Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il governo si ritrova parecchi soldi in più del previsto, forse perché tanti lavoratori immigrati sono stati messi a posto ai tempi di Berlusconi e adesso pagano i contributi. Oppure perché i condoni di Tremonti hanno allargato la base imponibile, cioè hanno aumentato il numero di quelli che, avendo messo a posto con poco il loro passato, adesso pagano e sono diventati virtuosi. O anche perché gli italiani, spaventati dalla lotta decisa che l’attuale ministro Visco ha dichiarato agli evasori, si sono rassegnati a versare allo Stato quello che allo Stato è dovuto. O forse per una combinazione di questi tre elementi. O forse per nessuno di questi tre elementi e per una quarta ragione che non si riesce a capire: non si sa in realtà perché sia entrato più denaro nelle casse dello Stato, ma questo denaro è entrato ed è anche stato battezzato con la parola tesoretto. Il problema è: che farne? Dopo settimane di polemiche, l’altro giorno Prodi ha fatto sapere, con una lettera al Corriere della Sera, che due terzi di questi soldi andranno alle famiglie povere, le troppe che non arrivano alla fine del mese. E un terzo alle imprese, perché si sviluppino e favoriscano ancor di più la ripresa.
• Di che cifra stiamo parlando?
Dovrebbero essere 9-10 miliardi di euro. Di questi, sette e mezzo sono già stati destinati alla riduzione del deficit e dovrebbero impedire una stangata con la prossima finanziaria. Ne restano perciò due, due e mezzo. Il tesoretto di cui parla Prodi dovrebbe esser questo.
• Lo dice come se non fosse sicuro.
Non sono sicuri neanche i numeri. I 9-10 miliardi sono stati dichiarati in Parlamento dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e dal suo vice con delega alle Finanze, Vincenzo Visco. Ma il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, una volta ha persino esclamat speriamo che ’sto tesoretto esista sul serio. Sono soldi di cui si sa poc siccome nessuno ha capito sul serio perché sono arrivati, nessuno è in grado di prevedere se li avremo anche il prossimo anno, cioè se si tratta di un flusso di cassa costante e sicuro, provocato da una modificazione permanente della platea dei contribuenti, oppure se è una specie di vincita al Lotto, denaro piovuto dal cielo che stiamo vedendo adesso e che non rivedremo mai più. La decisione su come spendere questi soldi è legata alla risposta a questa domanda.
• Perché?
Perché se fossimo certi che si tratta di un flusso permanente, cioè denaro che arriverà tutti gli anni, potremmo prendere qualche decisione definitiva. Che ne so, abolire una tassa che fa entrare nelle casse dello Stato due-tre miliardi l’anno. Ma se non si trattasse di un flusso permanente, l’abolizione della tassa, innocua quest’anno, diventerebbe un guaio l’anno prossim lo Stato dovrebbe sopperire in qualche modo al – diciamo così – mancato guadagno.
• Chi sarebbero poi questi poveri a cui Prodi vorrebbe distribuire i soldi?
Due terzi di 2,5 miliardi, se vogliamo tenerci su questa stima, fa poco più di un miliardo e 600 milioni. Secondo i dati del Dipartimento fiscale del ministero dell’Economia (gli ultimi disponibili riguardano i redditi 2003), quasi il 48% dei contribuenti dichiara redditi fino a 12.500 euro all’anno. Si tratta più o meno di 19 milioni e mezzo di persone. Mettiamo che si proceda con un minore prelievo fiscale dalle buste paga, fanno 82 euro a testa l’anno. Se, invece, la fascia di reddito beneficiata salisse a 15.490 euro, i contribuenti interessati sarebbero 24 milioni, per un bonus di 66 euro all’anno.
• Aspetti, aspetti. Cioè si tratta, nel migliore dei casi, di meno di 25 centesimi al giorno? Ma è una miseria!
Infatti, uno dei problemi sarebbe quello di non disperdere questi soldi tra un numero troppo grande di soggetti. Io ti lascio 80 euro l’anno, tu non te ne accorgi nemmeno, quindi il tuo stimolo a consumare non viene incoraggiato, oltre tutto facendo cadere il denaro a pioggia in questo modo nessuno mi garantisce che tu non comprerai soprattutto prodotti che vengono dall’estero, senza quindi minimamente stimolare la nostra economia. Le dico un’altra cosa: i dati sui redditi sono quelli che provengono dalle dichiarazioni Irpef. Ma qualcuno crede davvero alle dichiarazioni Irpef? Forse ha ragione la Banca Mondiale, che ci ha già ammonit non date niente nessuno e adoperate anche questi soldi per pagare i debiti. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 15/4/2007]
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