Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Dal tempo dei tempi, una folla enorme di uomini e donne che cercano fortuna, o che hanno semplicemente bisogno di lavorare, si sposta dalla campagna alla città. L’altro giorno – 23 maggio 2007 – sarebbe avvenuto il sorpasso: le università della North Carolina e della Georgia hanno infatti annunciato che da mercoledì nel mondo quelli che vivono in città sono più numerosi di quelli che vivono in campagna.
• Come fanno a saperlo?
Col sistema delle proiezioni. Prendono l’andamento della popolazione in campagna, poniamo, degli ultimi cento anni e l’andamento della popolazione in città. Tirano due linee su un grafico che contiene le date, e deducono – attraverso questa proiezione – il momento in cui avviene il sorpasso. Hanno anche detto le cifre. Cittadini: tre miliardi 303 milioni 992 mila 253. Campagnoli: tre miliardi 303 milioni 806 mila 404. Una differenza di 185 mila 849 persone...
• Ma siamo sicuri? Con questa precisione?
E’ certamente vero che il sorpasso è in corso e lanci d’agenzia che annunciavano il prevalere della città sulla campagna sono arrivati già all’inizio dell’anno. Del resto è una tendenza inarrestabile: all’inizio del secolo solo il 14 per cento degli uomini vivevano in città, ma il 1° gennaio del 2001 erano già il 47 per cento e saranno il 51,3 per cento nel 2010 e il 60 per cento nel 2030. Anche se fissare giorno, mese e anno del sorpasso è solo un modo simpatico di far fare titoli ai giornali, è certo che il sorpasso è in corso e la tendenza apparentemente inarrestabile.
• Non ho capito se è una buona notizia o una cattiva notizia.
Un po’ tutt’e due. Il diventar cittadini coincide – in via generale – con un miglioramento delle condizioni economiche, tanto è vero che il 75 per cento di quel pezzo di umanità che vive con un dollaro abita in campagna (si tratta di un miliardo e duecento milioni di persone). Però nelle megalopoli, come sappiamo, una parte troppo vasta di popolazione sta nelle bidonville, in condizioni spaventose. C’è una bella differenza tra New York – la più grande megalopoli del mondo, 21 milioni e mezzo di abitanti – e le due città che come popolazione vengono subito dopo, San Paolo del Brasile (18 milioni e 628 mila abitanti) e Città del Messico (18 milioni e 327 mila).
• Beh, è chiaro, gli americani sono più ricchi.
Non è solo questo. Come ha spiegato bene Richard Burnett, lo studioso inglese che dirigerà la prossima Biennale Architettura di Venezia, le megalopoli richiedono un governo della città forte, che affronti con decisione il sistema dei trasporti, il problema delle abitazioni e quello del lavoro. Soprattutto, dice Burnett, bisogna fissare un limite preciso all’espansione della città, mettere proprio dei paletti. Per esempio una cintura di verde tutto intorno. E che le città si sviluppino verso l’alto. Riferendosi all’Italia, Burnett dice che va bene il sistema di Torino, dove c’è una forte valorizzazione delle piazze. E non va bene il sistema di Milano, che cresce a macchia d’olio in tutte le direzioni, come Città del Messico o Bombay. Anche se altri studiosi considerano Torino-Milano una realtà unitaria, cioè un’unica megacity con sei milioni di abitanti e un tasso di inquinamento tra i più alti al mondo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 24/5/2007]
• Già, mi figuro che le mega-città inquinino parecchio
Inquinano al punto da determinare – secondo studi del Mit, del Max Planck Institut e dell’Indian Institut of Technology – dei cambiamenti climatici non solo nella regione che occupano ma persino nel resto del mondo. Bisogna immaginare la megalopoli come un enorme concentrato di calore che butta nell’atmosfera una quantità pazzesca di anidride carbonica. Londra, da sola, emette la stessa anidride carbonica di Grecia e Portogallo. L’origine di tutta questa anidride carbonica sta nelle automobili e negli impianti di riscaldamento-refrigerazione. A Londra si fa pagare un ingresso nella City e questo solo provvedimento ha diminuito di un quinto le emissioni da traffico. C’è poi Lester Brown che ha studiato il seguente problema: nel mondo circolano 800 milioni di automobili, quando finirà lo spazio fisico disponibile? Secondo lui, le città di tutto il mondo non hanno spazio sufficiente per più di un miliardo di macchine. Infine c’è la questione della struttura urbana: le polveri sottili hanno l’effetto di diminuire la quantità di pioggia, i canyon creati dai palazzi rendendo i venti più veloci aumentano le turbolenze. Piove meno, ma, quando piove, piove più forte. E siccome asfalto e cemento non assorbono l’acqua, il pericolo di alluvioni è più alto. Insomma, la corsa verso la città sarà anche un bene, ma ha bisogno di essere governata con sapienza.
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