati alla famiglia dei genitori». Io sono d’accordo.
• Un lettore che dovrebbe chiamarsi M. Grassi – sto interpretando l’indirizzo di posta elettronica – la accusa di occuparsi troppo delle «problematiche degli extracomunitari». Dice: «Ma davvero non sapete spendere una parola sui diritti che mancano ai lavoratori italiani?».
Ci sono persone che indagano per capire quali, di queste nostre conversazioni, interessano maggiormente i lettori. Quelle legate agli immigrati occupano saldamente il primo posto. Il lettore s’è forse infastidito perché abbiamo raccontato come questi lavoratori immigrati si precipitino in massa a farsi tutelare dal sindacato. Il bello è che poi anche i lavoratori immigrati si lamentano, dicendo che i sindacati italiani non li proteggono abbastanza.
• Il lettore Antonio Sabàto trova eccessivi gli allarmi per la morte di tre orsi...
Di orsi marsicani ne sono rimasti una cinquantina. quasi impossibile evitarne l’estinzione. Perdere questa specie è, per il patrimonio faunistico italiano, una catastrofe. Non ce ne siamo occupati troppo, ce ne siamo occupati troppo poco.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 7/10/2007]
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