Varie, 8 ottobre 2007
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Jiwei Lou
• Pechino (Cina) 24 dicembre 1950. Banchiere • «[...] è nato nella Pechino più povera, meno di sei mesi dopo la proclamazione della Repubblica Popolare. E aveva appena compiuto 16 anni quando, il 5 agosto del 1966, le alunne di una scuola di Pechino, ribattezzatesi Guardie Rosse, aggredirono la direttrice, accusandola di ”allestire esami borghesi e di simpatizzare per il capitalismo”. La donna, investita da getti di acqua calda, morì per i colpi inferti da bastoni chiodati e fibbie delle cinture. Due settimane dopo la leader delle studentesse ebbe l’onore di fissare al braccio del presidente Mao una fascia rossa, di fronte ad una platea di centinaia di migliaia di Guardie Rosse convenute in piazza Tien An Men. Cominciava così la Grande Rivoluzione Culturale, destinata a scuotere i destini individuali di milioni, centinaia di milioni di cinesi. ”Anche il mio. Ma non ci capivo nulla, anzi non ne sapevo proprio nulla”. Lou, figlio di un funzionario pubblico di medio livello della capitale, quel giorno in piazza Tien An Men non c’era. Mica per dissenso, per carità. Per disinteresse, semmai, come ha confessato al Washington Post nel 1999, nell’ambito di una serie di ritratti dedicati ai giovani quadri emergenti della Cina: ”Eravamo tutti felici – confessa – perché la scuola era stata chiusa. Basta così: tutti a casa o a giocare”. Lo stesso atteggiamento Lou, in un certo senso, l’ha tenuto nell’89, all’anno di Tien An Men. ”Stavo a Shangai – ricorda – alla direzione dell’ufficio per la riforma economica. A tre isolati da noi si sentivano le grida della manifestazione in piazza del Popolo”. Molti funzionari, in quei giorni, lasciarono la scrivania per scendere in strada. Ma non gli impiegati di Liu. ”Feci sbarrare le porte dell’ufficio: non è cosa che ci riguardi, dissi. Noi lavoriamo”. Sabato 29 settembre 2007, in piazza Tien An Men, Lou ci è tornato per una cerimonia che ha spaventato cancellerie e banche dell’occidente: la nascita di Cic, ovvero China Investment Corporation, un gigante finanziario in cui il Drago ha parcheggiato 200 miliardi di dollari, ovvero una fetta delle sue immense riserve valutarie accumulate vendendo jeans, Barbie, borse taroccate ma anche quasi tutti i computer prodotti al mondo. La paura di Angela Merkel, Jean-Claude Trichet ma anche delle teste d’uovo della Casa Bianca, vedi Edwin Truman del Peterson Institute di Washington, ha una spiegazione: Cic, per statuto, dovrà far shopping all’estero. Ovvero, far da braccio finanziario all’espansione politica e militare di Pechino [...] Lou Jiwei, per la verità, non sembra un Tamerlano della finanza, capace di seminare il panico sui mercati o di impadronirsi delle leve del capitale. Nella provincia di Guizhou, dove è stato mandato a farsi le ossa come governatore, ha lasciato un ottimo ricordo anche per aver dedicato attenzioni ed investimenti alla squadra di calcio di Guiyuang, per la gioia dei tifosi- dipendenti della fabbrica Stella Rossa, che lui ha contribuito a trasformare, da carrozzone tuttofare, in un’azienda degna della quotazione ad Hong Kong. Ma il suo primo affare da finanziere, si fa per dire, è stato un bel bidone: tre miliardi tondi tondi investiti ancor prima della nascita ufficiale del fondo in Blackstone, il gigante del private equity americano. Peccato che l’acquisto [...] sia avvenuto ai massimi. Cosa che non è sfuggita ai conservatori del partito, che mal digeriscono tanto potere nelle mani dei tecnocrati tutto cervello, niente passione. Ma non basta quel ”flop” a tranquillizzare l’occidente. [...]» (Ugo Bertone, ”l Foglio” 6/10/2007).